Il sistema carcerario del Piemonte è attualmente in uno stato di profonda sofferenza. Secondo i dati diffusi dal SAPPE (Sindacato Autonomo Polizia Penitenziaria), le tredici strutture penitenziarie della regione ospitano oggi circa 4.500 detenuti, a fronte di una capienza regolamentare di soli 3.900 posti. Uno squilibrio che starebbe portando la gestione quotidiana e le condizioni di lavoro della Polizia Penitenziaria verso un punto di rottura, rendendo urgente un intervento sia sul fronte degli organici che della leadership regionale.
“Non possiamo non rilevare come, negli ultimi anni, sotto la gestione del Provveditorato regionale del Piemonte, la situazione sia rimasta sostanzialmente immutata. Le criticità denunciate dal SAPPE si ripetono puntualmente: sovraffollamento, carenze di personale, organizzazione sempre più difficile e crescente pressione sugli appartenenti al Corpo - dichiara il Sindacato della Polizia Penitenziarie - A pagare il prezzo di questa sostanziale immobilità sono, ancora una volta, quasi esclusivamente le donne e gli uomini della Polizia Penitenziaria, chiamati ogni giorno a garantire sicurezza e legalità in condizioni sempre più gravose. Il Piemonte ha bisogno di una guida autorevole e moderna, di un dirigente che sappia essere un vero manager dell'Amministrazione penitenziaria, capace di coniugare le imprescindibili esigenze di sicurezza con quelle del trattamento rieducativo dei detenuti, assumendo iniziative concrete, innovative e coraggiose".
A sostegno delle posizioni espresse da SAPPE Piemonte è intervenuto anche il segretario generale Donato Capece, che ha rilanciato la necessità di una riforma organica dell'esecuzione penale: “Ripensare il sistema penitenziario non significa indebolire la risposta dello Stato alla criminalità. Al contrario, significa renderla più razionale, più efficace e maggiormente aderente ai principi della Costituzione. Lo sosteniamo da anni e lo ribadiamo con forza: occorre distinguere con maggiore nettezza tra le diverse forme di devianza e modulare conseguentemente l'esecuzione della pena".
Inoltre, Capece, per pene superiori ai tre anni, immagina carceri meno sovraffollate grazie al minor ricorso alla custodia cautelare e alla detenzione per reati minori, così da garantire percorsi rieducativi concreti attraverso lavoro e formazione. Infine, ha indicato un terzo livello riservato ai detenuti di alta sicurezza, legati a criminalità organizzata e terrorismo, dove la priorità resti il controllo e la neutralizzazione del rischio per la sicurezza pubblica.
Secondo il SAPPE, la situazione delle carceri piemontesi dimostrerebbe l’urgente necessità di un rafforzamento immediato dell'organico della Polizia Penitenziaria, un netto miglioramento nella gestione da parte dell'Amministrazione regionale, e una riforma organica dell'esecuzione penale in grado di conciliare sicurezza, legalità e rispetto dei principi costituzionali.





