Gentile Patrizio Onori,
La ringrazio innanzitutto per la risposta, perché preferisco mille volte un confronto civile, anche duro, tra idee diverse piuttosto che la pretesa di stabilire chi possa entrare in una piazza, assistere a una commemorazione o ascoltare una canzone.
Su un punto siamo perfettamente d'accordo: De André e Guccini avevano idee precise e nessuno ha il diritto di cancellarle o riscriverle. Ma proprio da qui nasce la mia obiezione.
Lei elenca alcuni valori presenti nell'opera di De André: attenzione agli ultimi, solidarietà verso gli emarginati, diffidenza verso il potere, libertà individuale, rifiuto della guerra e critica del conformismo. La domanda allora la pongo io: chi ha stabilito che questi siano valori esclusivamente di sinistra?
Io appartengo da sempre alla destra sociale e non considero affatto un povero, un emarginato, un disabile, un anziano solo o una persona in difficoltà come un patrimonio politico della sinistra. Gli ultimi non hanno tessera di partito.
E aggiungo: proprio una destra sociale dovrebbe essere giudicata per quanto riesce concretamente a stare accanto a chi rimane indietro, non per l'etichetta politica che qualcuno decide di appiccicarle.
Lei mi domanda come si possano conciliare De André e una destra che, secondo la sua descrizione, costruirebbe il proprio consenso sulla "paura del diverso". Ma questa è la sua rappresentazione della destra, non necessariamente la mia e certamente non quella di tutte le persone che si riconoscono in essa. Difendere un'identità non significa odiare chi possiede un'identità differente. Chiedere regole non significa disprezzare gli ultimi. Credere nell'ordine non significa essere contro la libertà. Volere che uno Stato controlli i propri confini non significa perdere umanità verso chi soffre. Così come essere di sinistra non rende automaticamente solidali, pacifisti, tolleranti o moralmente superiori.
Ed è proprio l'episodio da cui è partita questa discussione a mostrare la contraddizione che volevo evidenziare. Se sosteniamo davvero la libertà individuale, perché indignarsi per la presenza di Salvini a un ricordo di De André? Avrebbe forse dovuto presentare all'ingresso una dichiarazione di conformità ideologica? È questa la libertà insegnata dalle canzoni di De André? Lei scrive una frase che condivido: "La vera libertà consiste nell'avere il coraggio di ascoltare anche ciò che mette in discussione le nostre idee."
Benissimo. Allora quella frase deve valere anche al contrario. Un uomo di destra deve poter ascoltare De André, comprenderne le parole, essere messo in discussione da esse e magari condividere alcune cose e respingerne altre. Perché ascoltare un artista non significa sottoscrivere un contratto con il quale ci si impegna ad aderire integralmente alla sua visione politica. Io posso amare La guerra di Piero senza diventare anarchico.
Posso leggere Pasolini senza dover condividere ogni sua posizione. Posso apprezzare un'opera di un autore comunista, socialista, liberale, cattolico o conservatore senza consegnargli la mia coscienza politica. Questa, per me, è cultura. Anzi, troverei culturalmente molto povero un mondo nel quale quelli di destra leggessero soltanto autori di destra e quelli di sinistra soltanto autori di sinistra.
C'è poi un ultimo punto. La mia provocazione sul "comprateveli voi i dischi" era, appunto, una provocazione. Non sostenevo che il successo commerciale determini il pensiero di un artista. Sarebbe assurdo. Volevo mettere davanti a una contraddizione chi sembra dire: voi politicamente non avete nulla a che fare con questi artisti, quindi non appropriatevene.
Benissimo: allora portiamo provocatoriamente quel ragionamento fino alle sue conseguenze. Dividiamo librerie, cinema, teatri e concerti secondo appartenenza politica. Sarebbe ridicolo. Ed è precisamente per questo che la cultura deve funzionare nel modo opposto. Lei conclude invitandoci non soltanto ad ascoltare De André, ma a mettere in pratica i valori delle sue canzoni.
Accetto volentieri la sfida. Ma con una condizione: che nessuno pretenda di distribuire patenti di umanità sulla base della scheda elettorale. Perché stare dalla parte degli ultimi non è di destra né di sinistra. Essere contrari alla guerra non è di destra né di sinistra. Difendere la dignità di una persona non è di destra né di sinistra. E soprattutto la libertà non è tale soltanto quando viene esercitata da qualcuno che la pensa come noi. Perciò continuerò ad ascoltare De André.
Conoscendo le sue idee, rispettandole quando non le condivido, condividendole quando le sento anche mie e senza chiedere il permesso a nessuno. Perché forse il miglior omaggio che possiamo fare a un grande artista è proprio questo: non trasformarlo in una tessera di partito.
Con rispetto,
Francesco Li Causi - Destra Sociale Astigiana





