Scuola - 23 settembre 2026, 11:55

La scuola non sia terreno di scontro ideologico: l'appello di Uniti si può

Alunni stranieri e gestione delle aule al centro della critica dei consiglieri comunali del gruppo contro i piani ministeriali

La scuola non sia terreno di scontro ideologico: l'appello di Uniti si può

Una presa di posizione netta contro la narrazione ministeriale sull'istruzione e sulle possibili divisioni all'interno delle classi. Il gruppo consiliare civico astigiano Uniti si può, attraverso i propri rappresentanti comunali Mauro Bosia e Vittoria Briccarello, esprime una dura condanna verso le recenti dichiarazioni e proposte avanzate dall'esecutivo nazionale.

Al centro della contestazione vi è l'impostazione comunicativa adottata dai vertici politici, giudicata divisiva e priva di reale utilità per la didattica quotidiana: "Meloni parla di bambini italiani che si sentirebbero minoranza nelle classi, il ministro Valditara evoca addirittura la fuga dei bianchi. Il governo sceglie ancora una volta di alimentare la contrapposizione tra italiani e stranieri, anziché affrontare i problemi della scuola. Una polemica demagogica che sembra inseguire Vannacci più che rispondere alle esigenze di studenti e insegnanti", affermano Mauro Bosia e Vittoria Briccarello.

Secondo i consiglieri di minoranza, le soluzioni sbandierate sul piano normativo non introducono alcuna vera novità. Nel mirino finiscono in particolare due punti: "I principali provvedimenti annunciati intervengono su questioni già disciplinate: il tetto del 30% degli studenti stranieri è previsto da una circolare ministeriale del 2010 e il riconoscimento del volto nei luoghi pubblici è già regolato dalla legge del 1975. Non servono a nulla se non a lanciare fumo negli occhi dell’opinione pubblica", proseguono gli esponenti della lista civica.

Per Uniti si può, il vero nodo dell'istituzione scolastica risiede altrove, ovvero nella capacità di garantire una crescita equa e aperta a ogni studente: "Il problema della scuola non è trovare un nemico interno, ma garantire a tutti il diritto all'istruzione. La scuola non dovrebbe essere uno strumento di controllo della società, ma un ascensore sociale e il luogo in cui la Repubblica mette in pratica l'articolo 3 della Costituzione per rimuovere gli ostacoli economici e sociali. Il problema da affrontare è la conoscenza della lingua e non la cittadinanza, anche perché la maggioranza degli alunni stranieri è nata in Italia e parla la lingua come gli altri, risultando straniera solo per le lungaggini burocratiche", sottolineano i consiglieri.

Nel documento viene descritta la complessa quotidianità degli istituti, dove il personale docente si trova a gestire contesti eterogenei: "Un docente può trovarsi a seguire sette o otto situazioni differenti, tra disabilità, disturbi dell'apprendimento, difficoltà linguistiche e bisogni educativi speciali. Le difficoltà dipendono da molti fattori, dalle condizioni socioeconomiche della famiglia alle opportunità di praticare la lingua. Ad educare è la comunità e la scuola deve fare una gincana fra modelli diseducativi, violenti e pieni di rabbia che talvolta provengono dalla politica stessa", denunciano.

Particolare rilievo assume il tema dell'accoglienza dei nuovi arrivati durante l'anno, spesso affidata alla sola disponibilità dei singoli insegnanti: "Gli inserimenti in corso non hanno un percorso strutturato e uguale in tutta Italia. A prendere in mano queste situazioni è spesso il buon cuore di insegnanti virtuose che dirottano ore previste per progetti, compresenze e potenziamento sull'alfabetizzazione che, prima che scolastica, serve a dare dignità alla persona", argomentano Bosia e Briccarello.

La conclusione dell'intervento delinea le priorità strutturali ritenute indispensabili per il buon funzionamento del sistema formativo: "Avere classi da 30 non aiuta a costruire percorsi individualizzati evitando di abbassare il livello generale della classe. Servono classi meno numerose con un tetto a 20 alunni, finanziamenti strutturali per l'alfabetizzazione, docenti formati, continuità didattica e mediatori linguistici per alunni e genitori. Le difficoltà linguistiche non si risolvono spostando gli studenti da un istituto all'altro, ma mettendo gli istituti nelle condizioni di insegnare. È su questo che chiediamo al governo di dare risposte concrete, senza ridurre la scuola a una contrapposizione tra bambini italiani e stranieri", concludono.

Gabriele Massaro


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