La campagna per la regolamentazione del fine vita in Piemonte fa registrare un'importante accelerazione. A un solo mese dal via, la proposta di legge di iniziativa popolare "Liberi subito" ha già incassato oltre 5.000 firme, superando la metà delle sottoscrizioni necessarie per portare il testo all'attenzione del Consiglio regionale. L'obiettivo dei promotori è raggiungere quota 8.000 adesioni entro sei mesi, replicando così i percorsi normativi già conclusi con successo in Toscana e in Sardegna.
L'iniziativa, coordinata sul territorio dall'Associazione Luca Coscioni, mira a colmare un vuoto regolamentare per garantire tempi certi, procedure uniformi e massima trasparenza nell'accesso al suicidio medicalmente assistito attraverso il servizio sanitario regionale. Il testo non introduce nuovi diritti, ma punta a rendere effettive e applicabili le tutele per le persone affette da patologie irreversibili e in stato di sofferenza.
"Il risultato raggiunto in appena un mese dimostra che in Piemonte esiste una forte domanda di civiltà, chiarezza e rispetto dei diritti delle persone che affrontano condizioni di sofferenza irreversibile", dichiarano Davide Di Mauro e Lidia Sessa, coordinatori regionali della raccolta firme, "aver superato quota 5.000 firme in così poco tempo significa che i cittadini piemontesi chiedono alla politica regionale di assumersi le proprie responsabilità. La Consulta ha chiarito che le Regioni possono intervenire. Ora spetta al Piemonte non restare indietro".
I coordinatori hanno inoltre espresso un ringraziamento formale ai sindaci di Moncalieri, Settimo, Borgaro, Rivoli, Condove e Cuorgnè, che hanno già sottoscritto la proposta, estendendo l'invito a tutte le forze politiche affinché sostengano pubblicamente la mobilitazione.
Il nuovo corso della proposta di legge si inserisce nel quadro giuridico delineato dalla sentenza numero 204/2025 della Corte costituzionale. I giudici della Consulta hanno infatti confermato che le Regioni hanno la piena facoltà di disciplinare le modalità e i tempi di accesso alle procedure assistenziali, in quanto materia connessa alla tutela della salute e priva di interferenze con le competenze statali in ambito civile o penale.
Questa pronuncia ribalta di fatto lo scenario politico locale. Nel 2024, una precedente proposta di legge analoga era stata bloccata dalla maggioranza del Consiglio regionale piemontese attraverso l'approvazione di una pregiudiziale di costituzionalità. Superato quel blocco istituzionale grazie al pronunciamento della Consulta, i promotori hanno riattivato i canali della democrazia diretta. Nelle prossime settimane la mobilitazione proseguirà capillarmente sul territorio con decine di tavoli informativi e di raccolta firme per completare il percorso e consegnare il testo all'aula.





