Dopo le repliche (clicca qui e qui per rileggerle) di Futuro Nazionale al loro primo intervento sul tema, Asti Pride risponde con una nuova nota che riportiamo integralmente.
La libertà di pensiero non è una formula magica che rende democratico qualunque contenuto politico.
Proporre di cancellare le unioni civili, restringere la libertà delle donne, limitare la visibilità delle persone LGBT+, negare il pieno riconoscimento dell'autodeterminazione delle persone transgender e arrivare a ipotizzare un “reato universale” per la transizione di genere dei minori non sono semplicemente “sensibilità differenti”.
Sono proposte politiche oscurantiste e profondamente illiberali, perché intervengono direttamente sulla libertà individuale, sull'uguaglianza e sulla dignità delle persone.
E non siamo noi ad attribuirle a Futuro Nazionale: sono scritte nero su bianco nel vostro programma.
Per questo continuiamo a non capire il richiamo alla “libertà di pensiero”.
Qui non si sta discutendo del diritto di pensare.
Qui si sta discutendo di quali leggi vogliamo avere in questo Paese e di quali principi devono guidarle.
E quei principi non possono essere “scritti” da Futuro Nazionale o da qualsiasi altro partito o movimento politico. Quei principi devono essere quelli della Costituzione italiana, fondata sull'uguaglianza, sulla libertà, sulla dignità della persona e sulla tutela dei diritti inviolabili.
L'articolo 3 non dice che alcune persone meritano più diritti di altre.
L'articolo 13 tutela la libertà personale.
L'articolo 32 tutela la salute come diritto dell'individuo.
E l'intero impianto costituzionale mette la persona, la sua dignità e la sua libertà davanti a qualsiasi pretesa di imporre un modello unico di società.
Non è “cultura woke”. È Costituzione.
E comprendiamo che possa essere difficile da capire chi milita in un movimento politico nel quale, pubblicamente, i militanti vengono chiamati “camerati” e nel quale quella parola viene rivendicata senza particolare imbarazzo.
Futuro Nazionale si riconosce nella Costituzione della Repubblica Italiana? Oppure ritiene che sia da “buttare nel cesso” come emerso da alcune “chat” di vostri esponenti?
Vogliamo essere molto chiari: Asti Pride non vuole togliere il diritto di pensare e parlare, vuole impedire che certe idee che comprimono i diritti e le libertà di altre persone, possano diventare legge.
E continueremo a farlo.
Democraticamente.
Pacificamente.
Nelle piazze, nelle istituzioni, nella società civile e nel confronto politico.
Perché difendere i diritti di una persona LGBT+, di una donna, di una persona transgender o di una famiglia che non corrisponde al modello che Futuro Nazionale vorrebbe imporre non significa difendere una parte della democrazia.
Significa difendere la democrazia nel suo significato più autentico: una società nella quale nessuno Stato e nessuna maggioranza possano decidere che alcuni cittadini debbano avere meno libertà, meno dignità o meno diritti degli altri.
Perché la democrazia non consiste nel diritto del più forte di imporre la propria visione.
Consiste nel diritto di tutti di essere liberi e uguali, proprio come indica la nostra Costituzione.
E su questo, noi non arretriamo di un millimetro.
Associazione Asti Pride





