La carenza di infermieri in Piemonte ha superato la soglia di guardia e rischia di trasformarsi in uno “smantellamento silenzioso” dei servizi sanitari. È la denuncia del Nursind Piemonte, che con un documento firmato dal segretario regionale Francesco Coppolella parla di un sistema arrivato a un punto di non ritorno: “Per ogni due infermieri che escono, ne entra solo uno”, con reparti che si ritrovano “più medici pronti a prescrivere cure che infermieri disponibili per somministrarle”.
Secondo il sindacato, nonostante i concorsi banditi con continuità, il saldo tra pensionamenti, dimissioni e nuovi ingressi resta fortemente negativo. Le aziende meno “appetibili” si svuotano a favore di realtà considerate più favorevoli e i recenti concorsi si sono spesso tradotti in semplici spostamenti di personale da un’azienda all’altra, senza un reale potenziamento degli organici.

Case e ospedali di comunità, rischio travaso dagli ospedali
Coppolella sottolinea come, entro metà 2026, la Regione debba completare la rete delle Case della comunità e degli ospedali di comunità, struttura cardine della riforma territoriale: “Questo sta richiedendo un travaso di personale dagli ospedali verso il territorio. Unità che senza nuove risorse non potranno essere sostituite, con un impatto importante sulla tenuta dei servizi ospedalieri”.
La fotografia che arriva dal Nursind è quella di reparti che faticano a coprire i turni ordinari e che, per assenze a qualsiasi titolo – maternità, congedi, malattie lunghe, infortuni – non possono più contare su sostituzioni. Una situazione resa ancora più grave dal taglio ai fondi per le prestazioni aggiuntive: nel 2025 il 70% delle risorse era stato utilizzato per garantire la sicurezza minima, oggi la dotazione è stata dimezzata. “Se quelle a disposizione verranno dirottate quasi interamente sulle liste d’attesa, la tenuta dei servizi assistenziali ordinari crollerà. Gli infermieri non sono più disposti a saltare i riposi senza un riconoscimento economico certo e dignitoso”, avverte Coppolella.
Da qui l’appello: “L’abbattimento delle liste d’attesa non avvenga a discapito della qualità dell’assistenza nei reparti”.
“Serve una regia unica regionale”
Alla luce dei fondi stanziati dalla legge di bilancio per le assunzioni – oltre 450 milioni a livello nazionale, parte dei quali destinati al Piemonte – Nursind chiede tre interventi immediati: mappare in tempo reale le carenze e intervenire sulle singole aziende, alcune delle quali presentano “segni meno” a tre cifre sugli organici; individuare risorse e misure per garantire la dignità del lavoro e la sicurezza delle cure, a partire dal ripristino dei fondi per coprire i turni; avviare una transizione verso nuovi modelli assistenziali, superando rigidità organizzative e monitorando l’appropriatezza nell’uso delle risorse.
Per governare una crisi di questa portata, il sindacato propone l’istituzione di un Organismo regionale permanente per il governo della carenza infermieristica: “Non serve un semplice luogo di ascolto, ma un organismo che abbia il potere di intraprendere azioni correttive immediate. Solo una regia unica può evitare che la carenza di infermieri si trasformi in uno smantellamento silenzioso dei servizi essenziali”, conclude Coppolella.
Asti, “un’isola meno negativa” grazie alla facoltà di infermieristica
Nel quadro regionale, Asti viene descritta come una realtà “meno negativa” rispetto ad altri territori, pur dentro la stessa emergenza. Il segretario territoriale Nursind Asti Gabriele Montana spiega che il territorio può contare su un bacino formativo diretto: “Siamo, tra virgolette, fortunati per avere la facoltà di infermieristica, che ogni anno permette l’uscita di un numero di colleghi poi assunti nelle strutture del territorio”.
La gestione degli ultimi concorsi, in particolare quello in Asl a tempo determinato, è avvenuta “in maniera ordinata” grazie alla collaborazione tra le diverse realtà datoriali, con uscite contingentate dalle strutture private e contestuale assunzione in azienda sanitaria. Ma anche ad Asti non mancano i segnali di allarme: per l’anno accademico 2025-2026 i posti disponibili al corso di laurea erano 75, ma ne sono stati coperti solo 50.
“Questo – osserva Montana – richiama il tema dell’appetibilità della professione, che oggi purtroppo non è più così attrattiva”. Da qui anche l’importanza delle nuove lauree specialistiche infermieristiche – in cure primarie e sanità pubblica, cure pediatriche e neonatali e cure intensive ed emergenza – pensate per ampliare le competenze cliniche dei professionisti. Montana critica la posizione di chi, in ambito medico, si è opposto all’idea di affidare agli infermieri maggiore autonomia nelle prescrizioni assistenziali: “È una posizione antistorica e corporativa, perché l’appetibilità non cresce solo con gli stipendi, ma anche dando la possibilità di allargare le proprie competenze”.
Senza un cambio di passo, avverte il sindacato, sempre meno giovani si avvicineranno ai percorsi di studio e la carenza, già oggi strutturale, rischia di diventare irreversibile. E con essa, a essere in pericolo, è la capacità stessa del sistema sanitario piemontese di garantire assistenza continua e di qualità.










