Riceviamo e pubblichiamo una nota dell'Asp di Asti, in merito alle polemiche sulla Tari.
In questi giorni si sono moltiplicate considerazioni e ricostruzioni che meritano alcune precisazioni, nell’interesse di una corretta informazione verso i cittadini.
Anzitutto, va ricordato un dato oggettivo: la TARI ad Asti è sostanzialmente stabile da circa dieci anni. Questo non è un elemento casuale né scontato, soprattutto in un settore che negli ultimi anni ha visto aumentare costi energetici, carburanti, materiali e obblighi normativi. Riuscire a mantenere nel tempo un livello tariffario di fatto invariato rappresenta la dimostrazione concreta di una gestione efficiente e attenta.
È altrettanto corretto precisare che la determinazione della tariffa non dipende discrezionalmente né da ASP né dal Comune, ma è definita secondo il metodo regolatorio stabilito da ARERA, l’Autorità nazionale competente, che individua criteri e parametri molto rigorosi per il riconoscimento dei costi del servizio. In questi giorni sono stati inoltre contestati gli ammortamenti della società, sostenendo che gli investimenti si tradurrebbero semplicemente in un aumento dei costi. È una lettura profondamente sbagliata sotto il profilo industriale e gestionale. Una società che investe è una società che guarda al futuro, rinnova mezzi e impianti, migliora la qualità dei servizi e garantisce efficienza nel tempo. Al contrario, una società che smette di investire è destinata, prima o poi, a trovarsi con strutture obsolete, maggiori inefficienze e costi più elevati per la collettività.
Si è anche sostenuto che gli investimenti “diventino il triplo” nel tempo attraverso gli ammortamenti. Si tratta di un’affermazione tecnicamente inesatta. A questo proposito occorre spiegare in modo semplice un aspetto fondamentale del metodo ARERA: il sistema riconosce gli ammortamenti con un ritardo temporale di due anni e prevede quindi un adeguamento del valore investito in origine. Se a questo si aggiunge che molti investimenti riguardano beni con vita utile regolatoria decennale, è evidente come il valore complessivo riconosciuto possa aumentare nel tempo. Si tratta quindi di un meccanismo regolatorio nazionale, non di una scelta arbitraria della società. Peraltro c'è una evidente e riconoscibile inesattezza sugli importi dei valori richiamati, perché nella realtà, seppur aumentati, non risultano triplicati.
Una società partecipata sana ha, tra gli altri, l'onere di rinforzare la propria solidità patrimoniale. Patrimonio e investimenti non sono un interesse separato rispetto ai cittadini; al contrario, rappresentano la condizione necessaria per mantenere servizi efficienti, continuità operativa, capacità di innovazione e autonomia finanziaria, evitando che in futuro i costi ricadano in modo più impattante sulla collettività.
Alla luce di tutto questo, appare francamente ingeneroso — se non addirittura pretestuoso — sostenere che i rappresentanti nominati dal Comune nel Consiglio di Amministrazione di ASP agiscano come “avvocati d’ufficio” della società. Chi ricopre quei ruoli ha il dovere di valutare dati, bilanci, investimenti e sostenibilità industriale nell’interesse generale della comunità. Difendere investimenti necessari, equilibrio economico e qualità dei servizi non significa difendere una parte, ma esercitare con serietà e responsabilità il mandato ricevuto.
Per quanto riguarda il livello della raccolta differenziata registrato ad Asti, ASP, come ha fatto fino ad oggi, continuerà a investire in campagne informative e iniziative di sensibilizzazione finalizzate a migliorarne ulteriormente i risultati. Tuttavia, il raggiungimento di obiettivi sempre più elevati richiede necessariamente anche la collaborazione concreta e responsabile dei cittadini, il cui contributo resta fondamentale.





