Il caso Banca di Asti finisce al centro del dibattito politico nazionale. Alla Camera, nelle ultime ore, sono intervenuti Marco Grimaldi (AVS), Daniela Ruffino (Azione) e Chiara Appendino (M5S), tutti con toni molto duri sulla nomina del sindaco di Asti Maurizio Rasero alla guida della banca.
Marco Grimaldi ha parlato di un “corto circuito evidente”, sostenendo che Rasero, “contemporaneamente sindaco di Asti e presidente della Provincia fino a poche settimane fa”, avrebbe avuto la possibilità di incidere direttamente sulla nomina della maggioranza del Consiglio di indirizzo della Fondazione, influenzando poi la composizione del Consiglio di Amministrazione e la scelta del presidente della Fondazione stessa. Il deputato di AVS ha aggiunto: “Ora assistiamo al passaggio finale di questo meccanismo: la nomina proprio di Rasero alla guida della Banca di Asti, cioè dell’istituto controllato dalla Fondazione che lui stesso ha contribuito a costruire attraverso il sistema delle nomine”.
Per Grimaldi, si tratta di “un enorme problema politico e istituzionale” e non di una questione personale: “È una questione di opportunità, trasparenza e indipendenza”. Il parlamentare ha concluso che non si può accettare che “nella stessa persona si concentrino per anni potere politico, potere di nomina e infine anche il vertice del principale istituto bancario del territorio”, definendo la situazione “un corto circuito evidente” che rischia di compromettere la fiducia dei cittadini.
Le accuse di Ruffino
Anche Daniela Ruffino ha chiesto un’informativa urgente del ministro Giancarlo Giorgetti. La deputata di Azione ha detto: “Ribadisco al ministro Giorgetti una richiesta di informativa: il 24 giugno 2024 è stata inviata una pec relativa alle anomalie di funzionamento della Fondazione Cassa di Risparmio di Asti a cui non è stato dato nessun riscontro”.
Ruffino ha poi aggiunto: “Al ministro chiedo di valutare, ai sensi della normativa bancaria e delle linee guida della vigilanza, la situazione: ossia se un amministratore di banca possegga il fondamentale requisito dell’indipendenza di giudizio al fine di assicurare che non ci sia nessun condizionamento come sindaco di Asti e presidente della banca di Asti”. Per la deputata piemontese, “è una situazione certamente anomala” e resta legittimo chiedersi “cosa pensino le coalizioni dei partiti che sostengono il sindaco Rasero di Asti”.
L’affondo di Appendino
Il passaggio più duro è arrivato da Chiara Appendino, che ha definito la nomina di Rasero alla guida della Banca di Asti “un cortocircuito istituzionale palese”. La deputata del M5S ha chiesto “un’operazione verità da parte del Ministro Giorgetti”, sostenendo che ci si trovi davanti a “un conflitto d’interessi che non fa pensare alla buona politica”.
Appendino ha poi rincarato: “Il governo ha il dovere di chiarire queste ombre, ma non possiamo essere ottimisti”. E ancora: “Che siate inclini a difendere gli interessi delle banche ci è chiarissimo da tempo, ma vi do un consiglio: anziché preoccuparvi di occupare i posti nelle banche, iniziate ad occupare le fabbriche con gli operai”. Ha concluso dicendo che “un bagno di realtà con persone che lottano per arrivare a fine mese vi farebbe solo bene”.
La vicenda, nata sul terreno della governance bancaria, si è trasformata in un caso politico di rilievo nazionale. Le opposizioni chiedono al governo di chiarire la tenuta del sistema delle nomine e il rapporto tra incarichi istituzionali e vertici dell’istituto, mentre il nome di Rasero resta al centro della polemica.
In difesa della questione è intervenuto il deputato astigiano Marcello Coppo, sostenendo che non si tratti "di uno scandalo né di un’anomalia assoluta". Ha ricordato di aver fatto lui stesso da vice sindaco di Asti per cinque anni, definendo il rapporto con Rasero franco ma corretto, e ha sottolineato che l’attuale sindaco non avrebbe una tessera di partito in mano. Per Coppo, "non è insolito che un sindaco o un rappresentante del territorio sieda negli organi di una banca locale, anche perché in passato vi sono già stati ex sindaci tra i vertici dell’istituto". Ha inoltre evidenziato che la Fondazione Cassa di risparmio di Asti ha sempre finanziato il territorio e che la presenza di Rasero può essere vista come una garanzia di radicamento locale.
Il deputato del Partito democratico, Federico Fornaro ha invece parlato di un “cortocircuito istituzionale” e "di un conflitto di interessi palese". Secondo lui, il problema non è in sé il ruolo di sindaco nella banca, ma il meccanismo delle nomine: Rasero avrebbe inciso sulla composizione del consiglio di indirizzo della Fondazione tramite le sue scelte come sindaco e come presidente della Provincia, arrivando così a influenzare in modo determinante gli assetti della banca. Fornaro ha chiesto chiarezza al Ministero dell’Economia e delle finanze e anche a Banca d’Italia, sostenendo che la vicenda presenti più di un elemento di criticità e di ombra. Ha inoltre ricordato che il Pd astigiano si era dissociato dalla scelta del proprio rappresentante eletto nel cda della banca, per marcare la differenza rispetto a quanto accaduto nella maggioranza.





