"Uno in Cristo, uniti nella missione" è il titolo della veglia missionaria diocesana in programma sabato 17 ottobre, alle 21, nella parrocchia Nostra Signora di Lourdes ad Asti. Durante la celebrazione, il vescovo Marco Prastaro consegnerà la Croce missionaria a don Paolo Lungo, in partenza per una nuova esperienza pastorale in Africa.
Per anni parroco proprio di Nostra Signora di Lourdes, oltre che delle comunità di Casabianca e Montegrosso-Cinaglio, don Lungo inizierà a novembre la sua missione nella parrocchia dei Santi Innocenti, a Tassia, quartiere alla periferia di Nairobi, capitale del Kenya.
La Diocesi di Asti vanta una lunga tradizione di esperienze missionarie. Tra queste figura quella di don Italo Francalanci, che lo scorso anno ha concluso il suo servizio come missionario fidei donum in Brasile e che oggi è stato nominato parroco delle comunità di Tigliole, Baldichieri, Castellero, Cortandone, Monale e Pratomorone. Da ricordare anche le esperienze di don Antonio Gariglio e padre Secondo Cantino, missionari in Africa.

La partenza di don Lungo si inserisce in un percorso che il vescovo Prastaro invita a leggere non come una perdita per la Chiesa astigiana, ma come un segno concreto della sua vocazione missionaria. "Potremmo essere tentati di pensare che inviare un prete in un'altra Chiesa sia oggi un 'perdere un prete' proprio nel momento in cui ne abbiamo più bisogno e dunque non sia una cosa né opportuna né, tutto sommato, intelligente", osserva il vescovo.
Prastaro sottolinea però l'importanza di mantenere aperto il legame con le altre comunità cristiane: "Dobbiamo però leggere questa nuova esperienza come persone 'radicate in Cristo', riconoscendo che questo 'sacrificio' ci aiuterà a concretizzare l'impegno della nostra Chiesa astigiana a non chiudersi su sé stessa e a tenere vivo il mandato missionario che Gesù ha affidato ad ogni Chiesa".
Per il vescovo, dunque, la missione non rappresenta un impoverimento, anche in un momento di difficoltà per la disponibilità di sacerdoti, ma un gesto coerente con la natura stessa della Chiesa e un'occasione di arricchimento. "Sappiamo che Dio nella sua bontà e premura, non fa mancare nulla a chi dona con gioia e generosità", conclude.





