La riforma degli istituti tecnici promossa dal ministro Valditara ha continuato a sollevare un’ondata di malcontento nel mondo dell’istruzione. Dopo il fallimento del tentativo di conciliazione ai tavoli del Ministero dell’Istruzione e del Ministero del Lavoro, la Flc Cgil ha deciso di incrociare le braccia. Il sindacato ha infatti indetto uno sciopero per l’intera giornata di martedì 7 maggio, rivolto esclusivamente al personale scolastico degli istituti tecnici dell’intero comparto territoriale.
In concomitanza con la mobilitazione nazionale, ad Asti è stato organizzato un presidio cittadino che si è tenuto questa mattina alle 10 nei pressi dell’Ufficio scolastico provinciale, in piazza Alfieri 30.
Le ragioni del dissenso sindacale
La decisione di ricorrere allo sciopero è arrivata dopo mesi di tensioni e aspre critiche ai capisaldi della riforma. Secondo i rappresentanti dei lavoratori, il progetto ministeriale non ha fornito risposte adeguate sulle pesanti ricadute attese sia sul fronte della qualità didattica che sulle condizioni lavorative e i livelli occupazionali del corpo docente.
Il sindacato ha bollato come del tutto insufficienti i recenti correttivi annunciati dal governo. Gli interventi di limatura sull’orario e lo stanziamento di fondi aggiuntivi, pur riconoscendo implicitamente alcune falle del sistema, sono stati ritenuti lontani da quel ripensamento generale auspicato dalla base. Per la Cgil, la direzione intrapresa dal ministero ha rappresentato un ulteriore e grave tassello nel progressivo smantellamento della scuola secondaria superiore.
La chiamata a raccolta della società civile
L’astensione dal lavoro del 7 maggio si è posta in continuità con le assemblee e le prime agitazioni messe in campo nei giorni scorsi. Il sindacato ha già chiarito che, in assenza di risposte tangibili da parte dell’esecutivo, la protesta non si fermerà e si declinerà in nuove forme di mobilitazione.
Il segretario provinciale della Flc Cgil di Asti, Mario Li Santi, ha riassunto i motivi del dissenso con una formula netta: “Meno scuola, cultura e pensiero critico; meno posti di lavoro per i docenti; più addestramento al lavoro per gli studenti”. Ha poi invitato la società civile del territorio a sostenere l’iniziativa, con l’obiettivo di difendere la scuola pubblica come presidio democratico e di unità nazionale.
















