Politica - 10 luglio 2026, 09:08

Malandrone (Ambiente Asti): "Meno passerelle davanti ai muri, più coraggio su coesione sociale e integrazione"

L'esponente di Ambiente Asti critica la mobilitazione politica attorno al centro di Castello d'Annone: "La politica non dovrebbe generare muri, ma abbattere quelli invisibili della diffidenza e dell'indifferenza". E cita Papa Leone XIV

Il sopralluogo a Castello di Annone (Merphefoto)

Il sopralluogo a Castello di Annone (Merphefoto)

"La mobilitazione politica di oggi attorno alla vicenda del centro di Castello d'Annone è stata impressionante. Presidenti, assessori, parlamentari, consiglieri regionali e amministratori locali si sono affollati in una visita e nelle dichiarazioni per rassicurare la popolazione sul fatto che il numero delle persone accolte non aumenterà". Ad accendere i riflettori su quanto accaduto attorno alla struttura è Mario Malandrone, leader di Ambiente Asti, che in una lunga riflessione politica punta il dito contro un certo modo di affrontare il tema migratorio, giocato più sulle paure che su una visione di lungo respiro.

"Informare i cittadini è un dovere delle istituzioni. La trasparenza è sempre un valore", riconosce Malandrone. Ma subito dopo arriva la domanda scomoda: "Viene spontaneo chiedersi se tutto questo tempo, questa attenzione e questa presenza politica non avrebbero potuto essere impiegati per affrontare le questioni che davvero determineranno il futuro delle nostre comunità, che hanno come priorità la coesione sociale, non la separazione".

"Non si affronti il fenomeno solo con la paura"

Per il consigliere di Ambiente Asti i flussi migratori sono una realtà del nostro tempo e continueranno a esserlo, spinti da guerre, povertà, crisi climatiche e disuguaglianze. "È sacrosanto discutere delle modalità con cui il Governo organizza l'accoglienza, è doveroso criticare il modello dei nuovi centri PAF e pretendere che ogni scelta rispetti la dignità delle persone e coinvolga i territori", sottolinea. Ma il dibattito di oggi, osserva, non è stato questo: "Il tema di chi oggi ha affollato la base di Castello d'Annone non è stato questo, ma rassicurare da possibili paure sui territori. Eppure su quel tema il territorio ha da anni risposto in modo corretto e positivo. Non possiamo continuare a far finta che il fenomeno non esista o affrontarlo soltanto attraverso la paura e quindi con muri e separazione".

E qui arriva l'affondo: "Oggi tanti politici si sono affollati attorno a un muro, comunicandolo con le dichiarazioni. Ma la politica non dovrebbe generare muri: dovrebbe abbattere quelli invisibili, quelli della diffidenza, dell'indifferenza e della mancanza di prospettive".

Le parole del Papa: "L'accoglienza apre la porta, l'integrazione aiuta a varcare la soglia"

Malandrone cita poi Papa Leone XIV e il suo recente intervento a Tenerife: «Le barriere più difficili da abbattere non sono sempre di pietra. A volte si trovano nello sguardo, nella paura o nell'indifferenza». Un richiamo che, sottolinea, riguarda tutti, credenti e non credenti, perché parla del modo in cui una società affronta le grandi sfide del proprio tempo. E ancora: «L'accoglienza apre la porta; l'integrazione aiuta a varcare la soglia».

"È una frase che dovrebbe orientare anche le politiche pubbliche", spiega Malandrone. "L'accoglienza, da sola, non basta. Servono integrazione, conoscenza della lingua italiana, formazione, lavoro, rispetto delle leggi, partecipazione alla vita della comunità. L'integrazione non è solo un diritto di chi arriva, ma anche un dovere verso il Paese che accoglie. Ed è anche la migliore risposta per garantire sicurezza e coesione sociale".

"Una contraddizione politica da superare"

Per questo, sostiene, colpisce che il dibattito pubblico si sia concentrato quasi esclusivamente sul numero delle persone che potrebbero arrivare, mentre si parla troppo poco di come costruire comunità più forti e più inclusive. "La sicurezza non nasce dall'alimentare paure, ma da politiche serie, dalla presenza delle istituzioni, dai servizi, dalla scuola, dal lavoro e dalla capacità di creare relazioni".

Anche la vicenda di Castello d'Annone, secondo Malandrone, evidenzia una contraddizione politica profonda: "Mentre a livello nazionale si progettano nuovi centri, a livello locale gli stessi partiti si affrettano a rassicurare i cittadini prendendo le distanze da quelle scelte. È una contraddizione che dimostra quanto spesso il tema venga affrontato più con la logica del consenso immediato che con una visione di lungo periodo".

La conclusione è un appello a un cambio di passo: "La politica dovrebbe avere il coraggio di guardare oltre il consenso del giorno dopo. Meno passerelle davanti ai muri e più impegno per costruire integrazione, legalità, diritti e responsabilità. Perché è così che si rafforza una comunità. Ed è così che si affrontano davvero le sfide del nostro tempo. La politica deve scegliere: o lavora su sociale e integrazione o alimenta paure. Si affronta il tema delle migrazioni così, col lavoro quotidiano, o si sceglie di giocare sulle paure".

Redazione


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