Economia e lavoro - 20 giugno 2026, 16:25

Il paradosso del mercato del lavoro piemontese, manca un candidato su tre

Oltre 108 mila posizioni lavorative sono rimaste scoperte nell'ultimo anno a causa della totale assenza di profili professionali disponibili

Il paradosso del mercato del lavoro piemontese, manca un candidato su tre

L’economia piemontese si trova ad affrontare una sfida complessa che rallenta la crescita delle sue realtà produttive. Oltre alle criticità globali, come l'aumento dei costi delle materie prime, dell'energia e del carburante, le imprese del territorio devono fare i conti con un ostacolo interno sempre più evidente: la crescente difficoltà nel reperire personale qualificato. Nel corso del 2025, ben un colloquio di lavoro su tre è saltato per la totale mancanza di candidati disposti a presentarsi alle selezioni.

Il comparto dell'artigianato rappresenta un pilastro fondamentale per il Piemonte, dove coinvolge ben 210.549 lavoratori, pari al 14,6% dell’occupazione totale. Questa rete di micro e piccole imprese genera il 9,6% del valore aggiunto regionale e contribuisce all’8,8% dell’intero valore dell’artigianato nazionale. Nonostante la rilevanza economica, l’artigianato sta registrando i disagi più profondi rispetto ad altri settori produttivi.

I dati regionali del 2025 collocano il Piemonte al settimo posto della classifica nazionale, con una percentuale media di difficoltà di reperimento pari al 32,4%, un valore superiore alla media italiana che si attesta al 30,2%. A guidare la graduatoria nazionale è la Valle d’Aosta con il 39,5%. Nello specifico del territorio piemontese, su un totale di 335.010 entrate programmate dalle aziende, i candidati mancanti sono stati 108.472.

La mappa del disagio mostra differenze significative tra le varie province della regione: Alessandria è l'area più colpita con il 37,1% di difficoltà (11.817 candidati mancanti su 31.880 ingressi previsti), Verbano-Cusio-Ossola segue con il 35,4% (4.588 profili mancanti su 12.950 entrate), Cuneo registra il 35,0% di posti scoperti (20.144 posizioni vuote su 57.570 ricerche), Biella si attesta al 34,3% (3.566 candidati mancanti su 10.400 entrate), Novara rileva il 34,1% di difficoltà (10.299 figure mancanti su 30.180 posizioni), Vercelli mostra il 33,1% di mancati inserimenti (3.903 profili non trovati su 11.790 ricerche), Asti si posiziona al 32,0% (4.071 candidati assenti su 12.710 entrate), Torino chiude la classifica provinciale con il 29,9%, ma registra in termini assoluti il volume più alto con 50.080 figure mancanti su 167.520 ingressi previsti.

L'analisi settoriale evidenzia come la carenza di personale colpisca in modo trasversale diverse attività. Il picco massimo si registra nelle costruzioni con il 39% di posti non coperti, seguito dal comparto del legno e del mobile con il 35,2%. Le aziende multiutility, attive nella gestione di acqua, gas ed energia, sfiorano il 35% di scopertura, mentre i servizi alla persona si fermano al 31,5%.

Secondo Giorgio Felici, presidente di Confartigianato Imprese Piemonte, la radice di questo fenomeno non è soltanto demografica, ma ha origini più profonde: "Il lavoro c'è, la difficoltà è trovare le figure", spiega. "Mancano soprattutto lavoratori negli ambienti tradizionali: edilizia, costruzioni, muratori, idraulici, serramentisti e mancano competenze legate alla digitalizzazione. Nelle scuole non si insegna più la cultura del lavoro da molti anni. Abbiamo bisogno di tecnici, di professionalità e di riqualificare i ragazzi implementando anche il rapporto tra imprenditori e istituti professionali".

L'analisi dell'associazione mette in luce una problematica formativa e sociale. Per invertire questa tendenza viene ritenuto essenziale che le famiglie tornino a trasmettere il valore dell'impegno professionale come pilastro per lo sviluppo personale e la fiducia in se stessi. La tendenza a prolungare i percorsi universitari senza sbocchi definiti o a rifugiarsi nelle interazioni digitali rischia di trasformare le nuove generazioni in soggetti passivi, privi di controllo sul proprio domani. Imparare un mestiere e padroneggiare gli strumenti operativi diventa quindi la via necessaria per assicurare il benessere economico e sociale del territorio.

Redazione

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