C'è un filo rosso, doloroso e invisibile, che attraversa le colline del Sud Astigiano. Un filo che lega storie diverse, drammi familiari e tragedie pubbliche, e che oggi, dopo l'omicidio di Zoe Trinchero, torna a stringersi attorno alla gola di una comunità intera. Nizza Monferrato piange la sua 17enne, uccisa perché ha detto "no".
Ma Nizza è anche la città di Makka, la giovane che nel 2024 impugnò un coltello contro il padre per difendere la madre da una violenza cieca e reiterata. Una vicenda dolorosissima che ha diviso l'opinione pubblica e si è conclusa con una condanna amara: per i giudici non fu legittima difesa, ma omicidio volontario, pur con le attenuanti.

La casa della tragedia
E poco lontano, a Incisa Scapaccino, ancora brucia il ricordo di Floriana Floris, accoltellata e vegliata per giorni dal compagno-assassino nel silenzio di una casa che doveva essere un rifugio.

Floriana e il suo assassino, Paolo Riccone
Tre nomi, tre storie, un unico denominatore: la violenza di genere che irrompe nella quotidianità della provincia. Ma se il conto delle ferite è altissimo, è altrettanto vero che questo territorio non è rimasto a guardare. Da anni, infatti, l'Astigiano lavora sottotraccia per costruire quegli anticorpi culturali necessari a disinnescare la violenza prima che esploda.
SOS Donna: una rete che salva
Non siamo all'anno zero. Dal 2019, ad Asti e provincia è attivo SOS Donna, un portale nato da un'idea dell'Associazione Agar che è molto più di un sito web. È una mappa di salvezza; il progetto offre alle vittime (e a chi è loro vicino) una visione d'insieme sui servizi attivi: dai numeri d'emergenza ai centri antiviolenza, dalla consulenza legale al supporto psicologico. È uno strumento concreto per dire a ogni donna: "Non sei sola, c'è una rete pronta ad accoglierti". Di recente, il portale ha anche aperto uno spazio dedicato ai giovani, per intercettare il disagio prima che diventi tragedia.
"Ti rispetto" e la creatività che salva
Ma l'emergenza si combatte con la prevenzione, e la prevenzione si fa anche a scuola. È qui che il Sud Astigiano ha investito le sue energie migliori. Come la mostra itinerante "Non crederci! Se ti tratta male e poi ti dice: non lo farò più...", un percorso che ha girato istituti e piazze per smascherare le bugie degli uomini maltrattanti.
O al progetto "Chiedi aiuto", che ha coinvolto gli studenti astigiani in un concorso creativo per trasformare la rabbia e la paura in messaggi di speranza, dimostrando che i ragazzi non sono indifferenti, ma pronti a essere parte della soluzione.

E ancora il questionario "Ti rispetto", promosso dal Soroptimist, che ha portato centinaia di studenti a riflettere su quella violenza psicologica ("Ti controlla il cellulare? Ti impedisce di vedere le amiche?") che spesso è l'anticamera di quella fisica.
La sfida del cambiamento
Oggi, davanti al sorriso spezzato di Zoe, la tentazione è quella di cedere allo sconforto. Di pensare che nulla sia cambiato. Invece è proprio ora che bisogna insistere. La cultura del rispetto non si costruisce in un giorno, ma è l'unica arma che abbiamo. Insegnare che un rifiuto non è un affronto, che il possesso non è amore, che la fragilità va accolta e non schiacciata (come ci insegna anche la triste vicenda collaterale di Naudy).
Il Sud Astigiano ha sofferto troppo. Ma ha anche dimostrato di avere la forza, le intelligenze e il cuore per dire basta. Per Zoe, per Makka, per Floriana, e per tutte quelle che verranno: il rispetto non è un dono, è un diritto. E costruirlo è un dovere di tutti.





