Attualità - 05 agosto 2026, 15:07

Allarme nelle carceri piemontesi, la struttura di Asti tocca il 136% di sovraffollamento

Il sindacato autonomo denuncia una situazione ormai fuori controllo. Appello al governo per ripristinare la sicurezza e tutelare il lavoro degli agenti

Il carcere di Asti (MerfePhoto)

Il carcere di Asti (MerfePhoto)

Le carceri del Piemonte sono ormai al limite della tenuta e la casa circondariale di Asti non fa eccezione, inserendosi in un quadro regionale che il sindacato definisce a un passo dal collasso. A lanciare il forte grido d'allarme è il Sappe, il Sindacato autonomo di Polizia Penitenziaria, che chiede con urgenza al governo interventi immediati e strutturali.

La fotografia scattata sulle strutture detentive mostra numeri implacabili. Se la media regionale formale di sovraffollamento si attesta al 110%, la realtà operativa di tutti i giorni è ben più grave e tocca il 117%. Ad Asti, in particolare, la percentuale di occupazione ha raggiunto il 136%, un dato critico che si affianca a quelli di strutture vicine come Vercelli (158%), Biella (151%) e Torino (135%).

I numeri di un sistema in crisi

A pesare sul bilancio regionale, e indirettamente sui carichi delle altre province, è anche l'inagibilità di ampie porzioni di alcuni edifici, come il carcere di Alba e la casa di reclusione di San Michele, ferme rispettivamente al 31% e al 14% della loro capienza a causa di interminabili lavori di ristrutturazione.

Le misure deflattive introdotte nel 2020 hanno ormai esaurito ogni effetto. A spiegarlo chiaramente è Vicente Santilli, segretario nazionale Sappe per il Piemonte: "I numeri certificano il fallimento delle politiche adottate negli ultimi anni. A fronte di una capienza regolamentare nazionale cresciuta di appena lo 0,83%, i detenuti sono aumentati oltre il 20%. È evidente che il sistema non regge più".

Una quotidianità sempre più complessa

Oltre al problema prettamente numerico, a preoccupare è il profondo mutamento della popolazione detenuta. Si registrano sempre più soggetti ad alta pericolosità e con gravi disturbi psichiatrici, elementi che moltiplicano costantemente gli episodi di violenza, di autolesionismo e di insubordinazione.

"Non siamo più davanti a una semplice emergenza: siamo davanti al rischio concreto che lo Stato perda definitivamente il controllo delle carceri", afferma Donato Capece, segretario generale del Sappe.

La gestione quotidiana si scarica interamente sulle spalle del personale di polizia penitenziaria, costretto a sopperire alle mancanze di altri settori, in primis quello sanitario.

"Non accetteremo più che si continui a governare il sistema penitenziario inseguendo l'emergenza", incalza Capece, chiedendo a gran voce l'invio di organici adeguati, mediatori culturali e un rafforzamento delle cure psichiatriche e delle comunità terapeutiche: "Non si può pretendere che i nostri agenti facciano contemporaneamente i poliziotti, gli infermieri, gli psichiatri, gli educatori e gli interpreti".

Betty Martinelli

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