Ci sono vite che sembrano romanzi e romanzi che nascono da vite straordinarie. È il caso di Antonio Silvestri, figura storica della sanità astigiana e internazionale, che ha deciso di mettere momentaneamente da parte stetoscopio e cartelle cliniche per impugnare la penna e debuttare nel mondo della narrativa.
Il suo primo libro, intitolato "Montecassino 1943-1944: Da Trieste a Piazza Plebiscito a Napoli" (Team Service Editore), verrà presentato ufficialmente martedì 28 aprile alle 16. L'evento, promosso dal Circolo Ricreativo Asl 19 Asti, si terrà nella cornice della piazza interna dell'ospedale Cardinal Massaja (corso Dante 202). L'ingresso è libero e la presentazione sarà impreziosita dalle letture a cura de "Gli Aslanti".
Il romanzo: una famiglia nella morsa della Storia
L'opera di Silvestri non è un trattato storico, ma un romanzo corale dove la Grande Storia fa da sfondo, cupo e incombente, alle vicende intime di una famiglia borghese. La voce narrante è quella di Lionello, vero e proprio alter ego dell'autore, che guida il lettore attraverso i destini di Enrico e Manuela (sposi a Napoli nel 1941 contro il volere della famiglia), del piccolo Vincenzo nato a Trieste nel 1942, e dell'adolescente Maria di Pola.
Il racconto attraversa l'Italia straziata dal conflitto: dalla Trieste di fine regime alle drammatiche battaglie di Cassino, fino al rientro a Napoli nel 1944 sotto la cenere dell'eruzione del Vesuvio. L'epilogo, ambientato nel 1946, sposta i riflettori sulle colline piemontesi con la ribellione di Santa Libera a Santo Stefano Belbo, in un dopoguerra dove la fame cede il passo alle umiliazioni e alla borsa nera. L'autore confida di aver scritto le ultime pagine del romanzo mentre i telegiornali odierni trasmettevano notizie di nuovi massacri, in un doloroso parallelo tra le guerre di ieri e quelle di oggi.
L'autore: una vita in prima linea
Se la trama del libro è avvincente, la biografia del suo autore non è da meno. Classe 1948, Antonio Silvestri vive oggi tra i vigneti delle colline astigiane, distinguendosi – ironizza lui stesso – per essere "l'unico che non produce vino".
La sua vocazione medica non è nata tra i banchi dell'università, ma "on the road": è stato un lungo viaggio in India e in Asia nel 1970 a fargli capire quale fosse la sua vera strada. Laureatosi a Napoli nel 1973, ha accumulato specializzazioni in Malattie Infettive, Chirurgia d'Urgenza e Chirurgia Toracica.
Ad Asti il suo nome è legato a filo doppio alla nascita dell'emergenza territoriale: nel 1997 è stato lui a fondare e dirigere il servizio 118. Ma il suo raggio d'azione ha superato di gran lunga i confini provinciali. Silvestri ha trascorso ben tredici anni tra Africa e Asia: è stato l'unico chirurgo per un milione di abitanti in Mozambico, ha avviato l'ospedale di Asella in Etiopia (donato dal governo italiano) e ha diretto ambiziosi progetti di cooperazione in Sud Africa per la cura di Hiv e tubercolosi.
Nel 1982, con una visione pionieristica, ha fondato l'Ong Disvi (Disarmo e sviluppo), portando progetti socio-sanitari in India, Palestina, Nicaragua e persino in Bhutan, dove ha contribuito allo sviluppo dell'Istituto di Medicina Tradizionale. Oggi, dopo oltre cinquant'anni di carriera vissuta in prima linea, continua a esercitare la professione con un approccio olistico, ma ha deciso di non accettare nuovi pazienti per potersi dedicare anche alla sua nuova, grande passione: la scrittura.





