Vacanze Astigiane - 27 agosto 2026, 18:31

Vacanze Astigiane accompagnati da altra storia e altre storie

Nuova proposta d’itinerario mutuando spunti di gita da altre delle tante storie lette su Astigiani, racconti non usuali assai utili a scoprire un altro Astigiano

Storia e storie a Monastero Bormida, Mombaruzzo, Cerro e Isola

Storia e storie a Monastero Bormida, Mombaruzzo, Cerro e Isola

La scorsa settimana avevo scelto e accennato quattro degli innumerevoli racconti di Astigiani, trimestrale di storia e storie, sparsi a man bassa nei 55 numeri fino ad ora pubblicati. Centinaia di storie su molti dei borghi dell’Astigiano. Articoli sempre incentrati su notizie e racconti particolari che diventano originali inviti a scoprire molti nostri posti bellissimi. Pare la proposta sia piaciuta e quindi ci rifaccio, accennandone altre quattro. Quattro di tantissime, che nuovamente invito a scoprire dall’archivio online della testata.

Un medico turco in Valle Bormida 

La storia degli Aly Belfadel, famiglia di origine ottomana, inizia nella Palermo del 1713, con uno dei figli, l’ancora dodicenne Aly, offerto in dono a Vittorio Amedeo II, appena incoronato Re di Sicilia, per essere battezzato e impiegato come valletto nel castello di Rivoli. Il ragazzo ebbe l’occasione di studiare e fu capostipite di una famiglia ben numerosa, che nel tempo ha trovato un posto particolare nella memoria dell’Astigiano con Arturo, classe 1872, che fu medico condotto a Monastero Bormida, dal 1897 al 1912, e che a Vesime trovò moglie. Grande appassionato di lingue straniere e folklore piemontese, fu anche l’autore dell’inno del polentone di Monastero Bormida, cantato almeno a partire dagli anni trenta da chi tornava a casa dopo la festa. La prima particolarità di questo borgo, nato intorno al Mille, è indubbiamente il monumentale castello. Per arrivarci c'è da passare su un possente ponte romanico, esperienza unica ed emozionante. Poi il centro storico, pieno di pietra, vicoli e vicoletti che si aprono sulla grande piazza del castello, in origine monastero dedicato a Santa Giulia. A fine '300 viene trasformato in costruzione difensiva di lusso, evidente nei ricchi interni, con pavimenti a mosaico, soffitti a vela e a crociera ed affreschi. Proprio bello. 

Il cavaliere degli amaretti di Mombaruzzo 

La storia di Franco Vicenzi, pare uscire dalle pagine del libro Cuore. Siamo alla fine della seconda guerra mondiale. Un ragazzino, 11 anni, orfano di madre, compie da solo un lungo viaggio che dal Friuli lo porta in Piemonte. Si mantiene imparando diversi lavori, ma si forma soprattutto come garzone di “bottega” nei forni del paese, in particolare nella pasticceria di Moriondo. Punto vendita della famiglia dell’’inventore della delizia a base di mandorle, il mombaruzzese Francesco Moriondo, economo di casa Savoia, innamorato di una giovane pasticcera di origine siciliana che lavorava nelle cucine reali. Lasciata la corte, la coppia si trasferì a Mombaruzzo, dove iniziò a produrre e commercializzare il dolce, arricchendo la ricetta di partenza con una piccola percentuale di “armelline”, le mandorle contenute nel nocciolo dell’albicocca. È proprio questa nota amarognola a dare il nome agli amaretti. Il giovanissimo Franco Vicenzi apprende l’arte del fare gli amaretti da Giacinto Moriondo, erede diretto dell’inventore, fino a farne un’arte, fino a farne fortunata impresa. Prima degli amaretti però fatevi un giro in paese, sulla cresta di una collina da cui si può ammirare il sontuoso paesaggio circostante. Il nucleo più antico è veramente interessante, dominato dalla possente torre civica. Per gli appassionati d’arte antica, da non perdersi la visita all’interno della chiesa di Sant’Antonio Abate, per lo sfarzo di affreschi quattrocenteschi tra cui una Madonna con il Bambino, dalle forti analogie pittoriche con alcune opere del Maestro di Roccaverano. 

A Cerro Tanaro il tenore del Grignolino 

La storia di Giorgio Carnevale, uno dei protagonisti del vino astigiano nel dopoguerra, comincia nel 1925, nato a Fubine da Maria e Delfino, commerciate, non solo di uve. Presto si trasferiranno a Cerro Tanaro. Lui sarà l’unico dei tre figli Carnevale a studiare. Un destino vinicolo. S’iscrive alla scuola enologica ad Alba. E il diploma arriva subito dopo la guerra, nell’estate del 1945. Nel 1961, arrivato alla guida dell’azienda commerciale di famiglia, decide di mettere, per la prima volta, il vino in bottiglia, segnando così il passaggio tra un vecchio e un nuovo modo di fare commercio del vino. Chi l’ha conosciuto, sa della sua passione per il canto. Cantava ogni volta che poteva con bella voce da “tenore leggero”. E poi è toccato ad Alessandro, entrato in azienda nel 1986. Un passaggio generazionale non facile, acuito dal rapido evolversi dei mercati, ma l’insegna de “I vini de la Rocchetta” e il bel villone alberato che gli sta dietro, ancora danno il benvenuto a chi arrivi a Cerro Tanaro. Poco più avanti, il prezioso Museo della Bicicletta Sarachet, situato al primo piano della stazione ferroviaria, con ben esposta la collezione di bici storiche opere di Guido Saracco detto Sarachet, corridore dei primi decenni del '900 e loro appassionato costruttore. In paese vi aspetta invece la accogliente chiesa di San Giovanni Battista sorta sul sito di una preesistente cappella del XII secolo e la solida Torretta degli Adorni, casaforte cinquecentesca. A seguire nulla di meglio di una bella passeggiata bordo Tanaro sul piacevole percorso attrezzato, anche per il bird watching, per finire con uno, o più, cocktail alla Bottiglieria Aurora, eccellenza del mixology che non sfigurerebbe a Milano, Londra o New york, imperdibile per gli amanti, come me, del tema. 

Guido Ginella, il signore della fisarmonica 

Guido Gonella era nato a Isola d’Asti il giorno dell’Epifania del 1900. Morì in un incidente stradale a 82 anni con la sua fisarmonica in spalla, dopo una vita passata a suonare e far cantare generazioni di astigiani. La considerava una missione che svolse in colonie, centri estivi, oratori e scuole. Negli anni ’30 fondò la banda di Isola d’Asti e ne diresse altre in diversi paesi astigiani e cuneesi. Cantore di territorio, incredibilmente legato a tutto l’Astigiano e in particolare a la sua Isola d’Asti. Paese costituito da una parte bassa, recente e commerciale, e da una parte alta, la storica Villa. Qui merita sicuramente una visita la torre campanaria, risalente al XVI secolo e monumento nazionale dal 1924. Suggerisco anche di visitare il Museo fotografico, nato dalla passione di Luigi Corino, storico fotografo del posto, mancato ad inizio anno, e, per finire in dolcezza, tutti a caccia dii Tirulën, biscotti a base di nocciole e buccia di limone, nati nel dopoguerra dalla dolce intuizione dei proprietari della Pasticceria Gallinotti, oggi chiusa spero non definitivamente. Biscotti perfetti da gustare con una buona Barbera locale. 

Davide Palazzetti


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