Il cessate il fuoco tra Stati Uniti e Iran, annunciato nella notte tra il 7 e l'8 aprile, ha prodotto un effetto immediato sui mercati internazionali: il prezzo del petrolio è crollato di oltre il 17%, con il Brent che si è attestato intorno ai 93-94 dollari al barile e il WTI che ha registrato cali simili. Una notizia che avrebbe dovuto portare sollievo agli automobilisti e alle imprese italiane. Non è andata così.
Alla pompa nulla si muove
Mentre i mercati reagivano con entusiasmo alla tregua — che ha riaperto lo Stretto di Hormuz al transito in sicurezza per due settimane — i prezzi alla pompa sono rimasti quasi immobili. Il gasolio continua a mantenersi intorno ai 2,18-2,20 euro al litro sulla rete stradale nazionale, come rilevato dall'Osservatorio del Mimit proprio nella giornata dell'8 aprile. Un dato che contrasta in modo stridente con il crollo delle quotazioni del greggio, e che ripropone una distorsione strutturale già denunciata da mesi dagli operatori del settore.
"Siamo alle solite: quando il petrolio sale, i prezzi aumentano immediatamente e spesso in modo sproporzionato. Quando invece scende, non succede nulla", denuncia Cinzia Franchini, presidente di Ruote Libere.
Un settore sotto pressione
L'autotrasporto è il comparto che soffre di più. A pesare non c'è solo il caro-gasolio in sé, ma anche il meccanismo con cui i suoi costi vengono trasferiti lungo la filiera dei consumi. Assotir ha annunciato per domani, giovedì 9 aprile, una conferenza stampa in videoconferenza per presentare dati specifici sull'incidenza del costo del carburante sui prezzi dei beni di consumo, denunciando una "duplice speculazione": quella sul gasolio e quella di chi sfrutta il pretesto del caro-trasporto per alzare i listini sui prodotti finali senza giustificazione reale.
"A oltre un mese dall'inizio del conflitto in Iran, è ormai chiaro che la crisi energetica non sia un evento destinato a rientrare in tempi brevi, ma un fenomeno di natura strutturale", afferma Claudio Donati, Segretario Generale di Assotir. "Se gli oneri della crisi restano in capo esclusivamente ai trasportatori, ben presto gli effetti devastanti potrebbero riversarsi sull'intero sistema economico".
Salvini: "Razionamenti energetici mai presi in considerazione"
Sul fronte istituzionale, la risposta appare ancora insufficiente. Il vicepremier e leader della Lega Matteo Salvini ha escluso categoricamente misure di razionamento del carburante — "non voglio neanche prenderlo in considerazione" — e ha scartato anche l'ipotesi di ricorrere allo smart working come strumento di contenimento dei consumi energetici
"Il Governo si dimostra ancora una volta inadeguato nella gestione di queste dinamiche — prosegue Franchini di Ruote Libere — Servono controlli concreti sulla filiera e meccanismi automatici che trasferiscano immediatamente i ribassi del petrolio sui prezzi alla pompa. Non è più accettabile che i ribassi restino teorici mentre gli aumenti sono immediati".
Una tregua fragile, un problema strutturale
Va ricordato che la tregua di due settimane tra Washington e Teheran rappresenta solo una finestra temporanea. I negoziati ufficiali si apriranno venerdì in Pakistan, e l'esito rimane incerto. Ciò significa che la volatilità energetica è destinata a restare elevata, e che fare affidamento su un calo duraturo del greggio per alleviare la pressione sui prezzi alla pompa sarebbe un errore. Come sottolinea Donati, "per trovare soluzioni solide occorre guardare al mercato: è da lì che devono venire le risposte". Le Istituzioni, aggiunge, devono facilitare un dialogo equilibrato tra vettori e committenti — l'unico strumento capace di redistribuire in modo equo i costi di una crisi che, almeno per ora, si scarica quasi interamente su chi trasporta merci e persone per l'intero Paese.





