Nessuna invasione in corso, ma una preoccupante normalizzazione dell'emergenza. È questa la fotografia scattata dal nuovo dossier di ActionAid, realizzato in collaborazione con Openpolis, intitolato "La Frontiera, ovunque. Centri d'Italia 2026". I dati, ottenuti tramite accesso civico da Ministeri e Prefetture, mostrano chiaramente come in Piemonte il sistema di accoglienza non sia al collasso. Al 31 dicembre 2024 le persone accolte erano 11.593 su una disponibilità di 12.366 posti, con un'incidenza sulla popolazione dello 0,27%, leggermente superiore alla media nazionale (0,23%) ma molto lontana da una vera crisi.
Il paradosso dell'accoglienza piemontese
La criticità principale non deriva quindi dai grandi numeri o dai megacentri, bensì dall'architettura stessa del sistema. La rete regionale è sbilanciata per il 79,8% sui Cas, ovvero i centri di accoglienza straordinaria gestiti dalle prefetture. Il vero nodo, però, riguarda i Minori stranieri non accompagnati (Msna). La legge italiana prevede che l'inserimento di ragazzi ultrasedicenni nei centri per adulti sia una misura temporanea ed eccezionale, giustificata solo dalla totale mancanza di alternative.
In Piemonte, tuttavia, questa prassi si è trasformata in consuetudine. Tra l'entrata in vigore della norma e il novembre 2025, le prefetture monitorate hanno registrato ben 556 ingressi di minori in strutture destinate ai più grandi. Un dato che stride fortemente con un'altra statistica: a fine 2024, nei circuiti dedicati esclusivamente ai minori (Cas minori e rete Sai), risultavano posti liberi, con 171 presenze a fronte di una capienza di 188.
Laboratori in provincia di Asti
Il report accende i riflettori anche sui territori medio-piccoli, considerati dei veri e propri laboratori di questa tendenza. Se Torino raccoglie inevitabilmente i volumi maggiori, la nostra provincia mostra criticità proporzionalmente molto alte. Nel corso del 2025, l'incidenza dei collocamenti nei centri per adulti sul totale provinciale dei Msna registrati dal Ministero del Lavoro ha raggiunto ad Asti un preoccupante 13,5%.

Si tratta di numeri che delineano un quadro fatto di tempi dilatati e di soluzioni abitative minimali, dove la cosiddetta "sezione dedicata" ai ragazzi si riduce spesso a una semplice stanza separata all'interno del centro o in strutture alberghiere. Una situazione di criticità territoriale che si ripropone, con le dovute sfumature, anche a Biella, Novara e Cuneo.
"In Piemonte si rende concretamente visibile una frontiera interna: redistribuzione e permanenza producono una frattura concreta tra accoglienza formale dei minori soli e tutela reale". A parlare è Fabrizio Coresi, esperto di migrazioni di ActionAid, che aggiunge: "L'inserimento nei centri per adulti assume il profilo di un fenomeno strutturale. È il segno di una presa in carico di adolescenti fragili che non si realizza, o si interrompe proprio quando dovrebbe essere più decisiva".
Il rischio concreto della marginalità
Il fallimento di queste prassi eccezionali si misura soprattutto al momento dell'uscita. Trasferire i ragazzi in ambienti non idonei genera un altissimo numero di abbandoni e revoche. Quando un minorenne si allontana dalla struttura, sottolinea il dossier, non sta compiendo una semplice scelta individuale. Si tratta della rottura di un patto educativo e di fiducia, che espone l'adolescente a rischi immensi, tra cui lo sfruttamento lavorativo, l'ingresso in reti illegali e la profonda marginalità. Senza un progetto credibile alle spalle, il centro si trasforma da luogo di tutela a dispositivo di mero contenimento.





