Economia e lavoro - 04 settembre 2026, 06:44

L'allarme di Confartigianato sul caro carburanti e le proposte per salvare le imprese piemontesi

​Rincari da 807 milioni di euro per il Piemonte: la categoria chiede lo stop ai tagli lineari e aiuti mirati per l'autotrasporto

L'allarme di Confartigianato sul caro carburanti e le proposte per salvare le imprese piemontesi

​Una vera e propria tempesta perfetta sta travolgendo il settore dell'autotrasporto piemontese. 

L'aumento fuori controllo dei costi operativi, i margini ridotti all'osso e una volatilità dei prezzi che impedisce qualsiasi pianificazione stanno portando il sistema ad un punto di svolta drammatico. A pesare come un macigno sulle imprese e sulle famiglie della nostra regione è la stima dei rincari sui carburanti: ben 807 milioni di euro in più rispetto al 2025, segnando un incremento del 19,7%.

​Se prima della crisi la spesa per il carburante incideva per circa il 20% sui costi aziendali, oggi è arrivata a sfiorare il 30% per i trasportatori, diventando la seconda voce di spesa più pesante subito dopo il personale.

​Le critiche alle misure d'emergenza e la posizione della categoria
 

​Di fronte a uno scenario di forte stritolamento economico per la categoria, le risposte emergenziali messe in campo finora non sembrano più sufficienti. 

A sottolinearlo è Giovanni Rosso, presidente di Confartigianato imprese Piemonte trasporti: "Non possiamo più permetterci di procedere giorno per giorno. Gli interventi una tantum possono alleggerire nell'immediato, ma sono rimedi momentanei. Purtroppo però le emergenze non sono più eventi eccezionali, sono diventate una prassi consolidata. Di fronte al caro carburanti, la risposta più semplice sembra essere abbassare l'accisa per tutti, ma è anche una misura molto costosa e poco mirata. Chiediamo inoltre che il prezzo del carburante venga stabilito una volta l'anno, senza dover rincorrere le cifre sui tabelloni dei distributori che cambiano di continuo".

​Il tema centrale sollevato dal presidente Rosso risiede nella profonda differenza dell'impatto che il rincaro della benzina e del gasolio ha sui vari soggetti: "Il Governo, con uno stanziamento di 130 milioni di euro, ha ridotto fino al 5 settembre l'accisa sul gasolio. Il problema è che non tutti usano il carburante allo stesso modo. Per un autotrasportatore è la principale voce di costo aziendale. Per un pendolare che vive in un'area poco servita dai mezzi pubblici è spesso una spesa obbligata, e per una famiglia con un reddito basso un aumento alla pompa pesa molto di più. Per questo pensiamo che sia arrivato il momento di ragionare su un Credito mobilità rimborsabile: un aiuto temporaneo rivolto soprattutto alle famiglie con redditi più bassi, ai pendolari e a chi vive nei territori dove l'auto è praticamente indispensabile. Invece di ridurre il prezzo di ogni litro per tutti, utilizziamo le risorse per aiutare maggiormente chi ne ha davvero bisogno".
 

​Prezzo agevolato e stop all'Iva sulle accise

Per evitare di soffocare la capacità di investimento delle aziende di trasporto, chiamate oltretutto ad affrontare la sfida della transizione verso tecnologie più sostenibili, la confederazione chiede una svolta nelle politiche economiche del settore.
​"Per l'autotrasporto serve una risposta specifica. Il Governo ha già riconosciuto la particolarità del settore attraverso un credito d'imposta legato all'aumento del costo del gasolio, ma non è sufficiente. Chiediamo che venga riconosciuto alla categoria un prezzo agevolato come avviene per l'agricoltura e la pesca e infine l'abolizione dell'Iva al 22% sulle accise. È questa la strada che riteniamo debba essere percorsa: interventi mirati per le imprese e sostegni mirati per le famiglie, invece di distribuire le stesse risorse indistintamente", conclude Rosso.
 

Redazione

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