Sovraffollamento, spazi inadeguati, carenze di personale e difficoltà nell'accesso alle cure. Sono problemi che si intrecciano nella quotidianità della Casa di reclusione di Asti e che sono tornati al centro del confronto politico durante il Consiglio regionale aperto dedicato alle condizioni del sistema penitenziario piemontese, riunito oggi, martedì 13 ottobre.
A rappresentare la situazione dell'istituto di Quarto sono stati il Garante comunale delle persone private della libertà personale, Domenico Massano, e l'assessore alle Politiche sociali del Comune di Asti, Eleonora Zollo, che nel suo intervento ha richiamato i principali elementi contenuti nella relazione annuale del Garante.
Il quadro delineato riguarda non soltanto le condizioni materiali in cui vivono le persone detenute, ma anche le difficoltà degli operatori e la possibilità di garantire percorsi di cura, istruzione, lavoro e reinserimento sociale. Questioni che si inseriscono in una crisi più ampia del sistema penitenziario, sulla quale si sono confrontati esponenti politici e rappresentanti delle istituzioni regionali.
Oltre 280 detenuti in una struttura sovraffollata
I numeri restituiscono la dimensione del problema. Nella relazione richiamata da Zollo, riferita ad aprile 2026, risultavano presenti nella Casa di reclusione di Asti 276 detenuti a fronte di 200 posti effettivamente disponibili, con un tasso di affollamento del 138 per cento. Di questi, 251 appartenevano al circuito di Alta Sicurezza. Si tratta inoltre di una popolazione relativamente anziana, con 137 persone di età superiore ai 50 anni.
La situazione è ulteriormente peggiorata secondo i dati più recenti pubblicati dal Ministero della Giustizia: al 9 settembre 2026, nell'istituto astigiano risultavano 283 detenuti, a fronte di 205 posti regolamentari, quattro dei quali non disponibili.
Al sovraffollamento si aggiungono criticità strutturali che incidono direttamente sulla vita quotidiana. Le camere di pernottamento sono anguste, i servizi igienici sono privi di doccia e presentano problemi legati all'acqua calda e all'aerazione. In diversi locali sono state riscontrate infiltrazioni, umidità e muffe.
Durante l'estate, inoltre, le temperature elevate aggravano ulteriormente le condizioni di permanenza, in un edificio costruito prevalentemente in cemento e acciaio e caratterizzato da un isolamento termico inadeguato.
Problemi che non riguardano soltanto il benessere delle persone detenute, ma che sollevano interrogativi sulla possibilità di garantire condizioni rispettose della dignità umana.
Mancano educatori e agenti, in difficoltà anche la sanità
Nel suo intervento, Zollo ha sottolineato come alle criticità strutturali si sommi una significativa carenza di personale. Nell'area trattamentale risultavano in servizio soltanto tre funzionari giuridico-pedagogici sui sette previsti, mentre anche la polizia penitenziaria presenta importanti scoperture di organico.
Una condizione che pesa sui carichi di lavoro degli operatori e limita le possibilità di seguire individualmente le persone detenute, organizzare attività e garantire un accompagnamento adeguato durante il percorso detentivo.
Particolarmente delicato è il capitolo della salute. L'assistenza sanitaria è affidata all'Asl AT, il cui personale opera in un contesto segnato da esigenze complesse. Restano tuttavia difficoltà nell'accesso alle visite specialistiche, agli accertamenti diagnostici e nell'organizzazione delle traduzioni necessarie per raggiungere le strutture sanitarie.
Ancora più fragile, secondo quanto illustrato dall'assessore, è la situazione della salute mentale. Al momento della relazione, la disponibilità dello psichiatra e della psicologa era limitata a quattro ore settimanali ciascuno.
Un monte ore che pone interrogativi rispetto ai bisogni di una popolazione detenuta caratterizzata da invecchiamento, fragilità personali, disagio psichico e dipendenze.
"Su questo aspetto si richiama l'importanza della prevenzione, della continuità delle cure e di una maggiore integrazione tra sanità penitenziaria, servizi di salute mentale, SerD e servizi territoriali", ha sottolineato Zollo.
L'accesso alle cure, in questo quadro, rappresenta una componente fondamentale della dignità della detenzione e richiede un coordinamento costante tra istituto penitenziario, sistema sanitario e servizi territoriali.
Lavoro e istruzione, opportunità ancora insufficienti
Un altro nodo riguarda le attività trattamentali, l'istruzione e il lavoro, strumenti centrali per favorire il reinserimento nella società una volta terminata la pena.
Nella Casa di reclusione di Asti esistono esperienze costruite negli anni grazie alla collaborazione tra l'istituto, le scuole, le cooperative e il volontariato. Iniziative che, tuttavia, non riescono a rispondere a tutte le esigenze e che incontrano ostacoli legati alla carenza di personale, agli spazi disponibili e alle procedure autorizzative.
A complicare ulteriormente il quadro sono intervenute alcune disposizioni relative al circuito di Alta Sicurezza, che hanno reso più difficile il coinvolgimento della comunità esterna. Secondo quanto riferito da Zollo, ne hanno risentito anche attività consolidate con le scuole e con le famiglie.
Un tema già sollevato nei mesi scorsi dal Garante, Domenico Massano insieme ad altri rappresentanti del mondo penitenziario. Ad aprile, il dibattito si era concentrato anche sullo stop ad alcune iniziative culturali e teatrali che coinvolgevano detenuti e realtà esterne, con il timore che queste restrizioni potessero ridurre le opportunità di relazione e reinserimento.
Per il Comune di Asti, mantenere aperto il collegamento tra il carcere e la città resta quindi una priorità.
Il Tavolo Carcere-Città per mantenere aperto il dialogo
Proprio per rispondere a questa esigenza è attivo il Tavolo Carcere-Città, una rete coordinata dal Garante comunale che riunisce associazioni, cooperative, istituzioni, servizi e realtà formative.
L'obiettivo è costruire un rapporto stabile tra la Casa di reclusione e il territorio, sostenendo progetti che possano offrire alle persone detenute occasioni di crescita, formazione e confronto con la comunità esterna.
Nel suo intervento in Consiglio regionale, Zollo ha richiamato la necessità di ripartire proprio da questa collaborazione, ricordando che la detenzione non può essere considerata soltanto una questione interna all'amministrazione penitenziaria.
"Le persone che vivono in carcere continuano a essere parte della nostra comunità e, nella grande maggioranza dei casi, vi faranno ritorno".
Il riferimento è al principio sancito dall'articolo 27 della Costituzione, secondo cui le pene non possono consistere in trattamenti contrari al senso di umanità e devono tendere alla rieducazione del condannato.
Per rendere effettivo questo principio, ha evidenziato l'assessore, occorre intervenire sulle condizioni materiali della detenzione e rendere concretamente accessibili le opportunità di cura, formazione, lavoro e mantenimento delle relazioni.
Ravinale: "Il sistema penitenziario è sempre più al collasso"
La situazione di Asti si inserisce in un quadro regionale di forte preoccupazione. Nel corso del Consiglio aperto, la consigliera regionale di Alleanza Verdi e Sinistra Alice Ravinale ha denunciato le condizioni del sistema penitenziario piemontese, richiamando anche i suicidi avvenuti nelle carceri e le difficoltà di chi lavora negli istituti.
Ravinale ha riferito di cinque suicidi nel solo 2026 e ha ricordato il suicidio di Christian Guercio, avvenuto nel carcere di Asti alla fine del 2025. Ha inoltre richiamato la condanna dell'Italia da parte della Corte europea dei diritti dell'uomo per la morte di Antonio Raddi in carcere.
La consigliera ha collegato queste criticità al sovraffollamento, alle condizioni materiali degli istituti e alla difficoltà di garantire percorsi realmente orientati al reinserimento.
La sua denuncia si fonda anche, ha spiegato, su oltre cinquanta sopralluoghi effettuati negli ultimi mesi nelle carceri piemontesi e nel Centro di permanenza per il rimpatrio di Torino. Proprio nel corso della seduta, Ravinale ha mostrato ai consiglieri un barattolo contenente cimici dei letti raccolte durante un sopralluogo nel carcere torinese Lorusso e Cutugno.
La consigliera ha chiesto interventi urgenti sulle strutture più problematiche e ha criticato la risposta della Regione, accusando la maggioranza di sottovalutare la gravità della situazione.
La Regione annuncia 2,5 milioni per il reinserimento
Nel corso della seduta, il presidente del Consiglio regionale Davide Nicco ha sottolineato che la tutela delle persone detenute e quella del personale penitenziario non sono obiettivi contrapposti.
"La tutela dei diritti delle persone detenute e la tutela del personale non sono obiettivi contrapposti: sono due aspetti della stessa responsabilità istituzionale", ha dichiarato in apertura dei lavori, richiamando il sovraffollamento, la carenza di personale e le condizioni strutturali di alcuni istituti.
Il vicepresidente della Regione Maurizio Marrone ha invece illustrato le misure recentemente approvate per favorire il reinserimento sociale delle persone sottoposte a misure penali, sostenere percorsi alternativi alla detenzione e rafforzare i servizi territoriali.
La Regione ha annunciato un investimento complessivo di 2,5 milioni di euro, attraverso fondi nazionali ed europei. Il programma comprende oltre 1,1 milioni di euro per quattro hub territoriali dedicati ai percorsi di giustizia di comunità e ai lavori di pubblica utilità, 860 mila euro per quattro sportelli multiservizi rivolti alle persone in uscita dal carcere o sottoposte a misure penali esterne, 400 mila euro per la residenzialità temporanea e 40 mila euro al Comune di Torino per garantire la continuità di un hub fino al 31 dicembre 2026.
Marrone ha presentato queste misure come un investimento sul reinserimento e sul sostegno ai percorsi esterni alla detenzione, oltre che sulle condizioni di lavoro della Polizia penitenziaria. Gli interventi illustrati riguardano però soprattutto servizi territoriali e misure alternative alla detenzione: non costituiscono, di per sé, una risposta alle specifiche criticità strutturali e sanitarie denunciate per la Casa di reclusione di Asti.
Il confronto regionale ha quindi riportato al centro una questione che coinvolge competenze e responsabilità diverse. Per l'istituto astigiano, il quadro delineato da Zollo e Massano indica la necessità di affrontare il sovraffollamento, rafforzare gli organici, migliorare l'accesso alle cure e garantire maggiori opportunità trattamentali.





