La crisi di Konecta torna al centro del dibattito politico piemontese. A riportare l’attenzione sulla situazione delle sedi di Asti e Ivrea sono Alice Ravinale e Vittoria Briccarello, che hanno annunciato la presentazione di un’interrogazione urgente alla Giunta, in vista della seduta del Consiglio di domani.
Al centro della questione ci sono i mille esuberi annunciati a livello nazionale e le prospettive occupazionali delle sedi piemontesi, in particolare quella astigiana. Secondo i due consiglieri, non sarebbe più sufficiente affrontare la situazione con interventi episodici: “Non possiamo più accettare che sulla crisi di Konecta e, più in generale, sul futuro del settore dei call center in Piemonte si continui a rispondere con il silenzio o con interventi episodici”.
L’interrogazione punta quindi a conoscere quali azioni concrete la Giunta intenda mettere in campo per affrontare la crisi occupazionale di Konecta e, più in generale, quella del comparto del customer care, oggi alle prese con una trasformazione profonda legata all’automazione e all’intelligenza artificiale.
Ravinale e Briccarello ricordano inoltre di aver segnalato da tempo le difficoltà del settore. “Noi questa crisi l’avevamo vista arrivare e abbiamo continuato a denunciarla”, sostengono. Ad Asti, spiegano, sono stati presentati ordini del giorno e sono state rivolte diverse sollecitazioni alle istituzioni per affrontare il futuro della sede, la tutela dei lavoratori e le conseguenze della progressiva riduzione degli organici.
La questione è stata portata anche in Regione. I consiglieri affermano di aver chiesto un confronto specifico sulla crisi dei call center e di aver presentato, il 14 luglio, una richiesta di informativa urgente alla Giunta. “A oggi, quella richiesta è rimasta senza risposta”, denunciano.
Nel frattempo, però, la situazione sarebbe ulteriormente peggiorata. Il 15 settembre è arrivato l’annuncio di altri mille esuberi a livello nazionale, mentre per Asti si profila il trasferimento a Torino di 97 lavoratrici. Il passaggio, inizialmente previsto per ottobre, sarebbe stato rinviato a novembre.
Un rinvio che, secondo Ravinale e Briccarello, non chiarisce però quale sarà il futuro dello stabilimento astigiano. “Una sede che negli anni ha dato lavoro a oltre mille persone e che oggi conta meno di 300 lavoratrici e lavoratori”, sottolineano i consiglieri, evidenziando un ridimensionamento che si sarebbe consumato progressivamente.
Per i due esponenti politici non sarebbe sufficiente ricordare che il precedente piano di chiusura delle sedi è stato formalmente ritirato. “Non ci venga detto che il problema è risolto perché il piano di chiusura delle sedi è stato formalmente ritirato. Non lo è”, affermano.
Secondo quanto riportato nel comunicato, il piano sarebbe stato ritirato dopo che 213 lavoratrici e lavoratori hanno accettato l’uscita attraverso l’esodo incentivato. Nel frattempo, proseguono i trasferimenti e rimangono le incognite sul futuro dei diversi siti piemontesi.
Particolare attenzione viene posta sulle conseguenze che il trasferimento verso Torino potrebbe avere sulla vita quotidiana dei dipendenti. Per chi lavora ad Asti o Ivrea, spiegano Ravinale e Briccarello, non si tratterebbe semplicemente di cambiare sede di lavoro: “Significa affrontare ore di viaggio, costi aggiuntivi, problemi di conciliazione e un impatto pesantissimo sulla vita familiare”.





