(Adnkronos) - "Quella di 80 anni fa non è una pagina chiusa della nostra storia: esistono famiglie che hanno perso i propri cari e ci sono persone ferite da bambine, nonché feriti da ordigni scoppiati dopo la guerra". Lo ha detto Giorgio Lovecchio (Forza Italia) presentando - presso la sala stampa della Camera dei Deputati - la conferenza sulla proposta di adeguamento dei trattamenti pensionistici di guerra 'Un riconoscimento che non può aspettare'. "Una persona che ha perso una gamba - dichiara - percepisce meno di 700 euro al mese. Non possiamo considerare adeguati importi simili. Il costo della vita è aumentato, mentre le pensioni non sono riuscite a compensare la perdita del potere di acquisto. Aumentare del 10 per cento le pensioni di guerra è un primo passo per restituire il potere di acquisto perso. Il danno biologico non è ancora previsto e bisogna affrontare questa disparità". "Le risorse economiche ci sono - sottolinea Lovecchio - perché gli aventi diritto diminuiscono con il passare degli anni. Si dovrebbe attuare una redistribuzione. Il tempo è un altro elemento importante: le persone hanno un'età avanzata e hanno problemi di salute. Non possiamo aspettare anni. Sono temi che non hanno colore politico, vengono accolti trasversalmente e il modo migliore per onorare queste persone è onorare le loro condizioni di vita".
Sono trentunomila i pensionati di guerra, mutilati o feriti da ordigni sepolti dall’ultima guerra mondiale. Molti erano bambini al momento delle esplosioni. Fra questi, anche orfani e vedove. Dalla conferenza emerge che nel 75 per cento dei casi prendono meno di 7.000 euro l’anno, il 50 per cento meno di 4000 euro l’anno (circa trecento euro al mese). Questi trattamenti, già bassi, negli ultimi decenni non sono mai stati aggiornati in modo adeguato all'andamento dell'inflazione. L’Associazione Nazionale Vittime Civili di Guerra chiede un aumento del 10 per cento per tutti. La richiesta è sostenuta da maggioranza e opposizione. Elemento fondamentale è che questo aumento non graverebbe sui conti dello Stato: nell’anno in corso c’è una previsione di bilancio che supera di decine di milioni quella che sarà l’effettiva spesa. Basterebbe lasciare destinata alle pensioni di guerra la cifra già stanziata - viene più volte ribadito dai relatori - Cifra che invece si vorrebbe destinare ad altri capitoli di spesa.
"Penso che lo Stato abbia un dovere morale per chi è stato vittima della guerra - afferma Andrea De Maria (Partito Democratico) - E' evidente che ciò che viene riconosciuto non è adeguato. E' un provvedimento assolutamente doveroso. E la risposta dev'essere celere, perché parliamo di una popolazione avanti con gli anni". Claudio Betti, Presidente nazionale Confederazione italiana fra le Associazioni combattentistiche e partigiane, sostiene che "c'è stata una forte dimenticanza da anni. Dal 1991, non si mette mano agli aumenti delle pensioni. A Rimini parlerò della 'III Guerra mondiale a pezzi' di cui ha parlato Papa Francesco. Si tratta di una barbarie. Per noi questa iniziativa è la via da continuare a battere per portare risposte ai nostri associati e ai mutilati di guerra". Da parte sua, Michele Vigne, Presidente Associazione nazionale vittime civili di guerra, rimarca che "le nostre richieste non comportano oneri aggiuntivi per lo Stato e non capisco le difficoltà. L'aumento del 10 per cento non è importante per il suo aspetto economico, ma, di più, per il suo aspetto simbolico. Spero che il Parlamento riuscirà a sanare e dare un segnale forte a queste categorie".
Giuseppe Di Giannantonio, Presidente Associazione nazionale famiglie caduti e dispersi in guerra, dichiara che "la proposta di legge per l'adeguamento del 10 per cento è un primo presidio per una categoria di cittadini in età avanzata e in condizioni di salute spesso precaria. Mi auguro che il Parlamento possa arrivare al 20 per cento dell'aumento. Il fisiologico calo degli aventi diritto consente di far fronte e di dare pieno risarcimento dell'equo compenso del danno". Per Vito De Palma (Forza Italia), infine, "inizia un percorso che vogliamo portare a termine, siamo convinti e determinati a portare avanti la proposta di legge, anche con eventuali emendamenti migliorativi. Non è una proposta di legge per caso, ma per rispondere a una disattenzione di tanti anni da parte dello Stato di fronte a un trattamento che merita di essere riconosciuto".





