Ci sono frasi che, quando le senti, sembrano leggere come un saluto detto entrando in punta di piedi. Poi passano gli anni, la vita ci mette sopra guantoni, sudore, viaggi, sacrifici, vittorie e qualche notte amara, e quelle frasi tornano lì, più forti di un diretto al mento.
Era l’inizio del 2020 quando un ragazzo molto timido entrò negli studi di Radio Alba per “Lunedì Sport”. Si chiamava Etinosa Oliha. Educato come pochi, mi dava del “Lei”, quasi chiedesse permesso anche all’aria prima di posizionarsi davanti a un microfono. Parlava piano, con quella timidezza che non fa rumore, ma negli occhi aveva una cosa enorme: un sogno.
La prima cosa che disse fu: “Voglio diventare campione del mondo di boxe”. E io, lo confesso, insieme ai miei collaboratori, quasi sorrisi. Non per mancanza di rispetto, ma perché certi sogni, quando arrivano detti da un ragazzo timido, sembrano talmente grandi da non stare dentro una stanza di radio. Sembrano più grandi del tavolo, dei microfoni, delle luci rosse accese. Sembrano più grandi anche di chi li pronuncia.
E invece ieri quel ragazzo timido ed educato che sul ring diventa “El Chapo”, ma per tutti noi è semplicemente Eti, è andato a un passo dal diventare campione del mondo IBF dei pesi medi, sul ring di Dublino, contro Aaron McKenna. Ha perso ai punti, con verdetto unanime, ma è arrivato fin lì: davanti a migliaia di persone, dentro una notte che per il pugilato italiano pesava come una montagna.
E quando un uomo arriva a un passo dal sogno che aveva annunciato da ragazzo, quel sogno non è più una fantasia: è una strada.
La boxe è così: non fa sconti, non regala cinture, non consola con le parole. Ti mette davanti il verdetto e ti chiede se hai ancora fame. Ma proprio per questo racconta la verità dei sogni meglio di tanti discorsi.
Perché sognare non vuol dire immaginarsi già arrivati. Vuol dire avere la forza di restare in palestra quando nessuno applaude, di rialzarsi quando brucia, di tenere accesa quella frase detta sottovoce anche quando il mondo sembra rispondere con un sorriso incredulo.
E dentro questa strada c’è una figura che va sottolineata, perché le carriere come quelle di Eti non nascono mai da sole. Davide Greguoldo è stato ed è un riferimento fondamentale nel cammino di Etinosa: maestro, guida, uomo di palestra, fratello maggiore di un percorso cresciuto giorno dopo giorno. E insieme a lui c’è la Skull Boxe Canavesana, quella casa di fatica e disciplina dove i sogni non vengono accarezzati soltanto: vengono allenati, corretti, temprati, portati sul ring.
Per questo oggi non c’è da abbassare la testa, Eti. C’è da respirare, assorbire il colpo, guardarsi allo specchio e ricordarsi quel ragazzino che entrò a Radio Alba dando del “Lei” e dicendo una cosa immensa con una voce piccola. Quel ragazzino non aveva torto. Aveva visto lontano. Aveva visto prima degli altri.
Complimenti, Eti. Per la strada fatta, per l’educazione mai persa, per la dignità di ieri sera, per aver portato un sogno piemontese e italiano a un passo dal mondo. La cintura non è arrivata questa volta, ma la strada è quella giusta. E se continuerai a crederci con la stessa forza di quel ragazzo timido del 2020, il titolo mondiale non resterà soltanto una frase detta in radio: diventerà il capitolo più bello della tua storia.





