(Adnkronos) - Nell'era dell'intelligenza artificiale generativa, la voce rappresenta uno degli asset più strategici per l'industria musicale, ma anche il più esposto a fenomeni quali deepfake vocali, clonazioni, nuovi modelli di licensing e sfruttamento commerciale. Si tratta di un cambio di paradigma per l'intero settore (compresi artisti, label, piattaforme e operatori tech) che ha aperto scenari inediti sul fronte della tutela della voce, ma che sul piano legislativo risente di una disciplina non al passo con i tempi.
Oggi non basta parlare di strategie difensive, serve un approccio proattivo che consenta di trasformare il rischio in opportunità. Non a caso, Ontier -studio legale globale con headquarter a Londra e presenza anche in Italia- ha organizzato insieme a Rockol MusicBiz il workshop 'La nuova frontiera dei diritti: la tutela della voce', che si è svolto a Milano alla presenza dei rappresentanti di alcune delle maggiori società di discografia, publishing e management. Un'occasione in cui gli avvocati Luca Pardo (co-managing partner e head of regional Europe di Ontier) e Pierluigi De Palma (of counsel presso Ontier) hanno analizzato come l'intelligenza artificiale stia ridefinendo il perimetro dei diritti sulla voce tra identità personale, proprietà, licenze e nuovi modelli di sfruttamento nella filiera musicale.
"Oggi -spiega l’avvocato Luca Pardo (co-managing partner e head of regional Europe di Ontier)- chiunque può vedere la propria voce replicata e usata senza alcun consenso. Oltre agli strumenti giuridici già esistenti ed efficaci per difendersi, come la tutela del diritto alla personalità o la tutela del diritto connesso dell’artista interprete-esecutore, occorre lavorare di più su nuovi strumenti in grado di evolvere dalla voce come diritto della personalità alla voce come proprietà o elemento del diritto d'autore, per consentirne ogni utilizzo e sfruttamento commerciale. Grazie allo specifico know how che contraddistingue Ontier nel panorama nazionale e internazionale, siamo in grado di tradurre questa complessità in soluzioni concrete e su misura".
Oggi clonare artificialmente la voce di un artista non è più solo tecnicamente possibile, ma anche facilmente realizzabile, grazie al rapido sviluppo di software, algoritmi di Ai o altre tecnologie vocali sempre più accessibili, con conseguenze giuridiche, economiche e reputazionali di grande impatto per l'intero settore discografico e musicale. Basti pensare che nel 2025, sulla piattaforma di streaming Deezer sono stati rilevati e taggati oltre 13,4 milioni di brani creati con l'intelligenza artificiale e, sebbene solo una piccola percentuale degli stream totali sulla piattaforma (fino al 3%) provenga da brani generati dall'Ia, le frodi rappresentano fino all'85% degli ascolti .
Secondo un recente studio, inoltre, il 97% delle persone non riesce a distinguere tra musica generata interamente dall'Ai e musica creata dall'uomo. Casi recenti -anche di grande visibilità mediatica- hanno dimostrato come sia possibile generare performance vocali realistiche che imitano artisti noti, distribuirle su piattaforme di streaming e social media raccogliendo milioni di ascolti, prima ancora che le etichette o i diretti interessati possano intervenire. Emblematico il caso di 'Heart on my sleeve', brano creato da un misterioso creator noto come Ghostwriter utilizzando l'intelligenza artificiale per riprodurre le voci di Drake e The Weeknd, che ha acceso un forte dibattito nell'industria musicale. La canzone, diventata virale su Spotify, Apple Music e TikTok prima della rimozione richiesta dalle major, ha sollevato interrogativi su copyright, proprietà intellettuale e sul futuro delle opere generate dall'Ai, inclusa la possibilità che possano concorrere a premi musicali.
Nel nostro ordinamento la voce è un elemento della persona e della sua immagine, ma anche un dato personale che viene tutelato dal Regolamento Gdpr e dalla normativa di esecuzione, incluse le linee guida dell'Autorità garante della privacy. Chi utilizza la voce altrui senza consenso -anche attraverso tecnologie di sintesi o clonazione- può incorrere in responsabilità civile e penale, oltre che nella violazione dei diritti connessi spettanti agli artisti interpreti ed esecutori. Eppure, lo stesso fenomeno sta aprendo nuove strategie di sfruttamento commerciale. Per Ontier, una soluzione strutturata, ad esempio, prevede che l'artista o il titolare dei diritti affidi, tramite un apposito veicolo societario, la creazione di un dataset Ai della propria voce naturale, al fine di ottenere e gestire in modo esclusivo la propria voce sintetica. Questo modello garantisce la titolarità del dataset e della voce sintetica, i diritti di utilizzazione economica della stessa, la possibilità di monetizzare anche oltre i limiti temporali dei diritti della personalità, nonché la bancabilità del progetto, aprendo la partecipazione a partner e investitori terzi o la cessione del veicolo stesso.
Abbiamo assistito a strumenti di protezione che includono la registrazione del marchio sonoro (una forma di tutela già esplorata da alcuni nomi di rilievo del panorama artistico e mediatico come la cantante Taylor Swift e Giusy Ferreri o il doppiatore Luca Ward). Si tratta tuttavia di strumenti con una portata più limitata, riconducibile alla sola tutela difensiva della voce come depositata, ma che non ne consentono una valorizzazione economica strutturata, continuativa e patrimonialmente più redditizia. Nella prospettiva di Ontier, la voce sintetica non rappresenta più soltanto un elemento da tutelare, ma diventa un vero e proprio asset autonomo, suscettibile di valorizzazione economica, investimento e circolazione.
Diritto alla voce: tra gli esempi internazionali a cui guardare, l'Elvis Act (dal primo luglio 2024), una legge pionieristica -entrata in vigore nello Stato del Tennessee- che estende il diritto di proprietà sulla voce, tanto quella naturale quanto quella simulata o sintetica. Prende il nome da Elvis Presley e nasce con l'obiettivo di proteggere artisti e professionisti della musica dall’uso non autorizzato di voci e immagini da parte dell'Ai generative. La legge non colpisce solo chi usa la voce clonata, ma anche chi fornisce lo strumento per farlo. Prevede, in sintesi, la responsabilità civile nel caso di utilizzo commerciale, pubblicazione e divulgazione al pubblico della voce senza aver ottenuto il consenso dell'interessato, ma anche nel caso di distribuzione di un algoritmo che consenta di riprodurre la voce senza consenso. Sono salvi i classici casi di Fair Use (un’eccezione legale che consente di utilizzare materiale protetto senza chiedere il permesso al titolare dei diritti, a condizione che l'uso rientri in certe categorie considerate socialmente utili).
L'emendamento rivoluzionario della Danimarca alla normativa sul copyright: una proposta di legge pionieristica contro i deepfake, che offre finalmente alle persone strumenti concreti per difendere la propria identità digitale. In pratica, tratta la voce e l'immagine di una persona come proprietà ai sensi del diritto d'autore. Si passa quindi dalla voce come diritto della personalità alla voce come proprietà o elemento del diritto d'autore, per consentirne ogni utilizzo e sfruttamento commerciale come qualsiasi altro bene giuridico. La legge era attesa in vigore il 31 marzo 2026, prima che venisse annunciata un'elezione generale anticipata, che ne ha slittato i tempi.





