Agricoltura - 25 maggio 2026, 10:56

Festa della Barbera, il Premio Lanze 2026 va a Stefano Chiarlo

Il riconoscimento celebra il suo impegno per la crescita della Barbera e del Nizza DOCG nel mondo

L'assegnazione del riconoscimento al produttore

L'assegnazione del riconoscimento al produttore

Un riconoscimento che unisce tradizione, territorio e visione internazionale. Nell'ambito della storica Festa della Barbera, una manifestazione capace di richiamare migliaia di appassionati e addetti ai lavori, la Città di Castagnole delle Lanze ha conferito il Premio Lanze Vino 2026 a Stefano Chiarlo. Si tratta di un traguardo di grande prestigio che, da ben 46 anni, viene assegnato a personalità che si sono distinte nel diffondere la cultura della Barbera e il valore del territorio piemontese in Italia e all'estero. Con questo premio, Chiarlo entra in un albo d'oro che vanta nomi del calibro di Angelo Gaja, Bruno Ceretto e Giorgio Rivetti.

L'edizione di quest'anno ha voluto omaggiare in modo particolare il lavoro svolto dal produttore per la crescita qualitativa della Barbera e per l'affermazione del Nizza DOCG, oggi considerata una delle espressioni più autorevoli e nobili del vitigno.

Il momento della premiazione è stato scandito da un gesto fortemente simbolico: Chiarlo è stato invitato a imbottigliare la prima bottiglia dell'anno di Barbera d'Asti di Castagnole delle Lanze, utilizzando una tappatrice antica che evoca la memoria storica della viticoltura locale. L'evento ha vissuto anche un momento di profonda commozione nel ricordo di Luigi Bianco e Marco Cortese, figure chiave per la promozione locale e ideatori dell'iniziativa Adotta un filare nelle Lanze.

"Ricevere un riconoscimento legato alla Barbera ha per me un significato particolarmente profondo, perché questo vitigno rappresenta una parte fondamentale della nostra storia familiare e imprenditoriale", ha commentato l'imprenditore vinicolo, evidenziando come la varietà sappia raccontare il Piemonte con eleganza e longevità. Il produttore ha poi concluso ricordando il valore della coesione: "La storia del vino piemontese insegna che i traguardi più importanti si raggiungono quando si sa fare squadra, condividendo un obiettivo più grande del singolo".

Redazione

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