La Rete Welcoming Asti torna in piazza per manifestare contro i venti di guerra e le violazioni dei diritti umani.
L'appuntamento è fissato per giovedì 15 gennaio, dalle 18 alle 19, nel cuore del centro cittadino, in piazza San Secondo.
L'iniziativa prevede un presidio accompagnato da un flash mob, una forma di protesta pacifica ma visiva per richiamare l'attenzione della cittadinanza sulla crisi internazionale.
Le ragioni della protesta
Il focus della manifestazione è rivolto alla complessa situazione del Venezuela, con un netto rifiuto verso ogni forma di intervento militare.
Gli organizzatori intendono ribadire la propria contrarietà all'“invasione del Venezuela” e alla cosiddetta “pace armata”, sostenendo con forza il primato del Diritto internazionale come unico strumento per la risoluzione delle controversie tra stati.
In memoria delle vittime
Oltre ai temi politici e diplomatici, il presidio vuole dare voce a chi non ne ha, ovvero le vittime dei conflitti.

Il presidio servirà anche a richiamare l’attenzione sulla situazione di Gaza e sulle "guerre dimenticate" in Sudan, Congo, Myanmar, Haiti, oltre che sui conflitti ancora attivi in tutto il mondo.
L'appello condiviso: "Non possiamo andare avanti così"
La rete Welcoming fa proprio l’appello della fondazione Perugia Assisi, che definisce l’attacco militare statunitense al Venezuela "la certificazione della orrificante legge del più forte" e "un altro atto criminale ed eversivo, politicamente indifendibile e moralmente intollerabile".
Il testo critica la posizione del governo italiano, che ha definito l’intervento un "legittimo intervento di natura difensiva". "Questa scelta – si legge – ci mette tutti in pericolo, perché trascina il nostro paese in un mondo dominato dall’illegalità e dall’arbitrio". Viene contestata anche l’Unione Europea, accusata di alimentare "la politica suicida del doppio standard".
La mancata condanna di questo atto, secondo l’appello, autorizza chiunque ad attaccare un altro paese per impadronirsi delle sue risorse, legittimando implicitamente l’invasione russa dell’Ucraina e il conflitto a Gaza. "Significa accettare il primato dell’unilateralismo sul multilateralismo, degli Stati Uniti sull’Onu".










