Si è spenta all'età di 110 anni Maria Elvia Conti, figura cardine della sanità territoriale e decana delle ostetriche astigiane. Nata il 26 giugno 1916 in una cascina di Calamandrana alta, in una famiglia di viticoltori, aveva trasformato la propria vocazione professionale nella missione di un'intera esistenza, accompagnando alla luce oltre 2.500 bambini in più di cinquant'anni di ininterrotta attività sul campo.
Il suo percorso di studi era iniziato a 18 anni con l'iscrizione alla Scuola di ostetricia di Torino, un traguardo raggiunto affrontando ogni settimana viaggi complessi scanditi da tre diversi treni a vapore pur di inseguire il sogno della madre, originaria di Rocchetta Palafea, che avrebbe desiderato fare la levatrice. Conseguito il diploma il 21 giugno 1937, assistette al suo primo parto già il 25 agosto successivo. Iniziò così un lungo percorso come ostetrica condotta, prestando servizio dapprima nelle supplenze a Casorzo e Montiglio, per poi ottenere l'incarico a Castello d'Annone, dove conobbe il futuro marito Giuseppe Conti, e in seguito a Agliano e Rocca d'Arazzo, fino alla vittoria del concorso per il territorio di Isola d'Asti.
Gli anni della seconda guerra mondiale misero in luce la sua fermezza morale e il suo coraggio civile. Rientrata da Venaria Reale dopo i disordini dell'8 settembre 1943, continuò a percorrere chilometri tra le colline a piedi o in bicicletta, rispondendo alle chiamate notturne anche sotto coprifuoco o tra le postazioni partigiane. In quel periodo drammatico, mentre assisteva donne sfollate e famiglie contadine, si distinse per un gesto di profonda umanità: fece nascere il secondogenito di una famiglia ebrea rifugiata in clandestinità in una cascina, recandosi poi personalmente all'ufficio anagrafe per registrare il piccolo con un cognome fittizio, salvandolo così dalla persecuzione.
Nel 1949 vinse il concorso provinciale per la condotta cittadina di Asti, stabilendosi con la famiglia in una nuova casa in corso Savona insieme al marito e alle figlie Luciana Conti e Dina Conti. La sua zona di competenza copriva rioni popolari e frazioni periferiche, tra cui Borgo Tanaro, il Torrazzo, Trincere e San Marzanotto. Conosciuta affettuosamente da tutti come la "madamin Conti", divenne un punto di riferimento insostituibile per l'intera comunità, non solo per l'assistenza medica pre e post-parto, ma anche per il supporto umano fornito alle madri e alle famiglie. Per raggiungere le cascine e le abitazioni più isolate passò gradualmente dalla bicicletta al ciclomotore, fino ad acquistare nel 1954 una delle prime Fiat 600 in circolazione.
Autonoma nelle decisioni e rigorosa nella prassi, operava con una dotazione essenziale affidandosi alla precisione clinica delle proprie mani: "Tutto il resto lo facevano le mani", ha ricordato nell'ambito di un'intervista rilasciata alcuni anni fa al trimestrale Astigiani, spiegando che la regola aurea della condotta imponeva che il travaglio non dovesse mai oltrepassare i due tramonti prima di consultare un medico.





