Attualità - 23 settembre 2026, 14:51

Ambulanti in stato di agitazione: "Il caro carburante mette a rischio le nostre attività"

Anche ad Asti l'A.N.A. UGL lancia l'allarme: "Incassi ridotti di oltre il 50%, mentre il costo del carburante è aumentato del 30-40%". Chiesto al Governo un tavolo di crisi e un intervento urgente per sostenere la categoria

Merphefoto

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Gli ambulanti dichiarano lo stato di agitazione nazionale e chiedono al Governo un intervento urgente contro l'aumento del costo dei carburanti. A comunicarlo è l'A.N.A. – Associazione Nazionale Ambulanti UGL, che ha assunto la decisione nel corso della riunione dei dirigenti nazionali del 21 settembre, trasformando le difficoltà economiche della categoria in un vero e proprio "grido di allarme".

Al centro della protesta c'è soprattutto il costo del carburante, diventato particolarmente pesante per un settore che, per sua natura, è costretto a spostarsi quotidianamente per raggiungere mercati e fiere. Secondo l'associazione, durante l'estate gli effetti si sono sommati a quelli del caldo e alla riduzione dei consumi.

"In questa estate torrida, che ha di fatto desertificato i mercati per via delle alte temperature, gli incassi degli ambulanti si sono ridotti di oltre il 50%", sostiene l'A.N.A. UGL. A questo si sarebbe aggiunto un incremento del costo del carburante indicato dall'associazione tra il 30 e il 40 per cento, con conseguenze particolarmente pesanti per chi deve percorrere molti chilometri per raggiungere i propri posteggi.

Secondo la denuncia, in numerosi casi il costo degli spostamenti rischia di superare il guadagno ottenuto dalla giornata di lavoro. "Molti ambulanti pensino a rimanere a casa perché le attese di un incasso erano inferiori a quelle dei costi certi di spostamento", si legge nella comunicazione.

Una situazione che, secondo l'associazione, finisce per avere conseguenze anche sui consumatori. I mercati rappresentano infatti, viene sottolineato, un importante punto di riferimento soprattutto per le famiglie a basso reddito, ma gli operatori devono fare i conti con l'aumento dei prezzi e con la contrazione della capacità di spesa.

"Oltre 61 mila attività hanno chiuso"

L'A.N.A. UGL inserisce l'emergenza carburanti in una crisi più ampia del commercio ambulante. L'associazione sostiene che negli ultimi nove anni abbiano cessato l'attività 61.444 imprese ambulanti, con una progressiva riduzione del numero degli operatori presenti nei mercati e nelle fiere.

Da qui la richiesta al Governo di aprire un tavolo di crisi del settore, con l'obiettivo di affrontare sia l'emergenza legata al carburante sia le altre questioni che stanno interessando la categoria.

"Il Governo deve intervenire per ridurre il costo del carburante per gli ambulanti", scrivono il presidente Ivano Zonetti e il segretario Marrigo Rosato, sottolineando come si tratti di circa 130 mila piccole attività che, secondo l'associazione, hanno resistito alla pandemia, alla crescita delle vendite online e alla riduzione dei consumi delle famiglie.

Rosato: "Non ce la fanno più a reggere i costi"

A spiegare le ragioni della mobilitazione è il segretario nazionale dell'A.N.A. UGL Marrigo Rosato, che parla di una decisione "forte" maturata di fronte a una situazione diventata ormai difficile da sostenere.

"L'Associazione Nazionale Ambulanti UGL ha proclamato lo stato di agitazione della categoria. È una decisione forte perché gli ambulanti non ce la fanno più a reggere i costi del carburante", sottolinea Rosato.

Il problema, secondo il segretario nazionale, è rappresentato soprattutto dai costi certi degli spostamenti, a fronte di incassi sempre più incerti. "Sono costi certi quelli che dovrebbero sostenere per spostarsi da casa al mercato e poi al ritorno. Sono costi certi che non vengono neanche remunerati perché le famiglie anch'esse sono in difficoltà".

"Serve un aiuto, non possiamo essere dimenticati"

Da qui la richiesta al Governo di individuare rapidamente una forma di sostegno per il comparto. "C'è bisogno che il Governo assuma la decisione di un aiuto, di un sostegno, di un blocco dei prezzi, qualcosa che non si rivolga solo ai pescatori o ai piccoli agricoltori, ma che guardi anche a questo mondo che aiuta a tenere vive le nostre città, le nostre strade, le nostre piazze", afferma Rosato.

Il segretario dell'A.N.A. UGL evidenzia anche il ruolo economico e sociale dei mercati: "Se si fermano gli ambulanti, si fermano le filiere produttive e si inaridiscono la vita delle città e dei borghi".

L'associazione richiama anche la crisi strutturale che da anni interessa il settore. Nella nota inviata al Governo viene indicata la chiusura di 61.444 attività ambulanti negli ultimi nove anni. Rosato sottolinea inoltre il dato relativo al Lazio, dove le cessazioni sarebbero state circa 7 mila.

"Bisogna intervenire con urgenza"

L'A.N.A. UGL chiede quindi l'apertura di un tavolo di confronto con il Governo, intervenendo sia sull'emergenza carburanti sia sulle altre questioni che riguardano il settore, comprese quelle relative alle concessioni dei posteggi e al Canone unico dei mercati.

Per Rosato, però, il tempo delle attese è ormai terminato. "Bisogna intervenire. È un grido di allarme, speriamo che il Governo lo recepisca, altrimenti saremo costretti a svolgere anche manifestazioni di protesta clamorosa".

Lo stato di agitazione rappresenta così il primo passo della mobilitazione annunciata dall'associazione, che chiede misure specifiche per una categoria che, sostiene l'A.N.A. UGL, continua a garantire un servizio importante nei mercati e nei centri urbani, ma che rischia di non riuscire più a sostenere i costi necessari per continuare a lavorare.

Redazione

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