Il peso politico e sociale delle aree periferiche torna ad accendere gli animi in consiglio comunale. Al centro del lungo dibattito c'è il nuovo regolamento per l'istituzione dei referenti di frazione, una figura pensata per ricucire lo strappo tra il palazzo e le comunità decentrate, ma che ha finito per dividere nettamente maggioranza e opposizione.
A dettare la linea della giunta è stata la vicesindaca Stefania Morra, che ha inquadrato la genesi del documento: "Questo regolamento arriva da un lavoro fatto dal consigliere delegato alle frazioni Piero Ferrero, portato in commissione e già portato in un confronto con gli attuali rappresentanti delle varie frazioni". La ratio dell'operazione, secondo l'amministrazione, è chiara: "Vuole istituire questa figura di referenti di frazione proprio perché riteniamo che le frazioni abbiano un ruolo fondamentale nella comunità comunale, che abbiano caratteristiche completamente differenti e esigenze differenti dal centro". Nessun gettone né investitura formale, ma puro servizio civico: "Il ruolo del referente si esercita su base volontaria e a titolo gratuito, non ha potere di rappresentanza del comune né funzione deliberativa e opera al solo scopo di favorire un'interlocuzione tra la comunità e l'amministrazione comunale".
A rincarare la dose in difesa dell'impianto è intervenuto il consigliere delegato alle frazioni Piero Ferrero, che ha voluto rivendicare l'anima apartitica del progetto: "Questo regolamento non è altro che mettere nero su bianco quello che sta già facendo gran parte dei volontari che dobbiamo ringraziare perché sono delle figure che fanno da tramite tra l'amministrazione e il territorio, senza guardare il colore politico". Un percorso accidentato che affonda le radici nel passato: "La giunta Galvagno aveva fatto un piccolo regolamento su come eleggere questi volontari, l'avevamo rivisto, avevamo fatto tantissime riunioni, avevamo portato in maggioranza e in giunta e poi è abortito". Sull'operatività reale, Ferrero non ha dubbi: "Noi ci sentiamo periodicamente, non guardiamo il colore politico, si va d'accordo con tutti e si cerca di collaborare".
I tempi sospetti e le critiche sul decentramento
Dai banchi della minoranza l'analisi si fa decisamente più caustica, puntando l'indice contro le tempistiche dell'amministrazione. Il consigliere Mario Malandrone ha sollevato pesanti dubbi sull'efficacia dell'operazione: "Questa sera la discussione parte dal fatto che per anni c'è stata l'assenza di un decentramento". Il vero nodo, secondo la minoranza, è il calendario politico: "Noi andiamo a votare un regolamento di referenti di frazione in un anno preelettorale senza avere ancora la partecipazione dei cittadini, cioè noi sentiamo di una consultazione ai cittadini sulle frazioni, ma si lascerà all'amministrazione successiva il far nascere questi patti di collaborazione". L'alternativa proposta guarda ad altri modelli virtuosi: "Questa delibera tampona negli ultimi anni, in molti comuni italiani hanno lavorato su quella che si chiama sussidiarietà orizzontale, i patti di collaborazione, e questo ha permesso la cura di alcuni spazi pubblici da parte dei cittadini".

Lo scontro sull'anzianità abitativa e lo statuto dimenticato
Il momento di massima tensione si è però registrato sull'emendamento presentato dalla consigliera Vittoria Briccarello, mirato a svecchiare e rendere più incisivo il ruolo dei referenti. In aula la consigliera ha difeso le sue modifiche parlando di "un buon modo per portare a casa qualcosa di efficace ed efficiente". Sotto la lente è finita soprattutto la regola per la selezione: "Chiedo di eliminare quello che è il punto inerente all'anzianità del referente nel momento in cui presenta la candidatura... la ritengo una caratteristica utile ma non indispensabile". La proposta alternativa chiedeva invece una vera "consultazione elettorale fra i cittadini residenti nella frazione".
Fuori dall'aula, la consigliera ha poi sviscerato il senso politico della sua battaglia e la sua frustrazione per la bocciatura. "L'emendamento era molto puntuale perché di fatto andava a togliere il punto in cui si parla dell’anzianità abitativa per il referente, perché dal mio punto di vista è la morte di tutto ciò che si dice, ovvero che le frazioni devono continuare a essere abitate da persone giovani". L'idea centrale era quella di introdurre uno strumento vincolante: "Si stipula con ogni frazione un patto frazionale in cui si dice i due problemi più gravi di San Marzanotto sono questi, di Variglie questi due, di Sessant questi, in modo che dal momento che si parla di questo investimento di 400.000 euro per le frazioni questi soldi non vengano dispersi".
Di fronte al muro alzato dalla maggioranza, la minoranza ha scelto una linea dura, astenendosi in blocco dal votare il regolamento (con l'eccezione di Migliasso). "Hanno fatto di tutto per bocciarmelo con interventi in cui tutti richiamavano le circoscrizioni, ma comunque l’anzianità non la togli". Un esito che Briccarello ha liquidato con un'ultima amara considerazione sulle motivazioni della bocciatura: "La cosa interessante è che l'emendamento ricalca perfettamente lo statuto del Comune di Asti in merito alle circoscrizioni... ha fatto molto ridere perché vuol dire che dicono così, ma evidentemente non si ricordano cosa dice lo statuto".





