Si accende lo scontro politico sulla sanità piemontese e, in particolare, sulle procedure di assunzione nelle aziende sanitarie regionali. Da un lato l’assessore regionale alla Sanità Riboldi, che respinge l’ipotesi di un blocco del reclutamento. Dall’altro il Partito Democratico, con la presidente del gruppo in consiglio regionale Gianna Pentenero e il consigliere regionale astigiano Fabio Isnardi, che leggono nella nota inviata alle aziende sanitarie un segnale di ritardo nella programmazione.
L’assessore rivendica la linea della Regione: “Nessun blocco delle assunzioni in sanità: Chi dice il contrario racconta una realtà che non esiste”. Secondo Riboldi, il Piemonte avrebbe assunto “oltre 4.200 professionisti in più rispetto al 2019” e ora sarebbe al lavoro per organizzare queste risorse in modo più efficace.
La lettera inviata alle aziende, sostiene l’assessore, chiederebbe “esclusivamente ai direttori di fare una fotografia della situazione esistente non solo in merito di numeri ma anche di competenze assegnate e location”, con l’obiettivo di rilanciare “un piano assunzionale mirato alle esigenze reali, effettive ed attuali dei pazienti piemontesi”.
Per la Regione, dunque, non si tratterebbe di una frenata, ma di un riordino: “Una riorganizzazione non è un blocco: È una scelta di responsabilità per rafforzare la sanità pubblica e investire al meglio le tasse dei cittadini”.

La replica del PD: “Una sorprendente ammissione di ritardo”
Di tutt’altro segno la lettura del Partito Democratico. Gianna Pentenero e Fabio Isnardi contestano l’impostazione dell’assessorato e parlano di una nota che, a loro giudizio, dimostrerebbe una mancanza di programmazione.
“La nota inviata alle Aziende sanitarie regionali è una sorprendente ammissione di ritardo e di mancanza di governo”, affermano i due esponenti Dem. “Quando a giugno si arriva a chiedere alle aziende di verificare se le assunzioni effettuate abbiano prodotto risultati, di sospendere nuove procedure di reclutamento e di ridisegnare la distribuzione del personale, significa che la programmazione non è stata fatta quando serviva”.
Il nodo principale, secondo Pentenero e Isnardi, riguarda il passaggio della comunicazione regionale in cui si chiede alle aziende di sospendere nuove procedure di reclutamento.

“La parte più allarmante della nota è quella in cui si chiede alle aziende di sospendere le nuove procedure di reclutamento di fronte a una situazione che vede tanti reparti in crisi, concorsi deserti e difficoltà a garantire i servizi durante il periodo estivo”, spiegano.
Per i consiglieri regionali del PD, il messaggio sarebbe contraddittorio rispetto alle criticità denunciate da cittadini e operatori.
“È difficile immaginare un messaggio più contraddittorio in una fase nella quale cittadini e operatori continuano a denunciare carenze di organico e difficoltà di accesso alle prestazioni”, aggiungono.
Liste d’attesa e personale
La replica del PD insiste anche sul rapporto tra personale sanitario e riduzione delle liste d’attesa. Secondo Pentenero e Isnardi, una verifica amministrativa non può sostituire un rafforzamento effettivo degli organici.
“Le liste d’attesa non si recuperano con le verifiche amministrative, ma con medici, infermieri, operatori sociosanitari, tecnici e personale amministrativo”, affermano.
I due consiglieri non negano la possibilità di intervenire su eventuali problemi organizzativi, ma contestano il metodo scelto dalla Regione.
“Se ci sono problemi organizzativi vanno corretti, ma fermare o rallentare il reclutamento mentre si chiede alle aziende di dimostrare la coerenza delle assunzioni rischia di produrre l’effetto opposto a quello dichiarato”, sostengono.
Il tema dei servizi territoriali
Un altro punto contestato riguarda la parte della nota regionale dedicata alla razionalizzazione dei punti di erogazione e al ruolo delle Case della Comunità. I consiglieri Dem citano il passaggio in cui viene chiesta particolare attenzione alla razionalizzazione dei micro-punti di erogazione, privilegiando la concentrazione funzionale e organizzativa all’interno delle Case della Comunità.
“È una scelta che ci preoccupa”, dichiarano Pentenero e Isnardi.
Secondo il PD, il rafforzamento territoriale dovrebbe significare aumento dell’offerta e maggiore prossimità, non concentrazione dei servizi.
“Le Case della Comunità avrebbero dovuto potenziare i servizi territoriali, non solo riorganizzarli”, spiegano. “Il territorio non si rafforza concentrando i servizi e riducendo i punti di accesso. Si rafforza aumentando l’offerta di sanità pubblica vicina alle persone così da ridurre il bisogno di ospedalizzazione, a partire dall’accesso al Pronto Soccorso”.
La preoccupazione riguarda soprattutto i territori più fragili. “Nelle aree montane, nelle vallate, nei territori periferici e nei comuni più piccoli, i cosiddetti micro-punti di erogazione rappresentano spesso l’unico presidio realmente accessibile ai cittadini”, sottolineano i consiglieri regionali.
“Perché questa lettera arriva soltanto adesso?”
Per Pentenero e Isnardi, il punto politico è anche temporale. La richiesta di censire assunzioni, procedure, cessazioni, straordinari e distribuzione del personale arriva, secondo loro, troppo tardi.
“La domanda politica è molto semplice: Perché questa lettera arriva soltanto adesso?”, incalzano.
I due esponenti Dem osservano che le attività richieste alle aziende dovrebbero rientrare nella gestione ordinaria del sistema sanitario regionale.
“La Regione chiede alle aziende di fare il censimento delle assunzioni effettuate nel 2025 e nel 2026, delle procedure in corso, delle procedure programmate, delle cessazioni, degli straordinari e perfino di predisporre un piano di ridistribuzione interna del personale”, affermano. “Tutte attività che dovrebbero essere oggetto di monitoraggio costante da parte della governance regionale, non di una verifica straordinaria a metà anno”.
Il giudizio politico è netto. “Se davvero esistono problemi di sostenibilità della spesa o di allocazione delle risorse, la giunta avrebbe dovuto affrontarli prima con un sistema di pianificazione e di controllo di gestione articolato”, dichiarano. “Quando si interviene a giugno chiedendo controlli straordinari, sospensioni delle nuove procedure di reclutamento e piani di riorganizzazione, si certifica che il problema non è nato oggi e che i buoi sono già scappati dalla stalla”.
La richiesta di discussione in consiglio regionale
La conclusione dei consiglieri del PD è un attacco diretto alla gestione della sanità piemontese da parte della giunta regionale.
“Con questa nota Riboldi ammette che la sanità piemontese viaggia a fari spenti nella notte e che rincorre i problemi anziché governarli”, sostengono Pentenero e Isnardi.
Per i due esponenti Dem, il Piemonte avrebbe bisogno di una sanità capace di assumere personale, ridurre concretamente le liste d’attesa e rafforzare la presenza dei servizi sul territorio.
“Non di una presa d’atto tardiva che rischia di tradursi in meno personale e meno prossimità per i cittadini”, aggiungono.
Infine, l’annuncio di una richiesta formale di confronto politico.
“Siamo vicini alle lavoratrici e ai lavoratori che pagano, insieme ai cittadini, le scelte sbagliate di Cirio e Riboldi sulla sanità. Chiederemo una discussione in consiglio sull’esito di questo intervento”, concludono i consiglieri Dem.
Sulla stessa linea il Movimento 5 stelle con i consiglieri Sarah Disabato, Capogruppo regionale, Alberto Unia, Pasquale Coluccio.
"La circolare inviata alle ASL dall'assessore Riboldi certifica, scrivono, senza giri di parole, il completo fallimento della gestione della sanità regionale da parte del Centrodestra. Dopo sette anni di governo, la Giunta Cirio ha deciso di tirare i remi in barca. La sanità è nel caos più totale, tra debiti per centinaia di milioni di euro e gravi difficoltà a livello gestionale", scrivono.
"Sono anni che denunciamo tutte queste criticità, a partire dalla cronica carenza di personale negli ospedali piemontesi. Adesso Riboldi sembra ammettere di non sapere nemmeno come sono state spese le risorse a disposizione. Un caos che ha come conseguenza il blocco delle assunzioni fino a data da destinarsi. Intanto i reparti restano in affanno, le liste d'attesa rimangono infinite e i cittadini continuano a dover aspettare mesi per una visita. Il blocco delle assunzioni è l'extrema ratio alla quale non saremmo dovuti arrivare. E le responsabilità non sono da cercare chissà dove, sono tutte di chi non è stato minimamente in grado di vigilare sui conti della sanità nel corso di questi sette lunghi anni. Per questo motivo, a posteriori, Riboldi oggi chiede alle aziende di giustificare le assunzioni già fatte e relazionare sui risultati. Ma dov'è stata la Regione, in tutti questi anni?





