Cresce la preoccupazione tra i produttori di Moscato d'Asti in vista della vendemmia 2026. Un allarme che arriva direttamente dall'Associazione Comuni del Moscato, che in una nota chiede attenzione ed equilibrio nelle decisioni che verranno prese nelle prossime settimane, a partire dalle rese e dai prezzi delle uve.
Per le uve Moscato si sta avvicinando una vendemmia che ha ancora una volta nelle sue premesse una forte preoccupazione, "vista l'attuale crisi mondiale che colpisce il mercato del vino in generale e che riguarda quindi anche l'Asti e il Moscato d'Asti", si legge nella nota dell'Associazione, che riunisce 51 Comuni della denominazione. I vitivinicoltori del territorio "nuovamente non hanno alcuna certezza sulle rese e sui prezzi delle uve, valori che infine probabilmente non consentiranno di avere un reddito adeguato considerando le spese sostenute". Una situazione che nell'ultimo periodo ha sollevato discussioni ed è stata posta al centro dell'attenzione dai media e in diversi contesti.
Proprio questa condizione di incertezza ha spinto l'Assessorato regionale all'Agricoltura a convocare tutti gli attori del comparto per un confronto tra istituzioni e rappresentanti di ogni categoria, per approfondire le criticità, analizzare prospettive future ed eventuali misure di sostegno, mentre altri incontri sono previsti sul territorio.
L'appello dell'Associazione Comuni del Moscato
In questo contesto, l'Associazione Comuni del Moscato si allinea nell'evidenziare la preoccupazione, chiedendo "una presa di coscienza collettiva e una partecipazione unitaria per affrontare seriamente la situazione che sta vivendo il comparto". Il sodalizio raccomanda attenzione ed equilibrio nel valutare le decisioni nelle sedi preposte, ad iniziare dal Consorzio di tutela di riferimento, relativamente in particolare alle rese della vendemmia 2026.
La posizione è netta: "Per il suo valore economico, storico e rappresentativo, la produzione va mantenuta e non ridotta, e vanno salvaguardate anche quelle aree che hanno caratteri 'eroici' e che per l'Unesco hanno un grande valore paesaggistico". L'Associazione sottolinea come l'Asti e il Moscato d'Asti vadano venduti e che l'industria, "che ha in mano i grandi numeri, deve investire considerando anche questi valori, i valori di un territorio".
Campagne promozionali e necessità di una gestione condivisa
Nel mirino anche le campagne promozionali, per le quali si sono impegnate notevoli risorse ma che non hanno avuto i riscontri sperati, "probabilmente perché mancano di continuità e di efficacia, ma l'impressione è che manchi invece un interessamento costante, un coinvolgimento, una partecipazione e un trasporto che dovrebbe far muovere il comparto in modo naturale sulla giusta strada".
Ciò che continua a mancare, secondo l'Associazione, è una gestione condivisa delle questioni, affrontata da un corpo unico rappresentativo di ogni area – "vedi la vecchia 'paritetica'" – che mantenga una costante attenzione su una realtà che ha grande valore per l'economia e l'esportazione, nonostante l'attuale periodo negativo. "Ognuno deve impegnarsi a fare la propria parte per evitare di arrivare a momenti come quello che stiamo vivendo", conclude la nota.
L'Associazione Comuni del Moscato si dice vicina ai produttori di vino e di uve che operano sul territorio, e si rende partecipe a difendere il valore del loro lavoro in ogni occasione di confronto, mentre continua nel suo progetto di rivalorizzazione dei vini in particolare sul territorio di produzione, per cui presto inizieranno ad articolarsi programmi ed eventi.





