I disturbi della nutrizione e dell’alimentazione rappresentano una delle fragilità più profonde del nostro tempo, e negli anni del post pandemia il fenomeno sembra aver conosciuto un’accelerazione, colpendo sempre più giovani. In Italia sono oltre 3 milioni le persone coinvolte, con circa 28 mila pazienti seguiti dai servizi sanitari in Piemonte. Numeri che, secondo il presidente del Consiglio regionale Davide Nicco, impongono di non abbassare la guardia e di intervenire con strumenti concreti sul territorio.
"I disturbi alimentari non sono un problema marginale", ricorda Nicco, sottolineando come spesso questi comportamenti siano legati a fragilità psicologiche e a difficoltà familiari che, se trascurate, possono avere conseguenze profonde e durature. In occasione della Giornata del fiocchetto lilla, domenica 17 marzo, la Regione ha annunciato un intervento mirato: 300 mila euro all’anno dal 2026 al 2028 per potenziare i servizi territoriali, sostenere le famiglie e rafforzare le associazioni che ogni giorno si occupano di prevenzione e assistenza.
Il finanziamento servirà, spiegano dal Consiglio regionale, a garantire una risposta integrata, capace di unire il supporto clinico con iniziative educative, percorsi di accompagnamento psicologico e campagne di sensibilizzazione, rivolte sia agli adolescenti sia ai genitori. Un approccio che, secondo Nicco, è fondamentale per contrastare un fenomeno complesso, che spesso resta silenzioso fino a quando non raggiunge forme più gravi.
"Non si tratta solo di curare chi soffre, ma di creare consapevolezza", aggiunge il presidente, ricordando come la collaborazione tra istituzioni, strutture sanitarie e associazioni sia l’elemento chiave per tutelare le nuove generazioni e prevenire l’insorgere di disturbi alimentari. L’obiettivo è costruire una rete di supporto capillare sul territorio, dove chi ha bisogno possa trovare ascolto, sostegno e percorsi mirati alla salute e al benessere.
Conclude Nicco, sollecitando la comunità: "È importante partecipare, informarsi e sostenere le iniziative locali. Solo così possiamo far sì che la prevenzione diventi un’abitudine e che la cultura del benessere fisico e psicologico cresca insieme ai nostri giovani".










