Economia e lavoro - 20 aprile 2026, 09:26

Verso l'assemblea della Banca di Asti: il dibattito si accende tra visioni contrapposte

Riceviamo e pubblichiamo le dure prese di posizione di Marco Goria, Carlo Cerrato e di Ambiente Asti sul futuro del gruppo Bancario

Verso l'assemblea della Banca di Asti: il dibattito si accende tra visioni contrapposte

Con l'approssimarsi del rinnovo dei vertici del gruppo bancario, si moltiplicano le considerazioni in merito al futuro assetto della Banca di Asti. 
Di seguito, pubblichiamo integralmente gli interventi di Marco Goria, presidente della Fondazione intitolata a suo padre Gianni e promotore di un nuovo soggetto politico centrista; del giornalista Carlo Cerrato, direttore della medesima Fondazione che interviene in veste di componente del direttivo dell'Associazione SociCariAsti e del gruppo di minoranza consiliare Ambiente Asti.

Goria: Finora si è discusso su un processo alle intenzioni

Negli ultimi mesi c'è stato e c’è tuttora un dibattito basato sul nulla relativo alla “questione banca”.

A febbraio è stato organizzato un evento sull'argomento. Sono stati diffusi solo pochi secondi totalmente decontestualizzati dell’On Amato in maniera assolutamente strumentale. Per chi vuole approfondire su tutto ciò che è stato detto, questo è il link della registrazione: https://youtu.be/WOrah3AvpsY?si=2XebZtUL-QfVGNh4

Nell'ottica di un'eventuale cessione di azioni da parte della fondazione CR Asti, c'è chi parla di  governance locale (quindi poltrone) e chi narra la favoletta  di una perdita di posti di lavoro dandola per scontata.

Ma io mi chiedo: la Fondazione ha avuto un’offerta scritta non vincolante da parte di eventuali soggetti interessati ad acquistare le azioni? A che prezzo (oggi valgono 8.06), visto che ancora oggi si parla di “svendita”?

A me non risulta che  la Fondazione abbia ad oggi ricevuto delle offerte, quindi è solo un processo alle intenzioni senza nessun dato o documento esistente. Perché non vogliamo esplorare quali possano essere le opportunità senza doverci vincolare continuando solo a discutere di pure supposizioni?

Marco Goria

Cerrato: Stop ai giochi di potere, voce ai piccoli azionisti

Da poco meno di un mese faccio parte del Direttivo dell'Associazione SociCariAsti che dovrebbe tutelare gli interessi dei 25.000 ( venticinquemila) piccoli azionisti della Banca di Asti che hanno investito e ad oggi hanno perso circa meta del loro capitale.

Scopro dai giornali che che la stessa Associazione ha preso posizione sul futuro della Banca. Sara' l'opinione del Presidente, perche' il nuovo Direttivo non ha mai discusso la

questione ne' deciso se e come esprimersi sul tema. Fatto molto grave. Scopro poi che la fonte e' un comunicato diffuso lunedi 13 alle 21 e 11 dall'ufficio comunicazione della Banca. Seconda grave scorrettezza. L'Associazione e' il portavoce dei piccoli azionisti o della Banca? E  chi decide la posizione da assumere pubblicamente?

Troppe cose non quadrano. Quindi scrivo. Anche perche' nel frattempo circola una lettera di un ex Presidente della Fondazione dai toni, diciamo, inquietanti.

Non entro nel merito delle decisioni che devono essere prese a breve da chi ne ha titolo.

Ma ritengo sia ora di fare chiarezza su vicende che riguardano tutti, ma vengono raccontate da troppo tempo in modo distorto e con dati manipolati. 

1) I piccoli azionisti detengono il 35,1 per cento delle azioni. Ma, divisi, non contano nulla. L'Associazione che dovrebbe rappresentarli ha circa 600 soci e uno statuto che blinda il controllo a favore di dipendenti e pensionati. Come tutela gli azionisti? Mistero.

2) Basta con sta favola del territorio. La Banca e' locale o un gruppo medio? Ha 210 sportelli in 5 Regioni. Di questi 60 in Provincia di Asti. Quindi e' una banca interregionale e "del territorio" non vuol dire nulla.

3) Dipendenti: a volte si legge che sono 2000 a volte 2200. Sono molti meno. E solo circa 7/800 in Provincia di Asti. Posti di lavoro preziosi che venno tutelati, ovviamente. 

4) Si dice che va tutto benissimo. Perche' allora le azioni hanno perso meta' del valore? Perche' non sono quotate su un mercato vero? Perche' ci sono voluti cinque anni per tornare a convocare un'assemblea degli azionisti in presenza?

4) Rapporto Fondazione/Banca. Ovvero: Azionista/Partecipata. Ovvero chi controlla dovrebbe decidere cio' che deve fare il controllato. Ad Asti da quasi 40 anni succede il contrario.  Vogliamo parlarne con chiarezza? 

5) Azioni. Il capitale e' formato da circa 70 milioni di azioni. In pochi anni hanno perso quasi meta del valore passando da circa 16 euro a circa 8. Vuol dire che sono andati in fumo circa 500 milioni di Euro. Ne vogliamo parlare? Quanto pesa questo su una Provincia in ginocchio? Vogliamo mettere in campo strategie che riportino le quotazioni delle azioni ai livelli del passato o continuiamo con giochetti di potere nelle segrete stanze?

7) Banca d'Italia? Fossi al posto di chi ha gestito la Fondazione per un decennio andrei cauto con le minacce trasversali. Per varie ragioni. Primo: Bankitalia e' stata di casa spesso e a lungo in piazza Liberta' e dev'essere molto informata da se. Secondo: la Fondazione e' in ritardo soĺo di una quindicina di anni sugli adempimenti di legge relativi alla diversificazione degli investimenti. Avendo l'80 per cento del patrimonio in azioni della Banca che hanno perso meta' del valore c'e' poco da fare la voce grossa. Basta dare un'occhiata ai numeri che vantano le altre Fondazioni. Quelle si che fanno sviluppo territoriale.

Mi fermo qui. Basta pero con i giochi di parole e di potere. Citta' e Provincia sono in crisi e hanno bisogno di visione, investimenti e lavoro. La Banca deve fare banca ed essere efficiente, competitiva e redditizia. E' stucchevole leggere che la Banca sostiene le aziende: la Banca fa il suo mestiere. Vende servizi e credito. Possibilmente lo faccia a condizioni migliori della concorrenza e produca piu' utili. Alla Fondazione (e non alla Banca, che e' una spa) spetta, per legge, secondo il principio di sussidiarieta', il ruolo di motore di sviluppo territoriale economico e sociale. La Fondazione, dice la legge, non deve fare il banchiere, ma deve diversificare e far rendere al massimo il suo patrimonio per poter investire nel sociale. Il resto sono parole e giochi di potere. Che agli azionisti, specie ai piccoli mai considerati, danno anche fastidio, oltre a fare danni.

Carlo Cerrato

Ambiente Asti: La Banca non si assalta, si difende per il futuro del territorio

La Fondazione bancaria rappresenta istituzioni e soggetti del territorio. La Banca è, e deve essere lo strumento operativo concreto AL SERVIZIO del territorio. Ora, data la situazione in cui il nostro territorio versa, è rimasta quasi l'unico, certamente il principale, fattore di possibile innovazione e sviluppo dell'economia territoriale, attraverso imprese e famiglie indirizzando gli impieghi ed il risparmio di tutto rispetto della nostra provincia. Il Consiglio comunale di Asti e le istituzioni territoriali, comuni e, per quel che può ancora contare la Provincia, devono e possono solo difendere e programmare un futuro desiderabile di questo nostro contesto.

Infatti i cittadini attenti, hanno tirato un respiro di sollievo quando è stato dato uno scossone, speriamo definitivo, al vecchio sistema della vecchia e fossilizzata gestione della Fondazione. Ma hanno anche avuto un brivido di forte inquietudine quando sono apparsi all'orizzonte dei navigli corsari che hanno proposto l'arrembaggio e conseguente disarmo, anziché un programma, un progetto, di sviluppo sostenibile e desiderabile dalla cittadinanza. Tocca ora alle istituzioni impedire che la situazione deragli o che finisca in un sistema di scaramucce continue inconcludenti. Le istituzioni rappresentative e la politica da sole, forse, non riescono a indirizzare in modo accelerato l'unico motore economico rimasto, verso un orizzonte credibile, ma tutti insieme si. A CONDIZIONE che la politica non si metta di mezzo con appetiti impropri, con cumuli di cariche vergognose, anche per il fatto che in questi anni e con queste amministrazioni nulla ha saputo offrire in termini di governo e di prospettiva.

Per la politica ridotta in queste condizioni di pura autoriproduzione di se, dare l'assalto alla Banca anziché tirarsi a lato per fare il proprio mestiere sarebbe come segare il ramo su cui è rimasta bellamente e comodamente seduta. Il grave è che questo ramo è anche quello su cui poggia il territorio tutto! Comprese imprese e famiglie. Per essere chiari sarebbe un "pasticciaccio brutto" e inqualificabile se qualche figura istituzionale o il Sindaco, o i consiglieri, da tifosi divenissero giocatori in campo altro dal loro, altra sovrapposizione di potere non accettabile. Tanto più se forze politiche e culturali che si dichiarano "neutre" o altro, sostenessero il taglio del ramo per qualche posto in banca per se medesimi.

La nostra parte politica, il centro sinistra, non si faccia attirare dalle sirene del posto nel CDA, minando una opposizione politica vera nelle Istituzioni, che possa dare un cambio alla città. E l'area progressista fissi con chiarezza una visione di cosa una banca autonoma deve essere, difendendone autonomia, lavoratori e visione territoriale. Trasformare la banca si può, cederne autonomia è avventuristico e dannoso. Questo è un paletto di programma insormontabile. Ambiente Asti è per dare vita a territorio e banca, ma non è disposto ad accettare da forze del proprio campo assalti all'autonomia della Banca stessa, piani avventuristici che ne portino il cuore altrove. Su questo e su altri punti, si basa la nostra adesione a una coalizione futura.

Sulla banca: occorrono competenze e impegno serio per alimentare i risultati e coinvolgere territorio e azionisti per ripagarli come si deve per il compito svolto pur essendo stati lasciati in forzata solitudine per anni dalla politica stessa. Su questo impegno richiesto dal buon senso e dal buon governo, facciamo appello caloroso a tutte le forze politiche e culturali perché facciano immediata chiarezza nel merito. O la Politica ritrova il suo ruolo alto di indirizzo che si aspettano i cittadini o sarà condannata al disastro di se, dopo aver distrutto il patrimonio di una provincia e di una Città. L'Assemblea della Banca del 27 Aprile sappia quindi fornire un indirizzo di programma e dí competenza su cui tutti possano misurarsi e portare il proprio contributo istituzionale e civico rimanendo nei propri stretti ruoli di competenza e onorandoli. Sarebbe l'unico modo serio per offrire una prospettiva seria ai nostri giovani, al nostro futuro e a quello di questo territorio.

Ambiente Asti

Al direttore


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