Sanità - 26 giugno 2026, 08:26

Le crepe profonde della sanità astigiana nel grido d'allarme degli infermieri

Un'indagine svela turni estenuanti, demansionamento diffuso e la carenza strutturale di personale che mette a rischio la sicurezza delle cure negli ospedali piemontesi e sul territorio locale

Le crepe profonde della sanità astigiana nel grido d'allarme degli infermieri

La sanità pubblica piemontese si trova sospinta verso un crinale delicato, dove la dedizione di chi lavora nei reparti non sembra più sufficiente a colmare le lacune strutturali del sistema. A tracciare la mappa di questo malessere diffuso è un'indagine conoscitiva condotta da NurSind Piemonte, che ha raccolto le testimonianze anonime di circa mille professionisti della salute. I dati emersi descrivono una quotidianità segnata da sottoorganico, straordinari continui e un vistoso calo della soddisfazione professionale.

Il nodo più critico emerso dalla ricerca tocca la sicurezza stessa delle cure e delle persone. Di fronte al quesito sull'adeguatezza del personale in turno, ben l'85,7 per cento degli infermieri ha espresso un parere negativo. Nel dettaglio, il 59 per cento segnala come la stabilità dei reparti sia costantemente minata da carenze d'organico ormai croniche, mentre il 26,7 per cento evidenzia ritmi lavorativi talmente serrati da innalzare il rischio clinico per i pazienti. Soltanto una percentuale minima, pari al 14,3 per cento, ritiene che gli standard di sicurezza vengano pienamente rispettati.

La sicurezza mancata e la fuga dalla professione

Questa condizione di costante pressione si riflette sul benessere psicofisico dei lavoratori. Valutando il proprio grado di soddisfazione professionale su una scala da uno a cinque, il 43,1 per cento degli intervistati si colloca sui livelli più bassi di insoddisfazione, mentre il 41,2 per cento si assesta su una risicata sufficienza. Un dato che colpisce se legato all'esperienza del campione: oltre il 56 per cento dei professionisti esercita infatti la professione da più di sedici anni, segno di un logorio che colpisce anche il personale più esperto.

A gravare sulla categoria è anche il ricorso sistematico ai turni straordinari e ai salti di riposo, una dinamica che coinvolge con frequenza opprimente il 54 per cento degli infermieri. A questo quadro si aggiunge il fenomeno del demansionamento. Il 69,5 per cento dei lavoratori denuncia di essere rimosso dalle proprie specifiche funzioni per occuparsi di attività alberghiere, burocratiche o di trasporto dei materiali. L'80,6 per cento degli intervistati avverte così l'impossibilità di esprimere appieno la propria professionalità, spesso imbrigliata in compiti meramente esecutivi a causa delle urgenze quotidiane.

Il segretario regionale di NurSind Piemonte, Francesco Coppolella, ha commentato duramente questi esiti: "Questi numeri non sono semplici statistiche, sono il grido d'aiuto di chi ogni giorno scende in trincea per difendere la salute dei cittadini piemontesi". Secondo l'esponente sindacale, la categoria si trova inserita in un meccanismo logorante: "Siamo di fronte a un sistema che sfrutta la dedizione degli infermieri, ne calpesta i diritti contrattuali e ne mortifica le competenze, portando quasi la metà del personale a dichiararsi totalmente insoddisfatta della propria vita professionale. La realtà dei fatti è che all’infermiere oggi si può chiedere di tutto".

Il caso Asti e i turni notturni scoperti

La realtà astigiana si inserisce pienamente in questo scenario regionale, mostrando peculiarità persino più marcate. Circa il venti per cento dei partecipanti all'indagine opera infatti nell'Astigiano, offrendo uno spaccato nitido delle criticità locali.

Il segretario territoriale di NurSind, Gabriele Montana, ha analizzato la situazione specifica dell'Asl-At: "Del migliaio di infermieri che ha compilato il sondaggio, circa il venti per cento proviene dall’Astigiano e ha partecipato in modo significativo al raggiungimento di questi risultati". Il rappresentante locale ha posto l'accento proprio sul tema delle mansioni improprie legate alla carenza di altre figure professionali: "Un dato particolarmente rilevante per il nostro territorio riguarda il demansionamento: nell’Asl-At le figure di supporto non sono presenti nei turni notturni, se non in poche unità operative, e completamente assenti in tutti i distretti territoriali".

Questa carenza strutturale si traduce in un ulteriore carico per il personale infermieristico che, oltre agli adempimenti amministrativi ordinari, si trova a dover supplire alla mancanza degli operatori socio-sanitari durante la notte, occupandosi direttamente dell'assistenza alberghiera di base. Per rispondere a questa problematica, il sindacato ha avviato un confronto con i vertici sanitari locali, come concluso da Gabriele Montana: "Per questo motivo NurSind sta interloquendo con la direzione generale e il Dipsa dell’Asl-At per contrattare l’inserimento delle figure di supporto necessarie anche durante i turni notturni nelle unità operative e nei vari distretti territoriali".

Betty Martinelli

TI RICORDI COSA È SUCCESSO L’ANNO SCORSO A GIUGNO?
Ascolta il podcast con le notizie da non dimenticare

Ascolta "Un anno di notizie da non dimenticare 2025" su Spreaker.
SU