Il salone del Palazzo della Provincia di Asti ha ospitato ieri sera, giovedì 21 maggio, un incontro organizzato per la presentazione del saggio "Una sanità uguale per tutti – Perché la salute è un diritto", scritto da Rosy Bindi ed edito da Solferino. Di fronte a una sala gremita, l'esponente del Partito Democratico ed ex ministro della Sanità ha dialogato con il pubblico sui temi caldi del welfare assistenziale, difendendo i principi di uguaglianza e inclusione.
All'appuntamento ha preso parte una fitta rappresentanza delle istituzioni, della politica e del tessuto sociale del territorio. Tra le prime file erano presenti il consigliere regionale del Partito Democratico Fabio Isnardi, la segretaria provinciale dello stesso partito Elena Accossato e il coordinatore cittadino Enrico Panirossi. Significativa anche la delegazione del Consiglio comunale astigiano, con la partecipazione dei consiglieri Maria Ferlisi e Michele Miravalle per il Partito Democratico, e di Mauro Bosia per la lista Uniti si può. Il mondo sindacale ha registrato invece la presenza di Luca Quagliotti, dirigente regionale Cgil con specifico riferimento all'ambito sanitario e già segretario provinciale della sigla, e dell'attuale segretario provinciale della Camera del Lavoro Giuseppe Morabito. Per l'ambito medico e scientifico, ha assistito al dibattito il presidente provinciale dell'Ordine dei Medici, il dottor Claudio Lucia.

Durante la serata, l'autrice ha ripercorso le tappe fondamentali della sua esperienza alla guida del dicastero della Sanità, affrontata tra il 1996 e il 2000. Quel percorso portò alla Riforma del 1999, nota storicamente come decreto Bindi, che ridefinì l'assetto del comparto introducendo la regola dell'esclusività del rapporto di lavoro per i medici dipendenti e riorganizzando le aziende territoriali.
Oggi, a distanza di anni, quella stessa visione si trova a dover rispondere a sfide inedite, analizzate con precisione nelle pagine del libro. L'incontro è diventato così l'occasione per lanciare un chiaro monito contro la progressiva privatizzazione del settore e le marcate differenze di gestione tra le varie regioni, dinamiche che rischiano di incrinare l'accesso universale alle terapie. "La tutela della salute è un bene comune imprescindibile che si può realizzare solo attraverso un sistema pubblico efficiente", ha ricordato l'ex ministro, sottolineando che la possibilità economica della singola persona non deve mai trasformarsi in un fattore di discriminazione per il diritto alla cura.













