Cresce la preoccupazione per le sorti della Sta (Società Tecnologie Avanzate) di San Martino Alfieri, storica azienda del territorio entrata a far parte del Gruppo Sapa.
A sollevare il velo su una situazione di forte incertezza è la Fiom-Cgil di Asti, che denuncia il rischio di una grave ricaduta sociale per i circa 120 dipendenti attualmente in forza allo stabilimento.
Il segretario generale dei metalmeccanici Cgil, Vito Carelli affida a una nota ufficiale la profonda inquietudine del sindacato, puntando il dito contro i vertici aziendali: "È giunto il momento di denunciare pubblicamente la grave situazione in cui si trovano i lavoratori e le lavoratrici", si legge nel documento.
La tensione è culminata negli ultimi giorni a causa dei mancati riscontri: "La goccia che ci ha fatto propendere a questa denuncia è il fatto che il giorno 15 ottobre è stata fatta pervenire una richiesta via pec all’Unione Industriale di Asti, nella quale abbiamo chiesto che fosse organizzato un incontro con la proprietà. Ancora oggi non abbiamo avuto nessun riscontro".
I segnali di allarme e il nodo dell'affitto
I timori della Fiom nascono da una serie di elementi concreti che, secondo il sindacato, delineano un orizzonte preoccupante, simile a quello che ha già portato alla chiusura di altre società piemontesi a Dronero e Airasca.
Tutto ha avuto inizio a fine luglio, quando i rappresentanti dei lavoratori sono entrati in possesso di una comunicazione ufficiale inviata dalla proprietà: "Un documento nel quale veniva comunicata la disdetta formale del contratto di locazione dello stabilimento con preavviso di un anno", precisa il segretario, evidenziando come gli spazi dovranno essere lasciati liberi entro il 31 luglio 2027.
A questo si aggiunge un progressivo spostamento della produzione. "Gli stampi per la produzione Rolls Royce stanno partendo per la Repubblica Ceca con lavoratori della stessa nazione che intanto vengono a imparare il lavoro a San Martino", prosegue il sindacalista.
Il confronto con le istituzioni e le accuse aziendali
Di fronte all'uscita dei macchinari, la Fiom ha immediatamente chiesto delucidazioni, ottenendo in prima battuta un comunicato interno in cui l'azienda smentiva le voci di chiusura, derubricando i trasferimenti a una semplice "Pratica commerciale".
La vertenza è poi approdata su un tavolo istituzionale il 9 settembre, nel corso di un incontro telematico convocato dalle amministrazioni comunali di San Martino Alfieri e San Damiano. In quell'occasione, la dirigenza ha ribadito la propria linea, accusando il sindacato di strumentalizzare informazioni riservate per fini elettorali, vista l'imminenza del voto per il rinnovo delle Rsu di fine settembre.
Un'accusa che la Fiom respinge oggi con forza a elezioni concluse, portando alla luce nuovi dettagli: "Siamo venuti a conoscenza di un'ulteriore informazione che avvalora la nostra tesi, ovvero che l'azienda ha fatto sapere a chi di dovere che entro dicembre 2026 avrebbe comunicato il piano di sgombero dell'immobile".
La sigla sindacale assicura battaglia per difendere il polo produttivo: "Non accetteremo passivamente che circa 120 lavoratori vengano lasciati a casa con ancora quasi tutti gli ammortizzatori sociali da utilizzare, ma soprattutto non accetteremo senza fare nulla che un'azienda storica nel nostro territorio sparisca". E lancia un chiaro avvertimento finale: "La proprietà può stare sicura che non aspetteremo che l'ultimo stampo sia trasferito prima di muoverci".
In calce alla nota, la Fiom sottolinea inoltre di aver cercato a più riprese, sia a luglio che a ottobre, di coinvolgere la Fim-Cisl per procedere con richieste unitarie di incontro, senza tuttavia ottenere un riscontro positivo.





