Un settore in ginocchio, piegato dagli eventi atmosferici estremi e, a detta di chi lo vive ogni giorno, dal disinteresse di chi dovrebbe tutelarlo. È questo il quadro drammatico tracciato da Domenico Viarengo, noto allevatore di corso Alba ad Asti. La sua voce è un grido di dolore per un comparto che starebbe lentamente soffocando.
Il problema principale riguarda la mancanza di piogge e i successivi danni causati dal maltempo. L'allevatore non usa mezzi termini per descrivere la situazione delle campagne: "Prima la siccità, con il mais che è venuto alto 50 centimetri e poi seccava da metà in giù", racconta Viarengo con amarezza: "Poi il 29 di giugno ha fatto una grandinata che l'ha persino sradicato dal terreno e adesso è lì, fa cosa può, ma non abbiamo raccolto niente".
Disparità nei fondi e l'indifferenza verso Asti
La frustrazione cresce quando si analizzano gli aiuti economici. Secondo l'allevatore, le associazioni di categoria e la politica regionale stanno concentrando le attenzioni altrove, dimenticando il territorio locale, nonostante Asti sia la terza provincia in Piemonte per numero di capi bovini.
"Nessuno si interessa di questa siccità e delle grandinate che abbiamo avuto, non raccogliamo niente e tutti se ne fregano, specialmente degli allevatori messi da parte nell'Astigiano", sottolinea Viarengo, aggiungendo un paragone che brucia: "Come Coldiretti, a Torino, hanno stanziato 30 milioni di euro per la siccità di quest'anno e l'80 per cento va a chi fa mais per mantenere gli animali. Purtroppo, se uno va nelle campagne di Torino, vede dei mais da fare invidia, mentre noi qua non raccogliamo niente".
Un paradosso inaccettabile, considerando che i prati non offrono più alcun sostentamento alle mandrie. "Abbiamo i prati da pascolo, ma abbiamo finito di pascolare oggi ed è tutto bruciato. Lì non si pascola più, oltre a fare caldo non piove", precisa l'allevatore.
La beffa dei contributi per la razza piemontese
Non mancano le critiche dirette alla gestione dei fondi regionali. Il riferimento, secondo Viarengo è a un sussidio promesso a marzo per sostenere la vacca nutrice di razza autoctona piemontese.

I fondi, pari inizialmente a 100 euro per capo, sembravano finalmente sbloccati all'inizio dell'estate, con l'intervento diretto dell'assessore all'Agricoltura. "Al 26 di giugno a Carrù, proprio l'assessore ha detto che i soldi erano stati versati in banca e nell'arco di un mese ogni allevatore avrebbe avuto quanto dovuto", spiega l'imprenditore di corso Alba: "A settembre ci hanno richiesto tutti i documenti, l'iscrizione alla Camera di commercio che, se abbiamo un'attività, siamo obbligati ad avere. Dai 100 euro l'hanno portata a 25 perché sono saltate fuori tante di quelle razze autoctone da far paura".
Un bilancio insomma amaro, dove i promessi sostegni si assottigliano e le aziende agricole verrebbero lasciate sole a fronteggiare una crisi climatica senza precedenti.











