Fanno discutere le parole di Vannacci. Undici realtà del territorio esprimono "profonda preoccupazione e una netta condanna politica" per quanto emerso nel corso dell'assemblea costituente di Futuro Nazionale, il movimento guidato da Roberto Vannacci. Le sigle hanno sottoscritto un comunicato congiunto in cui respingono un quadro politico e culturale giudicato "incompatibile con i principi di uguaglianza, libertà, pluralismo, solidarietà e rispetto della dignità umana sanciti dalla Costituzione della Repubblica Italiana".
Nel mirino delle associazioni sono finite le dichiarazioni riportate dagli organi di informazione riguardanti la cosiddetta "remigrazione", gli attacchi rivolti alle persone LGBTQIA+, la proposta di eliminare il reato di femminicidio e il ricorso al termine "camerati" rivolto alla platea.
Il nodo della "remigrazione"
Particolarmente inquietante, per le associazioni, appare il concetto di "remigrazione", termine che in diversi contesti politici europei viene utilizzato per descrivere politiche di espulsione o allontanamento di persone considerate non appartenenti alla comunità nazionale. "Dietro una definizione apparentemente neutra si cela una visione della società fondata sull'esclusione e sulla discriminazione, in contrasto con i principi universali dei diritti umani e con i valori costituzionali della Repubblica", si legge nel comunicato.
"Non esiste alcuna modernità nel riproporre linguaggi, simboli e concetti che appartengono alla tradizione dell'estrema destra europea. Chiamare 'remigrazione' ciò che nella sostanza si traduce nell'allontanamento forzato di persone considerate indesiderabili non rende tali proposte più accettabili, ma soltanto più pericolose. Cambiare il nome alle cose non ne modifica la natura né attenua le conseguenze che esse avrebbero sulla vita delle persone coinvolte".
Violenza di genere e diritti LGBTQIA+
Altrettanto grave appare alle firmatarie la volontà di negare la specificità della violenza di genere attraverso la proposta di eliminare il reato di femminicidio: "Una posizione che rischia di minimizzare un fenomeno sociale drammatico e ampiamente documentato, nel quale le donne vengono uccise proprio in quanto donne, all'interno di dinamiche di possesso, controllo e sopraffazione che richiedono attenzione, prevenzione e adeguati strumenti di tutela".
Destano forte preoccupazione anche le dichiarazioni rivolte contro le persone LGBTQIA+, "troppo spesso trasformate in bersaglio di campagne culturali e politiche che alimentano discriminazione, stigmatizzazione ed esclusione". Le associazioni ribadiscono che "la dignità, la libertà e la sicurezza delle persone non sono materia di scontro ideologico né possono essere subordinate a visioni identitarie o maggioritarie della società".
Il termine "camerati" e la richiesta alle Procure
Significativo risulta infine, per le firmatarie, il ricorso al termine "camerati" nel corso dell'evento: "In Italia tale espressione non può essere considerata neutrale o priva di riferimenti storici. Essa richiama infatti una precisa tradizione politica e culturale legata al fascismo e al neofascismo, tradizione dalla quale la Repubblica Italiana ha preso le distanze attraverso la Costituzione nata dalla Resistenza".
Per tali ragioni le associazioni chiedono alle autorità competenti e, in particolare, alle Procure della Repubblica di valutare attentamente il contenuto delle dichiarazioni rese nel corso dell'assemblea e di verificare se, singolarmente o nel loro complesso, possano configurarsi fattispecie penalmente rilevanti, comprese eventuali ipotesi riconducibili all'apologia del fascismo, alla propaganda di ideologie antidemocratiche o ad altre condotte incompatibili con i principi fondamentali dell'ordinamento costituzionale.
Una richiesta che, precisano, "non nasce da intenti censori". "In una democrazia il confronto politico deve essere libero e aperto. Tuttavia la libertà di espressione non può trasformarsi nella legittimazione di ideologie fasciste che storicamente hanno negato diritti, libertà, pluralismo e uguaglianza. La tutela della democrazia richiede vigilanza e responsabilità da parte delle istituzioni e della società civile".
"L'antifascismo non è un'opinione tra le altre"
Le associazioni firmatarie si impegnano a continuare a contrastare "ogni forma di razzismo, xenofobia, sessismo, misoginia, omolesbobitransfobia e revisionismo storico, riaffermando con forza i valori democratici, antifascisti e costituzionali che rappresentano il fondamento della nostra convivenza civile".
Il comunicato si chiude con un passaggio netto: "La democrazia non è neutrale rispetto all'odio. La Costituzione non è neutrale rispetto al fascismo. E noi non saremo mai neutrali di fronte a chi mette in discussione la pari dignità delle persone, i diritti umani fondamentali e i principi di libertà e uguaglianza che la Repubblica è chiamata a garantire. L'antifascismo non è un'opinione tra le altre: è il principio fondativo della Repubblica Italiana, sancito dalla Costituzione nata dalla Resistenza, ed è la condizione che rende possibile l'esercizio di tutte le libertà democratiche. Difendere l'antifascismo significa difendere la libertà di tutte e tutti".
Hanno firmato il comunicato: Associazione Asti Pride, A.M.A. - Associazione Missione Autismo, ARCI Risvolte, Cinema Vekkio Circolo ARCI, Agedo Asti Alessandria Alba, ARCI Cuneo Asti, Welcoming Asti, Nuovi Diritti CGIL, ANPI Provinciale Asti, CGIL Asti e Non Una Di Meno Asti.





