Un folto e qualificato pubblico ha partecipato, lo scorso sabato 9 maggio al castello di Monastero Bormida, al “vernissage” della esposizione personale dell’artista acquese Piero Racchi dal titolo “L’urlo della natura” , allestita nelle suggestive sale espositive del castello: una selezione rappresentativa della produzione artistica di Racchi, circa ottanta pezzi esposti seguendo un percorso cronologico e tematico caratterizzato da opere differenti come tecnica e supporto, sempre e comunque ispirate al mondo della natura.
Alla conferenza di presentazione, dopo l’introduzione della presidente della Associazione Museo del Monastero Ilaria Cagno e del sindaco Gigi Gallareto, è stato il giornalista ed esperto Piercarlo Guglielmero ad illustrare le tematiche sottese nelle opere di Racchi e le tecniche molto originali utilizzate dall’artista, “che ha fatto del riciclo di materiali inutilizzati, dell’uso di resine, polistiroli ed altri elementi poveri e di una forte matericità dei manufatti i tratti caratteristici della sua concezione dell’arte” .
Una natura che vive, si espande e divora
Quella di Racchi è “una natura che vive, si espande, cresce, si moltiplica nonostante l’uomo, e che resterà sempre più magmatica e divoratrice di tutto anche quando l’umanità non sarà più la protagonista del pianeta” . Una visione da un lato apocalittica, dall’altro confortante, perché vede, nonostante le tante storture e brutture causate dall’uomo, “l’eterno ripetersi delle stagioni e il predominio degli elementi naturali” . Una natura che ingloba, fagocita in sé anche i “pezzi” della civiltà umana che sembrano eterni ma invece sono caduchi e vengono riciclati in forme e modi fantasiosi, divenendo un tutt’uno con lo spirito vitale del mondo. “Ciò che Racchi racconta da oltre quarant’anni non è una guerra: è una necessità cosmica. La natura non urla per rabbia. Urla perché è viva, perché vuole tornare” .
La visita della mostra, accompagnata dall’autore, è stata molto interessante e ha permesso di avere “una visione a 360° dell’arte di Racchi” .
“Assenza di gravità” di Gianni Venturini nei sotterranei
Contemporaneamente, negli antichi sotterranei del castello, ha preso il via anche la personale di Gianni Venturini – monasterese di origine e residente da molti anni a Carmagnola – il cui titolo “Assenza di gravità” riassume un po’ il senso della pittura e il concetto dell’arte per questo autore. Per Gianni Venturini dipingere rappresenta infatti “l’intima necessità tramite la quale realizzare la propria emozionalità, così come suonare lo è per il musicista” . Le sue tele sono “lavori ispirati fondamentalmente a concetti estetici fantasiosi in cui le immagini costituiscono un linguaggio autonomo ed irreale” .
Un’occasione per ammirare il castello e la gipsoteca Rubino
La visita alle mostre è stata l’occasione anche per ammirare il castello medioevale di Monastero Bormida, luogo ricco di storia, arte e fascino, e la gipsoteca permanente dello scultore torinese Edoardo Rubino.
Le mostre sono aperte al pubblico con i seguenti orari: il sabato nel pomeriggio, la domenica nella mattina e nel pomeriggio. Per comitive e gruppi è possibile visitare le esposizioni in altri giorni su prenotazione. Per informazioni, contatti e prenotazioni: Associazione Culturale Museo del Monastero (telefono 349 6760008, email museodelmonastero@gmail.com, sito web https://museodelmonastero.it/) e Comune di Monastero Bormida (telefono 0144 88012 o 328 0410869, email info@comunemonastero.at.it).





