Nel pieno della discussione cittadina attorno ai nuovi equilibri della Banca di Asti, arriva una nuova presa di posizione politica, questa volta firmata da Franco Ingrasci, commissario provinciale dell’Udc. La sua nota, costruita attorno a una citazione attribuita a Mao Zedong — “Grande è la confusione sotto il cielo, la situazione è eccellente” — legge la fase che si è aperta ad Asti come un passaggio di forte disordine, ma anche come un’occasione per ridefinire assetti e rapporti di forza.
L’affondo contro il Pd
Nel mirino di Ingrasci finisce soprattutto il Partito democratico e, in particolare, il possibile candidato sindaco Michele Miravalle, accusato di essersi mosso in ritardo e senza reale incisività sulla partita della banca. Nella nota, il commissario Udc osserva che chiedere le dimissioni di Maurizio Rasero da sindaco, mentre il Pd non avrebbe ancora risolto la questione interna del proprio consigliere comunale nominato nel nuovo cda della banca, rischia di apparire una mossa debole e contraddittoria.
Secondo Ingrascì, basterebbe già questa contraddizione — unita, scrive, alla sorpresa con cui sarebbe stata accolta la nomina di Rasero — per archiviare la richiesta e considerarla più come una presa di posizione polemica che come un atto capace di produrre effetti reali. Il riferimento è anche alla difficoltà, attribuita al centrosinistra, di incidere sui meccanismi che hanno portato alla composizione del nuovo vertice della banca.
Il nodo della governance
Per l’esponente centrista, però, il tema vero va oltre la polemica del momento. La questione centrale, sostiene, riguarda chi governa davvero partite strategiche come quella della Cassa di Risparmio di Asti e con quale legittimazione lo faccia. In questo senso, la banca viene descritta non come una semplice casella da assegnare, ma come un presidio decisivo per il credito alle imprese, per il risparmio delle famiglie e per la tenuta complessiva del territorio.
Da qui la critica più politica: limitarsi a commentare le scelte senza essere stati realmente dentro i processi decisionali, secondo Ingrasci, significa restare fuori dal tavolo dove si formano gli equilibri veri. La politica, osserva nella sua nota, non si misura sulle dichiarazioni, ma sulla capacità di costruire relazioni, stabilità degli assetti e una direzione chiara.
Una banca aperta al territorio
Il passaggio forse più significativo della riflessione dell’Udc riguarda il modello futuro di governance. Ingrasci invita ad aprire una riflessione seria sulla direzione da dare all’istituto, mettendo sul tavolo un’alternativa precisa: una banca chiusa in logiche autoreferenziali oppure un’istituzione capace di dialogare davvero con il territorio e con le sue esigenze.
È dentro questa cornice che la “confusione” evocata nella citazione iniziale diventa, nella lettura del commissario Udc, anche uno spazio politico. Uno spazio, scrive, per chi sa muoversi dentro il cambiamento, contribuendo a determinarlo invece di limitarsi a osservarlo da fuori. Il ragionamento si chiude con un altro riferimento a Mao Zedong — “La rivoluzione non è un pranzo di gala” — usato per sottolineare che il cambiamento vero, in politica come nella vita pubblica, non è mai comodo né indolore.





