I sindacati Cisl, Fials, Nursind e Nursing up, firmatari del contratto, raccolgono la convocazione urgente dell’assessore alla Sanità Riboldi per lunedì prossimo, sospendendo per qualche giorno la programmazione delle azioni di mobilitazione previste. Avvertono però che senza risposte saranno pronti a portare i professionisti sanitari sotto il palazzo della regione. Le ragioni, più volte ribadite, risiedono nella grave carenza di organico, tra cui spiccano in maniera preoccupante le professioni infermieristiche.
Tra i nodi critici segnalati figurano la mancata disponibilità di fondi per retribuire prestazioni richieste oltre l’orario per la tenuta dei servizi, la riorganizzazione della rete territoriale senza le risorse necessarie e la mancanza di standard organizzativi strutturati.
I numeri dell'emergenza piemontese
La regione rivendica legittimamente le duemila assunzioni dal giugno 2023 ad oggi, ma secondo i sindacati non fa i conti con le criticità che emergono per la tenuta del sistema. A giugno 2023 il target parlava di 700 unità infermieristiche da assumere. Oggi, dopo quasi tre anni, ne sono stati assunti solo 317, quasi tutti concentrati in due aziende torinesi. Per i medici l’obiettivo è stato superato, così come per dirigenti e operatori socio sanitari, ma per gli infermieri lo scostamento è negativo, con 383 unità mancanti.
L’indicatore tra settembre 2025 e gennaio 2026 mostra una variazione di cento infermieri in meno in servizio. "Di fatto ci troviamo nella condizione in cui negli ultimi tre anni non ci sono state nuove risorse infermieristiche e che negli ultimi mesi il dato ha iniziato la sua inesorabile discesa con situazioni drammaticamente importanti", denunciano i sindacati. "Più medici, più dirigenti, più amministrativi e meno infermieri è la rappresentazione di uno sbilanciamento strutturale profondo". Senza il fondamentale collante operativo dell'infermieristica, avvertono le sigle: "La gestione clinica quotidiana, il monitoraggio esperto e l’integrazione delle cure diventano un pericoloso buco nero".
La situazione ad Asti e le proposte del Nursind
In questo quadro a tinte fosche, il territorio astigiano mostra una parziale tenuta, seppur con criticità latenti. A tracciare il bilancio locale è Gabriele Montana, segretario territoriale Nursind: "Asti ha dei numeri meno negativi rispetto a tutta la regione. Questo grazie al bacino dell'università, che ogni anno ci assicura cinquanta infermieri che vogliono rimanere sul nostro territorio".
Nonostante l'azienda sanitaria locale abbia assunto tutto il personale possibile, grazie anche a un proficuo confronto al tavolo sindacale, i numeri restano in sofferenza. "Al netto del decreto ministeriale 77, che prevede un infermiere ogni tremila abitanti, in questo momento ci vorrebbero 67 professionisti sul territorio, ma ne abbiamo 57", prosegue Montana. "Se aumenta l'attività sanitaria in generale, in qualsiasi dipartimento, ci vuole personale. L'assunzione di infermieri resta la priorità assoluta".
Welfare e incentivi per chi resta in corsia
Per fronteggiare l'emorragia di professionisti e valorizzare chi sopperisce alle carenze, il segretario astigiano lancia una proposta concreta da portare ai vertici regionali: "La regione deve assolutamente ragionare in ottica di premialità nei confronti di quei colleghi che rimangono a lavorare e fanno di più".
L'idea si basa su un potenziamento del welfare aziendale e sul riconoscimento degli sforzi extra: "Bisogna pensare a politiche di welfare: paghi i buoni benzina o il bollo della macchina al collega che ha lavorato di più", spiega il sindacalista. "Inoltre, quando un infermiere salta il riposo per venire a fare una prestazione aggiuntiva, servono fondi regionali maggiori da dividere tra le aziende sanitarie. Sono proposte di premialità per chi ha lavorato di più, coprendo anche i turni del collega che non è stato assunto".
Le richieste in vista dell'incontro
In vista del vertice di lunedì, la linea sindacale resta ferma. Ci si aspetta la volontà di accogliere le richieste di risorse economiche, essenziali per pagare i turni aggiuntivi necessari a garantire la continuità assistenziale, stante anche il drenaggio di personale operato per l'apertura delle case di comunità. "Senza questa garanzia saremo costretti a intraprendere le azioni di protesta in programma", concludono i rappresentanti dei lavoratori, chiedendo a medio termine anche nuovi modelli organizzativi e concrete politiche di attrattività.





