“Chi parte sa da che cosa fugge, ma non sa che cosa cerca”, celebre frase del film di Massimo Troisi “Ricomincio da tre”. Frase pronunciata da Lello, interpretato da Lello Arena, rivolta a Gaetano, Massimo Troisi, che, colpito: "Azz, è bella, 'o ssaje? L'hai fatta tu?". Scoprendo poi che si trattava di una citazione di uno dei tanti motti del filosofo francese Michel de Montaigne. Frase che mi riporta anche ad un noto proverbio popolare: "Chi lascia la via vecchia per la nuova, sa quel che lascia ma non sa quel che trova", diventato piacevole commedia, nella seconda metà dell’Ottocento, grazie all’estro di Giuseppe Giacosa.
Frasi che portano in luce quanto il cambiamento sia da sempre qualcosa che spaventa, nonostante, paradossalmente, la natura umana deve al continuo divenire la sua evoluzione, la sua forza e la sua stessa sopravvivenza. ll cambiamento non è solo un fenomeno inevitabile, ma un valore da abbracciare con entusiasmo. Opportunità di crescita mai più attuale che in quest’ultimo periodo, quando tutto continua a ricordarci la stringente necessità di cambiare. Cambiare qualche presidente in giro per il mondo, tra quelli che più di altri stanno facendo perdere oneri e onori democratici ai loro paesi e a tutti. Cambiare l’approccio verso il prossimo, abbandonando atteggiamenti settari e di casta. Cambiare il rapporto viziato tra uomo e ambiente. Cambiare la visione economica globale che sempre più sposta ricchezza verso chi è già bello pieno. Cambiare la destinazione di un mare di soldi, dal bellico al welfare e al benessere generale. Cambiare, perché no, lo stucchevole contrapporsi politico di destra e sinistra. Cambiare la scarsa voglia di partecipare, nell’aggravante della disaffezione. Cambiare toni e trattamenti del comunicare un po’ in tutto il mondo istituzionale, Mattarella a parte, e in quello dell’informazione. Cambiare il racconto sui giovani, cominciando a lasciarli raccontare. Cambiare, cambiare e cambiare.
Autori, correnti teoriche e studiosi di tutto il mondo si sono, nel tempo, occupati del cambiamento. Il picco di pensiero però ritengo sia databile 1982, quando James Prochaska e Carlo Diclemente, emeriti professori di psicologia in un paio di importanti università americane, avevano elaborato un modello capace di integrare in maniera sistematica i processi del cambiamento. Modello dove si codifica la fondamentale importanza del trovare motivazione. Lo chiamano cambiamento intenzionale, evidenziando quanto si possa fare per muoversi nei cinque livelli di crescita ipotizzati, consapevoli che il vero cambiamento si realizzi solo arrivati in fondo ad un girone che viaggia dall’intenzione all’azione, passando dalla consapevolezza e dalla determinazione.
E voi, a che livello siete? Si cambia o no?





