Il graffio di Dino Pes ed Exalibur sul Palio di Asti 2026 ha il peso di un insegnamento.
Nel Palio non si deve mollare mai, perché a quelli davanti può capitare di tutto e se tu fai la tua corsa da passista può succedere che la vittoria ti baci. Intendiamoci la vittoria di questa edizione non è dovuta solo alla guerra tra Tanaro e San Lazzaro, non abbiamo potuto vedere finire la corsa a tutti e non sapremo mai se dalla posizione centrale, una volta vista la luce Velluto sarebbe balzato comunque in prima posizione.
La vittoria sta nella combo tra quello che gli capita davanti e l'esperienza di Dino Pes, il pelo sullo stomaco di anni e anni di provincia ed un cavallo che ti permette di rimanere lì, in quel fazzoletto dietro ai primi.
Così come accade a Baldichieri, Cersosimo si prende una giusta dose di visibilità con un altro cavallo, Dyllu da provincia vera. Così come da provincia vera è Ajo' de Sedini, l'età in lui è solo esperienza combinata con un'attitudine straordinaria.
Credo di averlo scritto negli anni fino alla noia, per il Palio l, che è una battaglia, ci vogliono cavalli da Palio. Quelli che fanno il canape coi fantini da Palio, che sbattagliano la domenica a primavera, che vanno in su ed in giù tra tutte le piste e tutti i Palii a seconda della loro potenzialità.
Ma questa è solo una delle note a piè pagina di Asti. C'è l'assenza di Atzeni che, stasera soprattutto, ha pesato come una macigno.
Antipatico da dirsi? Può darsi, ma è una evidenza.
Poi il Palio apparecchiato di cui si mormorava tanto e che non si è compiuto.
È il suo bello, del Palio, intendo.Che a volte va dove si crede che debba andare e a volte esce con una carta a sorpresa.
La pressione quest'anno era tangibile più di sempre, c'era anche nella stampa specializzata un toto-vittira che è stato per lo più smetito.
Certo Asti, da ultimo Palio ad ingaggio dell'anno, paga forse un numero importante di accoppiate da fermare. A volte la fretta di chiudere, a volte l'essere precipitoso su cavalli che poi nell'amata non brillano a volte arrivare impreparati, tutto pesa.
Ma quello che da esterna, appassionata e lontana da Asti mi sento di poter scrivere serenamente è altro. Ancora una volta vedere il Palio di Asti è stata una impresa. Il sito non era raggiungibile costringendo tutti sullo schermo di uno smartphone.
La Rai ha aperto alle sei e chiuso alle sette, rimandando a collegarsi sul loro sito. ( E in assoluta tranquillità tutti noi che eravamo collegati saremmo stati anche di più su ogni batteria senza la premura della diretta sul nazionale).
Ma davvero un Palio come Asti, una città come Asti ha così bisogno della diretta Rai, peraltro sempre abbastanza fuori tono nel racconto. Per carità colleghi bravi ma si sente che il Palio, anche giustamente, non è il loro mestiere.
Ma come mai, e togliamo Siena dal mazzo, Fucecchio e Legnano si riescono a vedere su TV locali e su YouTube con una bella collaborazione tra testate streaming che seguono tutto l'evento e lo raccontano con professionalità e partecipazione e lo condividono su varie realtà.
È così impensabile per Asti ? Che oltretutto è una città diciamo non proprio vicina per tutti gli appassionati. Cosa impedisce a chi di competenza di promuovere qualcosa di simile, davvero quell'ora scarsa dove la parola più usata è "tifosi" è così essenziale alla promozione del Palio e della città ?
O è davvero essenziale usare il Palio per promuovere il settembre astigiano o il vino ?
Rimango convinta dell' idea che al Palio, ognuno a modo suo nella sua latitudine, dovremmo portare più rispetto. Intanto l'ultimo Palio del sindaco Rasero si chiude e si tinge di bianco verde e, licenza che mi prendo, io abbraccio la mia cara amica Franca Sattanino che è stata una delle persone che mi hanno aiutato ad amare Asti ed il suo Palio.





