La Regione Piemonte ha disposto l’immediata entrata in vigore del provvedimento, che conferma per i prossimi 60 giorni le misure già previste dall’ordinanza nazionale n. 7/2025 del Commissario straordinario, prorogata nel 2026 con successivo atto pubblicato in Gazzetta Ufficiale.
L’obiettivo è evitare vuoti operativi in una fase ritenuta particolarmente delicata, mantenendo attive le azioni di prevenzione e di controllo della malattia.
Il controllo del cinghiale
Fra gli effetti più immediati dell’ordinanza c’è la prosecuzione dell’attività di abbattimento in controllo del cinghiale da parte delle Province, con il contributo del mondo venatorio, ritenuta necessaria alla luce dell’evoluzione epidemiologica registrata sul territorio.
La misura punta in particolare a proteggere il patrimonio zootecnico regionale e le attività economiche collegate a una filiera che resta strategica per l’economia piemontese.
"Di fronte a una minaccia come la Peste Suina Africana non possiamo permetterci alcuna interruzione delle misure di prevenzione e contenimento. Con questa ordinanza il Piemonte garantisce continuità alle attività di sorveglianza e contrasto già in essere, tutelando un comparto strategico per l’economia piemontese e salvaguardando il lavoro di allevatori, operatori e istituzioni che in questi anni hanno affrontato con responsabilità una sfida complessa su cui la Regione è sempre stata in prima fila al loro fianco", dichiarano l’assessore al Commercio, Agricoltura, Turismo, Sport e Post-olimpico, Caccia e Pesca, Parchi Paolo Bongioanni e l’assessore alla Sanità, Prevenzione e sicurezza sanitaria Federico Riboldi.
La difesa della filiera
Bongioanni sottolinea che il provvedimento consente di proseguire il depopolamento del cinghiale nelle aree che si stanno avvicinando al distretto suinicolo cuneese, già messo in sicurezza in passato con le cosiddette fasce franche.
"La filiera suinicola rappresenta un patrimonio economico e produttivo di primaria importanza: in una fase delicata come quella attuale era indispensabile assicurare la piena continuità delle misure previste, evitando qualsiasi interruzione o incertezza applicativa", spiega l’assessore, che richiama anche il lavoro condiviso con allevatori, associazioni di categoria, Ambiti territoriali di caccia, Province e mondo venatorio.
Sul piano sanitario, Riboldi ribadisce che la PSA non rappresenta un rischio per la salute umana, ma resta una grave emergenza di sanità animale che richiede il massimo coordinamento istituzionale.
"Con questo provvedimento manteniamo pienamente operative le misure di biosicurezza, controllo e sorveglianza sul territorio regionale, garantendo continuità a un lavoro fondamentale per contenere la diffusione del virus e proteggere il patrimonio zootecnico piemontese", afferma, rivolgendo un ringraziamento ai servizi veterinari delle Asl, all’Istituto zooprofilattico e agli operatori impegnati nelle attività di prevenzione e monitoraggio.
Il quadro piemontese
Il nuovo atto regionale arriva dopo mesi in cui il quadro della Peste suina africana in Piemonte ha continuato a mutare: a marzo l’Unione europea aveva revocato restrizioni in diverse aree del Piemonte, comprese porzioni delle province di Asti e Alessandria, mentre ad aprile un focolaio nei suini detenuti ha portato a un aggiornamento delle zone soggette a restrizione. Anche per questo l’ordinanza firmata ieri resterà in vigore per 60 giorni dalla pubblicazione, salvo nuovi provvedimenti nazionali o cambiamenti della situazione epidemiologica.





