Eventi - 04 novembre 2026, 17:32

Vino, crisi e nuovi OGM: a Canelli un seminario nazionale sul futuro della viticoltura

Il 13 novembre nella sala della Cassa di Risparmio un confronto promosso dall’Associazione Rurale Italiana. Al centro le difficoltà dei produttori, il mercato e le nuove tecniche genomiche

Vino, crisi e nuovi OGM: a Canelli un seminario nazionale sul futuro della viticoltura

La viticoltura italiana attraversa una fase particolarmente difficile, tra crisi del mercato, aumento dei costi, contrazione dei margini di guadagno e nuove sfide legate alle tecniche genomiche. Un momento delicato per un settore che rappresenta una delle eccellenze del territorio e che, soprattutto nelle Langhe e nel Monferrato, costituisce un elemento fondamentale dell'economia e dell'identità locale.

Proprio per affrontare queste tematiche, l’Associazione Rurale Italiana (ARI) organizza un seminario nazionale dal titolo “In vino veritas?”, in programma giovedì 13 novembre a Canelli, nella sala della Cassa di Risparmio, in piazza Gancia 10. L'iniziativa, che si svolgerà nell'Astigiano, terra di cantine storiche, riunirà esperti a livello nazionale e internazionale, con la collaborazione di Slow Food, Firab e Centro Internazionale Crocevia. Tra i patrocinatori figura anche il Comune di Canelli, che ha approvato il sostegno all'iniziativa attraverso una delibera del Consiglio comunale.

Canelli, con le sue Cattedrali sotterranee riconosciute dall'Unesco, rappresenta infatti il luogo ideale per discutere delle contraddizioni che attraversano oggi il comparto vitivinicolo.

A delineare il quadro è Fulvio Bucci, coordinatore nazionale di ARI, che evidenzia come il vino italiano abbia raddoppiato il valore delle esportazioni negli ultimi quindici anni, ma debba ora fare i conti con un forte calo dei consumi. A pesare sono anche i dazi americani e i 46,6 milioni di ettolitri di prodotto che rischiano di rimanere invenduti nelle cantine, secondo i dati di giugno scorso.

Una situazione che interessa direttamente anche il Piemonte: nel frattempo, infatti, il prezzo delle uve in alcune zone è sceso fino al 30%. A capitalizzare il valore e i margini di guadagno rimasti sono soprattutto le cantine imbottigliatrici, grazie ai marchi di punta, mentre il rischio d'impresa ricade sempre più sui viticoltori.

Le difficoltà emergono chiaramente anche guardando ai singoli prodotti. Un ettaro di Barolo rende circa 14mila euro di margine, mentre per un ettaro di Dolcetto, Freisa, Grignolino e Brachetto il bilancio può diventare negativo. Anche il Moscato, secondo l'analisi di ARI, riesce a reggere soltanto finché viene mantenuto il prezzo concordato in filiera.

Accanto alla crisi economica, il seminario affronterà il tema delle nuove tecniche genomiche (NGT), spesso presentate come una possibile soluzione alle malattie della vite e alla necessità di ridurre i trattamenti. Una prospettiva che, tuttavia, solleva interrogativi e preoccupazioni.

A esprimere le perplessità dell'associazione è Antonio Onorati, membro del direttivo di ARI, secondo cui una parte dei prodotti derivati dalle nuove tecniche potrebbe non essere riconoscibile né tracciabile a partire dal 2028. Questo comporterebbe difficoltà anche per i consumatori, che non avrebbero la possibilità di sapere con certezza che cosa stanno acquistando.

Secondo Onorati, inoltre, il sistema rischierebbe di favorire le multinazionali, attraverso brevetti e licenze, riducendo ulteriormente i margini dei produttori. A pagarne le conseguenze sarebbero soprattutto i piccoli viticoltori, mentre varietà locali e autoctone potrebbero progressivamente lasciare spazio a quelle industriali.

Il rischio, secondo ARI, è quello di perdere un patrimonio agricolo e culturale costruito nel tempo, sacrificando biodiversità, autonomia produttiva e fiducia dei consumatori. Temi che saranno al centro del confronto di Canelli, con l'obiettivo di interrogarsi sulle prospettive della viticoltura italiana e sulle scelte che ne determineranno il futuro


 

Redazione

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