Il drappo che cala sull'edizione appena conclusa del Palio di Asti lascia negli occhi i colori di una bellissima finale e il trionfo del tenace Dino Pes. A 46 anni, il fantino ha riportato la vittoria al comitato di San Martino San Rocco, riscattando una giornata per molti versi stramba e complessa.
La macchina organizzativa ha però mostrato qualche fatica di troppo sotto un sole cocente, evidenziando tempi dilatati che meritano una riflessione attenta.
I ritardi e la diretta nazionale saltata
A centrare il punto è lo storico giornalista Sergio Miravalle, che dall'osservatorio privilegiato della postazione Rai ha vissuto in prima persona l'impossibilità di raccontare l'epilogo della corsa agli spettatori di tutta Italia. Il collegamento su Rai 3 nazionale, partito alle 18, si è chiuso inesorabilmente alle 19, mentre la finalissima si è conclusa soltanto alle 19,32.
Il suo parere non lascia spazio a dubbi: "La macchina del Palio ha dimostrato sotto il sole cocente di avere bisogno di una bella registrata".
I ritardi si sono accumulati fin dal pomeriggio. La prima batteria, partita alle 16,22, ha collezionato ben otto false partenze, tra cadute al canapo, furberie dei fantini e le evidenti difficoltà del mossiere Calamassi, che ha faticato a tenere in pugno la mossa, finendo per validare una partenza non dissimile da quelle annullate in precedenza. A questo si sono aggiunte le lunghe pause tra una corsa e l'altra: mezz'ora di trattori in pista per fresatura, irrorazione e rullatura della terra.
La voce del pubblico e le possibili soluzioni
Le altre batterie sono scivolate via con tempi migliori, ma è rimasta la sensazione di mosse troppo autogestite dai protagonisti a cavallo. Sulle tribune, il caldo e le lunghe attese hanno spinto parte del pubblico a fischiare, facendo ironicamente notare le proprie tempistiche di vita quotidiana: "Lunedì dobbiamo andare a lavorare".
Il Palio resta una manifestazione stupenda, un patrimonio inestimabile per la nostra città, ma le ore che trascorrono tra l'avvio del corteo e il lampo finale rischiano di disperdere l'entusiasmo.
Ecco perché crediamo sia giunto il momento di aprire un dibattito costruttivo. Le formule per snellire e valorizzare l'evento non mancano. C'è chi suggerisce di riportare la corsa alla terza domenica di settembre, per beneficiare di un clima meno opprimente. Altri ipotizzano un salto a maggio, in concomitanza con le celebrazioni del Santo Patrono. Un'ulteriore strada potrebbe essere quella di sdoppiare l'evento, correndo le batterie al sabato e concentrando l'attenzione sulla sola finalissima la domenica, magari preceduta dal corteo storico. Tante riflessioni già tentate dall'ex Capitano del Palio, avvocato Paolo Bagnadentro.
Dite la vostra
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