Economia e lavoro - 13 settembre 2026, 07:00

Export piemontese a due velocità tra il balzo europeo e il freno della crisi in Medio Oriente

Le vendite globali crescono del 6% nel primo semestre 2026 (con la sola eccezione di Asti che frena, -2,9%), ma nei quattro mesi di conflitto le micro e piccole imprese cedono il 22% nell'area mediorientale

Export piemontese a due velocità tra il balzo europeo e il freno della crisi in Medio Oriente

L'andamento del commercio estero piemontese nel corso del 2026 delinea uno scenario articolato e solo apparentemente contrastante, la cui corretta chiave di lettura risiede nell'integrazione di due orizzonti temporali e di mercato ben distinti. Sul piano generale, il bilancio dell'intero primo semestre dell'anno (gennaio-giugno) tracciato da Unioncamere Piemonte restituisce una decisa vitalità: le esportazioni complessive hanno raggiunto 32,8 miliardi di euro, mettendo a segno un incremento del 6,0% rispetto ai primi sei mesi del 2025 e superando la media italiana (+4,5%). A questo andamento cumulativo si affianca la rilevazione di Confartigianato Imprese Piemonte, focalizzata su un perimetro differente: i quattro mesi di conflitto in Medio Oriente, da marzo a giugno 2026. In questa specifica finestra, le esportazioni regionali dirette verso i partner mediorientali nei settori a elevata presenza di micro e piccole imprese (MPI) hanno subito un crollo del 22,0%. La divergenza nei numeri riflette dunque la coesistenza tra la forte capacità di traino delle principali rotte commerciali europee e l'impatto immediato e violento che le tensioni geopolitiche hanno inferto ai comparti artigiani maggiormente esposti verso il Golfo.

La crescita complessiva nei primi sei mesi del 2026

Nel periodo gennaio-giugno 2026, la manifattura regionale ha dimostrato una notevole reattività, sostenuta dall'espansione del saldo commerciale salito a +7,9 miliardi di euro, a fronte di 25,0 miliardi di merci importate (+4,6%). Il percorso di crescita ha cambiato passo nel corso del semestre: dopo un avvio moderato nel primo trimestre (+2,8%), le esportazioni hanno registrato un'accelerazione decisa tra aprile e giugno, segnando un balzo dell'8,6%.

A fungere da principale propulsore è stato il consolidamento all'interno dell'Unione Europea a 27, mercato che accoglie il 61,4% delle merci regionali e che è progredito del 7,2%. All'interno dell'area comunitaria, la Francia si conferma la prima destinazione con oltre 5 miliardi di euro e un incremento del 9,1%, affiancata dalla Germania (+3,2%, pari a 4,3 miliardi) e dalla Spagna (+10,2%). Sul fronte extra-comunitario, cresciuto complessivamente del 4,1%, spiccano i risultati positivi verso la Svizzera (+17,5%) e il Regno Unito (+6,3%), mentre gli Stati Uniti, pur rimanendo il primo partner extra-Ue con una quota del 7,1%, registrano una leggera contrazione del 2,1%.

Sotto il profilo merceologico, il comparto dei mezzi di trasporto conserva il primato regionale con 6,9 miliardi di euro (21,0% dell'export totale) e un progresso del 6,0%, guidato dal recupero degli autoveicoli (+18,4%) e dalla componentistica (+4,3%), a fronte della marcata contrazione dell'aerospazio (-32,2%). Ottime performance caratterizzano anche l'alimentare e bevande (+12,7%), salito a oltre 5 miliardi di euro, i metalli e prodotti in metallo (+9,9%) e il comparto tessile, abbigliamento e accessori (+9,1%). Più debole la meccanica, che flette dello 0,9% pur rappresentando la seconda voce manifatturiera con una quota del 16,2%.

La mappa provinciale e il dato di Asti

La geografia interna dell'export vede Torino nel ruolo di locomotiva territoriale, concentrando il 44,3% delle vendite estere e crescendo dell'8,1%. Spiccano le progressioni a due cifre di Alessandria (+16,3%) e del Verbano-Cusio-Ossola (+10,4%), con segnali favorevoli anche da Biella (+6,2%) e Novara (+4,0%). La provincia di Cuneo chiude con una sostanziale stazionarietà (-0,1%).

In controtendenza rispetto alla spinta regionale generale si colloca invece la provincia di Asti, che registra la contrazione più marcata dell'intero territorio piemontese. Nel corso del primo semestre del 2026, l'export astigiano ha totalizzato 1,677 miliardi di euro a fronte degli oltre 1,727 miliardi dello stesso periodo del 2025, segnando una flessione del 2,9% e attestando la propria incidenza al 5,1% del valore complessivo regionale. In territorio negativo si posiziona anche Vercelli, che chiude il semestre a -2,6%.

A commento dell'andamento aggregato piemontese, il presidente di Unioncamere Piemonte, Gian Paolo Coscia, sottolinea che "il più 6% registrato dall'export piemontese è un risultato straordinario che supera nettamente la media nazionale, riaffermando la capacità d'innovazione del nostro tessuto produttivo", ricordando come presidiare i contesti esteri sia la chiave di volta per la competitività e lo sviluppo economico.

L'onda d'urto del conflitto sulle piccole realtà produttive

Il quadro economico muta radicalmente quando si isola l'effetto delle crisi internazionali sui comparti artigiani. Nel corso dei quattro mesi di guerra compresi tra marzo e giugno 2026, l'indagine di Confartigianato Imprese Piemonte evidenzia come la domanda mediorientale verso le micro e piccole imprese piemontesi sia crollata del 22,0%. Si tratta di una contrazione più severa di quelle riscontrate in Lombardia (-12,5%) e in Emilia-Romagna (-19,9%), superata a livello nazionale solo dalla Toscana (-28,5%).

La frenata investe canali di vendita strategici costruiti negli anni, in particolar modo nei Paesi del Golfo quali Emirati Arabi Uniti, Arabia Saudita, Qatar, Kuwait, Oman e Bahrein, tradizionali importatori di eccellenze manifatturiere ad alto valore aggiunto. Le filiere più penalizzate comprendono la meccanica strumentale, le apparecchiature elettriche, la metallurgia, i mobili e il sistema pelle. A livello italiano, nei settori a forte impronta di micro e piccole aziende, l'export verso l'area mediorientale vale 7,7 miliardi di euro su base annua a giugno 2026 e ha perso il 17,3% nei quattro mesi bellici: tra i segmenti più colpiti spiccano la moda (-33,7%, con la pelletteria a -44,1%), i mobili (-14,4%) e l'alimentare (-7,7%), mentre i prodotti in metallo mostrano una controtendenza positiva (+2,3%).

A fronte delle ripercussioni generate dalle tensioni internazionali, il presidente di Confartigianato Imprese Piemonte, Giorgio Felici, richiama l'attenzione sulle fragilità delle realtà minori: "La geopolitica sta entrando direttamente nelle nostre filiere produttive e le piccole imprese non possono essere lasciate sole di fronte a calo della domanda, costi energetici e incertezza", evidenziando la necessità di interventi tempestivi: "La debolezza dell'Unione Europea pesa sui mercati esteri; occorrono sostegni mirati e una decisa diversificazione per presidiare più mete senza arretrare".

Redazione

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