Attualità - 25 giugno 2026, 08:19

Asti Pride: "La tolleranza dell'odio contro le persone LGBTQIA+ diventa esclusione, violenza e persino morte"

L'associazione interviene, a poche settimane dall'evento in programma l'11 luglio, dopo il duplice omicidio di Camaiore, probabilmente motivato da omofobia

Nel collage una storia social postata da Mirko Moriconi, brutalmente ucciso insieme alla madre da suo padre, e manifesti dell'Asti Pride imbrattati

Nel collage una storia social postata da Mirko Moriconi, brutalmente ucciso insieme alla madre da suo padre, e manifesti dell'Asti Pride imbrattati

Asti Pride esprime profondo dolore e sgomento per la tragica uccisione di Mirko Moriconi e di sua madre Kety Andreoni a Camaiore.

Mentre attendiamo che la magistratura accerti pienamente movente, fatti e le responsabilità, non possiamo ignorare gli elementi emersi in queste ore sul difficile rapporto tra Mirko e il padre, né il contesto sociale nel quale questa tragedia si inserisce.

Da troppo tempo assistiamo a una recrudescenza dell’odio nei confronti delle persone LGBTQIA+. Un odio che non nasce dal nulla e che non si alimenta da solo. Viene spesso legittimato, normalizzato e sdoganato da un dibattito pubblico nel quale esponenti politici, opinionisti e figure istituzionali scelgono di trasformare le vite delle persone LGBTQIA+ in un terreno di scontro ideologico e propaganda elettorale.

Per qualcuno sono slogan, parole d’ordine e strumenti per raccogliere consenso. Per le persone LGBTQIA+ sono invece discriminazioni, isolamento, paura, sofferenza psicologica, esclusione sociale. E troppo spesso diventano aggressioni, violenze e persecuzioni.

Le parole hanno conseguenze.

Ogni volta che si descrivono le persone LGBTQIA+ come una minaccia, un problema o un’ideologia da combattere, si contribuisce a costruire un clima culturale nel quale il pregiudizio trova legittimazione e l’odio trova spazio.

Non sappiamo ancora con certezza se l’orientamento sessuale di Mirko abbia avuto un ruolo nella tragedia di Camaiore. Saranno le indagini a stabilirlo. Ma sappiamo con certezza che in Italia esistono ancora giovani e adulti costretti a subire il rifiuto della propria famiglia, l’umiliazione, la discriminazione e la paura di essere sé stessi.

E sappiamo che l’odio non si manifesta soltanto nei suoi esiti più estremi. Si manifesta anche nei piccoli gesti quotidiani che troppo spesso vengono minimizzati, giustificati o derubricati a semplici bravate.

Lo abbiamo visto anche ad Asti, dove i manifesti dell’Asti Pride 2026 sono stati imbrattati dopo appena un giorno dalla loro affissione. Qualcuno potrebbe considerarlo un episodio marginale. Noi no.

Perché ogni insulto, ogni scritta offensiva, ogni manifesto vandalizzato, ogni battuta omofoba, ogni parola d’odio diffusa sui social contribuisce a costruire un clima nel quale le persone LGBTQIA+ vengono percepite come meno degne di rispetto, meno degne di tutela, meno degne di cittadinanza.

È nello stesso terreno culturale che germogliano tanto i piccoli atti di intolleranza quanto le forme più gravi di discriminazione e violenza. Cambiano l’intensità e le conseguenze, ma la radice è la stessa: il rifiuto della libertà e della dignità delle persone.

Per questo chiediamo verità e giustizia per Mirko Moriconi e Kety Andreoni.

E per questo ribadiamo che il contrasto all’omolesbobitransfobia non è una battaglia identitaria né una rivendicazione di parte. È una questione di democrazia, di diritti umani e di convivenza civile.

Quando l’odio viene tollerato, minimizzato o utilizzato come strumento politico, le conseguenze non rimangono mai confinate alle parole.

A volte diventano esclusione, violenza e persino morte.
E questo è semplicemente inaccettabile.

Per questo oggi, più che mai, rivolgiamo un appello a tutta la cittadinanza, alle associazioni, alle istituzioni e a tutte le persone che credono in una società libera, aperta e rispettosa delle differenze: facciamo sentire la nostra voce.

L’11 luglio saremo nelle strade di Asti per il Pride. Sarà una manifestazione di dignità, di diritti, di memoria e di resistenza civile contro ogni forma di odio e discriminazione.

Essere presenti sarà un modo concreto per affermare che nessuna persona deve vivere nella paura di essere sé stessa e che l’odio non può e non deve avere l’ultima parola.

L’11 luglio riempiamo le strade di colori, di orgoglio e di umanità. Facciamolo per chi oggi ha paura. Facciamolo per chi non ha più voce. Facciamolo perché i diritti, la libertà e la dignità di ogni persona riguardano tutte e tutti noi.

Asti Pride

Al direttore

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