Continua a far molto discutere la nomina di Maurizio Rasero, sindaco di Asti e fino a pochi giorni fa presidente della Provincia, al vertice di Banca di Asti. La decisione ha sollevato un polverone politico che dalle aule del consiglio comunale è giunto fino ai banchi del Parlamento, con un’interrogazione a risposta scritta presentata dall'onorevole Marco Grimaldi rivolta al Ministro dell'Economia e delle Finanze.
Al centro della contestazione c'è il presunto corto circuito istituzionale generato dalla concentrazione di incarichi nelle mani di un’unica figura: Maurizio Rasero, mantenendo contemporaneamente le cariche di primo cittadino e presidente della Provincia (ruolo da cui si è dimesso solo il 27 aprile 2026), avrebbe avuto la possibilità di incidere direttamente sulla nomina della maggioranza del consiglio di indirizzo della Fondazione Cassa di Risparmio di Asti. Quest'ultimo è l'organo che, a sua volta, sceglie il consiglio di amministrazione e il presidente della Fondazione stessa.
Attraverso questo sistema di nomine, la Fondazione — principale azionista dell’istituto di credito — ha proposto proprio il nome di Rasero per la guida della banca. Un meccanismo che i consiglieri comunali del gruppo d'opposizione "Uniti si può", Mauro Bosia e Vittoria Briccarello, definiscono un problema di opportunità e trasparenza. "Ora assistiamo al passaggio finale di questo meccanismo: la nomina proprio di Rasero alla guida della Banca di Asti, cioè dell’istituto controllato dalla Fondazione che lui stesso ha contribuito a costruire attraverso il sistema delle nomine", denunciano i consiglieri, sottolineando come non si tratti di una questione personale, ma di una pericolosa commistione tra politica e vertici bancari.
L'opposizione ha espresso preoccupazione per la capacità del sindaco di veicolare le decisioni circa l'istituto, ricordando anche i suoi precedenti incarichi come vicepresidente della Fondazione e della banca tra il 2011 e il 2017. "Non possiamo accettare che nella stessa persona si concentrino per anni potere politico, potere di nomina e infine anche il vertice del principale istituto bancario del territorio", continuano i due consiglieri, ribadendo che "Asti non ha bisogno di un sistema chiuso di potere, ma di istituzioni autonome, credibili e trasparenti".
Il caso è ora all'attenzione del Governo tramite l'iniziativa di Marco Grimaldi. L'interrogazione parlamentare punta i riflettori sul rispetto della normativa "fit and proper" prevista dal decreto del Ministero dell'Economia e delle finanze n. 169 del 23 novembre 2020. Tale regolamento impone requisiti rigorosi di onorabilità, professionalità e, soprattutto, indipendenza per i soggetti apicali degli enti finanziari.
Il deputato dell'Alleanza Verdi-Sinistra chiede se il passaggio di Rasero rispetti il concetto di gestione del conflitto di interessi e il cosiddetto periodo di raffreddamento (cooling-off) previsto per chi proviene da cariche pubbliche. Si attende ora il responso della Banca d'Italia, che nelle prossime settimane dovrà verificare l'idoneità del nuovo consiglio di amministrazione. Per i rappresentanti di "Uniti si può", il ricorso alle autorità competenti è un atto dovuto per ricostruire un rapporto di fiducia tra cittadini e istituzioni, indipendentemente dall'esito tecnico della verifica.
In allegato, il testo dell'interrogazione presentata dall'On. Grimaldi





