Un piazzale gremito nonostante la pioggia battente e l'umidità autunnale: è qui, all'esterno dell'ospedale Cardinal Massaia, che si è svolta l'assemblea pubblica promossa dalla Camera del Lavoro di Asti alla presenza del segretario generale della Cgil, Maurizio Landini. Un momento di confronto culminato dopo le relazioni tecniche sindacali e aperto dal segretario provinciale Giuseppe Morabito, che ha introdotto il leader nazionale di fronte a una platea composta da delegati, personale sanitario e cittadini.
Le ragioni del comparto: dal contratto al riconoscimento delle professioni
Ad aprire i lavori è stata Arianna Franco (Fp Cgil Asti), la quale ha tracciato il quadro del recente rinnovo contrattuale del comparto sanità 2025/2027, sottoscritto a fine luglio. Un'intesa definita a tempo di record ma non priva di ombre: se da un lato si registrano aumenti salariali medi e l'adeguamento delle indennità per l'area infermieristica, il pronto soccorso e i servizi disagiati, dall'altro permangono forti disparità fra i vari profili professionali. La sindacalista ha inoltre acceso un faro sulla situazione locale: il blocco delle assunzioni in Piemonte fino a fine 2026, l'uso improprio di risorse per i voucher privati e la mancata attivazione di un reale potenziamento della medicina territoriale, con case e ospedali di comunità che rischiano di restare contenitori vuoti a scapito dell'assistenza domiciliare.

A seguire ha preso la parola la portavoce dei tecnici sanitari di laboratorio biomedico dell'Asl di Asti, portando all'attenzione dell'assemblea il punto di vista di una categoria spesso invisibile: "Dietro ogni diagnosi e percorso di cura operano figure indispensabili. Non chiediamo privilegi, ma equità e pari dignità rispetto agli altri profili sanitari", ha ricordato, invocando indennità adeguate per i rischi biologici e chimici e il pieno riconoscimento del lavoro di squadra all'interno del sistema delle cure.
L'affondo del leader Cgil: "La salute pubblica è al collasso"
Quando il microfono è passato al leader sindacale, l'attenzione della platea si è concentrata sui nodi politici ed economici nazionali. Maurizio Landini ha esordito collegando le rivendicazioni contrattuali alla difesa del diritto costituzionale alla salute, per il quale la Cgil sta raccogliendo firme a sostegno di una legge di iniziativa popolare: "Dobbiamo tornare ad avere una sanità pubblica gratuita e universale. Oggi milioni di persone rinunciano a curarsi e chi lavora paga due volte: prima con i contributi trattenuti in busta paga, poi di tasca propria rivolgendosi al privato a causa delle liste d'attesa", ha denunciato con forza.

Il segretario nazionale della Camera del Lavoro ha snocciolato numeri pesanti come macigni: oltre 40 miliardi di euro spesi annualmente dalle famiglie italiane per prestazioni sanitarie private, mentre il rapporto tra spesa sanitaria pubblica e prodotto interno lordo rischia di scendere sotto la soglia d'allarme del 6%. Una differenza con gli standard europei (attestati tra il 7 e il 7.5%) che equivale esattamente alla spesa che i cittadini sono costretti a sostenere privatamente.
Fisco ed extraprofitti: "Tassare i pochi che hanno tantissimo"
Al centro dell'arringa del segretario di corso d'Italia vi è stata la necessità impellente di una radicale riforma fiscale: "Ci dicono continuamente che mancano le risorse, ma non è vero: le risorse ci sono, eccome", ha scandito, ricordando gli oltre 113 miliardi di euro di evasione fiscale annua e i circa 240 miliardi legati all'economia sommersa.
Un attacco durissimo è stato riservato al fenomeno del drenaggio fiscale (fiscal drag): "Dal 2022 al 2025, 38 milioni di pensionati e lavoratori dipendenti hanno versato oltre 30 miliardi di euro di tasse non dovute per colpa della mancata rivalutazione degli scaglioni e delle detrazioni. Nel solo 2026 ne pagheranno altri 4 miliardi e mezzo. Si tratta di una tassa occulta, di un vero e proprio furto perpetrato su chi ha le trattenute alla fonte".

Il contrasto tra chi fatica ad arrivare a fine mese e chi accumula ricchezze sproporzionate è il cardine della proposta sindacale: "La nostra Costituzione impone la progressività delle imposte, mentre oggi assistiamo a una frammentazione di aliquote piatte e privilegi per rendite finanziarie, immobiliari e profitti aziendali. In Italia ci sono 500 mila persone che dichiarano un patrimonio netto con reddito da almeno due milioni di euro all'anno: basterebbe un contributo di solidarietà dell'1% sui loro grandi patrimoni per recuperare 25 miliardi di euro da destinare a sanità, scuola e stato sociale".
Spesa militare e mobilitazione: la via verso il 20 novembre
Non sono mancati riferimenti allo scenario internazionale e alle scelte del governo in materia di investimenti. Il leader confederale ha espresso forte contrarietà all'aumento delle spese militari: "In manovra l'unica voce che cresce senza esitazione è quella per le armi, con 14 miliardi stanziati per il prossimo anno. La vera sicurezza non si costruisce moltiplicando gli armamenti, che prima o poi portano solo alla guerra, ma investendo nella sicurezza sociale ed energetica, nel lavoro dignitoso e nella transizione verde".
Tracciando un parallelo tra la propria esperienza giovanile negli anni Sessanta e la difficile condizione dei giovani d'oggi, il segretario generale ha chiuso il suo intervento chiamando tutti alla mobilitazione attiva in vista dello sciopero generale del 20 novembre, data in cui scenderanno in piazza anche i movimenti studenteschi europei: "Oggi si è poveri pur lavorando a causa di una precarietà inaccettabile. Non possiamo restare fermi a guardare: è il momento di unire le generazioni, scendere democraticamente in piazza e pretendere che al centro delle scelte politiche tornino la persona, i salari e i diritti fondamentali".











